Popolarità su Facebook delle organizzazioni, delle frazioni e delle anime a sinistra

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Pubblico per mera curiosità statistica e in ordine di popolarità ovvero di “mi piace” alla data di oggi, le pagine Facebook ufficiali delle organizzazioni e delle forze politico-culturali collocate a sinistra, sperando di non aver dimenticato nessuno. A titolo di paragone ricordiamo che il MoVimento 5 Stelle ha 949.706 mi piace, il solo Beppe Grillo 1.975.674, e Matteo Renzi 1.031.657.

Partito Democratico 185.567 “mi piace”
A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia 152.507
Azione Civile 113.589
Sinistra Ecologia Libertà 112.655
CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro 83.202
L’Altra Europa con Tsipras 78.280
Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo 69.342
Partito della Rifondazione Comunista 58.759
Libertà e Giustizia 40.652
Arci nazionale 35.239
InfoAut 29.380
Possibile 27.528
Insurgencia 25.531
Centro Sociale Rivolta 24.911
Notavinfo Notav 24.331
Coalizione Sociale 21.272
centro sociale askatasuna 19.582
ACT agire, costruire, trasformare 18.955
CSOA La Strada 18.363
Centro Sociale Cantiere 18.131
Sinistra Italiana 17.120
Partito Comunista 15.354
Csoa Corto Circuito 14.964
Csoa Gabrio 14.678
Communia 14.572
Unione Sindacale Di Base 13.696
Pedro Centro Sociale Occupato 13.093
Acrobax 13.073
Federazione Verdi 12.897
Vag61 12.867
Collettivo Militant 11.532
Italia dei Valori 11.357
CSA Magazzino47 11.099
Centro Sociale Zapata Genova 11.041
CSA DORDONI 10.899
CPA Firenze Sud 9.773
Csoa Spartaco 9.749
CSOA Terra Di Nessuno 9.502
Collettivo Autorganizzato Universitario Napoli 9.449
CSA Baraonda 9.440
Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito 9.364
Centro Sociale ExKarcere 8.961
CSOA Lambretta 8.957
Foa Boccaccio 8.831
c.s.a. Pacì Paciana 8.668
Centro Sociale Bruno 8.577
Mensa Occupata 8.507
Partito Comunista Italiano 8.423
Associazione Marx XXI 8.354
CSOA Scurìa Foggia 7.786
Sinistra Anticapitalista 7.689
Associazione demA 7.571
FSI – Fronte Sovranista Italiano 7.569
Partito Comunista dei Lavoratori 7.522
Centro Sociale Anomalia 7.451
CSOA COX18 7.316
CSOA Pinelli 7.155
Sapienza Clandestina 6.793
Comitato Popolare Experia Catania 6.767
Csoa Ex Mattatoio Pg 6.686
Csa Sisma 6.630
CSOA Forte Prenestino 6.503
Centro Sociale Casaloca 6.438
Centro Sociale Rialzo 6.393
Collettivo Politico Scienze Politiche Firenze 6.232
OfficinaRebelde Catania 6.010
Csoa Spartaco Iskra SMCV 5.806
Csoa Angelina Cartella 5.413
Movimento RadicalSocialista 5.303
Csa Jan Assen Salerno 4.957
Partito Di Alternativa Comunista 4.940
csoa Tempo Rosso 4.893
CSA KAVARNA 4.877
Spazio Sociale Ex Cinquantuno 4.863
Csa Oltrefrontiera 4.730
Movimento Popolare Di Liberazione 4.583
Partito Socialista Italiano Psi 4.291
Noi Saremo Tutto 4.196
Csa Astra 4.136
Centro Sociale Liotru 3.755
SinistraDem – PD 3.751
Csoa Officina Trenino 211 3.666
Sinistra Lavoro 3.663
Fronte Popolare 3.605
Centro Sociale La Resistenza Ferrara 3.592
Red Militant 3.546
CSOA Terra Rossa 3.344
Csoa Fucine dell’Eco 3.167
Battaglia Comunista 3.048
PD Sinistra Riformista 2.950
Csoa eXSnia 2.899
Rivoluzione 2.875
Csa Asilopolitico 2.865
CSOA Ex Coni “Anzacresa” 2.846
Partito dei CARC 2.714
Centro Sociale Autogestito Depistaggio 2.569
Patria Socialista 2.298
Rete dei Comunisti 2.274
Csoa Auro 2.101
CSOA Macchia Rossa Magliana 2.061
ColPo Collettivo Politecnico 1.987
ross-a 1.936
Lega dei Socialisti 1.872
ReteDem – PD 1.853
Sinistra è cambiamento – PD 1.756
Risorgimento Socialista 1.693
SLEBest (SpazioLiberatoExBredaEst) 1.527
Futuro a Sinistra 1.470
Associazione Ecologisti Democratici 1.417
Collettivo Scintilla 1.414
Prima le persone 1.412
Gagarin 61 1.283
Associazione Controcorrente 1.233
Proletari Comunisti Italiani 1.230
Nuovo – Partito comunista italiano 1.052
Libertà e Diritti – Socialisti europei – PD 1.033
Genova City Strike-NST 996
Diem25 Italia 981
n+1 930
Nido Di Vespe – Comitato di Lotta Quadraro 613
Movimento per la Rifondazione Socialista 568
per il Partito del Lavoro 522
Proletari Comunisti 521
Clash Collettivo Studentesco 496
Collettivo Universitario Catanese 345
Partito di Unità Comunista-pduc 289
Centro Sociale Ipo’ 270
Utopia Rossa 270

La riforma della Costituzione secondo il PCI di Berlinguer

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Dal 1979, cioè dall’indomani della morte di Aldo Moro, in Italia riemerge periodicamente il tema della riforma delle istituzioni. Lo scopo di chi invoca revisioni costituzionali, ieri come oggi, è sempre stato quello di arrivare a rompere il patto originario tra cattolici e marxisti che diede vita a un progetto di democrazia avanzata, a favore di regimi più arretrati, anche autoritari, ma più funzionali a certi interessi delle élite. Quando la politica non funziona si fa presto a dare la colpa alla Costituzione per poi proporre riforme che servano a dare più potere ai potenti a danno dei cittadini.
La riforma Renzi-Boschi non fa eccezione. Anche questa punta in definitiva a restringere invece che allargare gli spazi di democrazia del paese progettando un paese con un uomo solo al comando sostenuto da un solo partito che da Palazzo Chigi controlli tutto il paese e che poi sia chiamato a dare conto del suo operato solo una volta ogni cinque anni. La chiamano “democrazia decidente”, ma non dicono che a decidere il bello e cattivo tempo rimarrebbe solo il Presidente del Consiglio. Senza alcuna garanzia che ci tuteli dall’eventualità che un giorno a guidare il governo venga nominato un pazzo.
In attesa di capire se domenica prossima la Costituzione del 1947 resisterà all’attacco renziano o se soccomberà, riproponiamo le tesi approvate al 16° Congresso nazionale del PCI il 6 marzo 1983, l’ultimo ad aver eletto Enrico Berlinguer segretario generale. Sono state messe in neretto le parti che ci sembrano conservare una certa attualità.

La riforma delle istituzioni

Inquinamento della vita pubblica e poteri criminali

In Italia più profonda che altrove è la crisi dello Stato. Non siamo il solo paese capitalistico a democrazia politica in cui le strutture dello Stato si rivelino in larga misura incapaci di corrispondere ai problemi di società sviluppate e complesse, di esprimere la ricchezza delle articolazioni sociali, di far prevalere l’interesse pubblico nei confronti delle vecchie e nuove potenze dominanti (il potere finanziario, il complesso militare-industriale, i centri occulti di decisione, i potentati corporativi, ecc.). C’è una crisi generale degli Stati moderni, aggravata dal peso di centri extranazionali di decisione, innanzitutto economica, che influiscono in modo determinante sulle scelte statali e modificano perfino i termini della sovranità nazionale (moneta, orientamenti produttivi, sistemi di comunicazione e informazione, ecc.).

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Per meglio intendersi sullo stato di salute dell’area della sinistra italiana in senso lato, si possono confrontare i risultati delle elezioni europee degli ultimi vent’anni (1994-2014), periodo in cui l’europarlamento è stato rinnovato cinque volte.
Le percentuali di voto delle liste in questo caso sono state calcolate non rispetto ai voti validi, ma rispetto agli elettori, in modo da capire se e quanto può avere inciso l’astensionismo galoppato dal 26,4% del 1994 all’attuale 42,78%. Per comodità sono stati ignorati i risultati del Pds-Ds:

Europee 1994-2014

Come si vede la sinistra nell’età d’oro della Seconda Repubblica (1994-2004) era l’area politica di riferimento di un 6-7% dell’elettorato. Nel 2009 questa schizza al 9,16% grazie alla momentanea infatuazione di quel periodo di strati non tradizionalmente radicali per l’Italia dei Valori. Non dimentichiamo che nel 2009 Beppe Grillo diede indicazione di voto per l’Idv e in particolare per Sonia Alfano e Luigi De Magistris. Quest’anno la sinistra non è andata molto oltre il 3% dell’elettorato. Il 5% medio circa che manca all’appello dov’è finito? È probabile che abbia preferito rifluire nell’astensione o votare M5s o Pd.
Guardiamo ora ai risultati della Camera dei Deputati nel periodo 1994-2013:

Camera dei Deputati 1994-2013

Nel periodo aureo della Seconda Repubblica la media è dell’8,84%. Poi il declino. Se si guarda ai dati post-2006 in modo diacronico, si nota che dal 6,58% del 2008 si passa al 9,16% del 2009, al 4,16% del 2013 al 3,04% del 2014. Sembrerebbe che la sinistra dopo aver toccato il massimo storico del 10,16% nel 2006, ogni tornata elettorale l’abbia solo ridimensionata fino a fargli toccare l’attuale minimo storico. Fa tuttavia eccezione il 2009. Si è detto sopra che quell’anno giocò un ruolo importante l’Idv e in particolare Beppe Grillo. Approfondiamo questo aspetto guardando alle preferenze e troveremo che i tre candidati più votati furono, nell’ordine, De Magistris (419.264), Di Pietro (399.706) e Alfano (143.368). L’elettore in tutta Italia poteva esprimere fino a tre preferenze senza vincoli di genere. Se davvero gli oltre 400 mila voti di De Magistris pari allo 0,83% dell’elettorato fossero per intero l’effetto di una campagna elettorale del blog di Grillo (che allora era già un affermato opinion leader del web), allora sarebbe più chiaro che quell’unico picco a sinistra nel 2009 fu conseguenza di ciò. Se infatti al 9,16% di area sottraessimo i voti del De Magistris sostenuto da beppegrillo.it, otterremmo un 8,33% in linea con le europee 2004, ma pur sempre in ripresa rispetto alle politiche 2008.

I dati qui velocemente riportati e analizzati dovrebbero indurre a qualche riflessione maggiore. Il voto di sinistra italiano a queste europee è stato il più scarso dallo scioglimento del Pci e, limitandoci al solo 2014, il più scarso d’Europa. I perché di questa voragine nel paese che vantava il più grande partito comunista dell’Europa capitalista sono certo tanti, ma continuare ad affrontarli rischia ormai di rendere irreversibile il declino dei progressisti italiani.

Così le europee 2014 sono diventate il ballottaggio delle politiche 2013

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Finita la campagna elettorale si può tentare di trarre un bilancio politico, in attesa di quello elettorale basato sui numeri che conosceremo lunedì prossimo. Partiamo da un apparente paradosso: questa campagna elettorale per le europee non ha quasi mai parlato di Europa. Forse per provincialismo, forse per convenienza di alcuni, i protagonisti della politica e i media non hanno mai creato un dibattito su quale Unione Europea vogliamo per il futuro, preferendo ripiegare sulle nostre solite questioni nazionali più superficiali. Da quando il 22 febbraio si è insediato il governo Renzi, il discorso pubblico è stato orientato su questo e sulla figura del suo presidente in particolare, tanto che sfido io quanti italiani conoscono i ministri dei dicasteri più importanti. C’è solo Renzi. E qualche ministra più o meno avvenente. Un Renzi però più per sentito dire, perché il presidente del Consiglio fino ancora a qualche giorno fa non parlava molto in pubblico, preferendo mandare avanti delle sue compagne di partito a mo’ di pappagalline. E anche in questo il segretario del Pd sembra ricordare il Pdl di Berlusconi rappresentato in pubblico dalle sue “amazzoni”.
Altro tema su cui i media hanno dedicato più tempo del dovuto a danno dei temi europei è stato sicuramente il destino giudiziario di Berlusconi. Il suo modo di scontare l’anno di pena inflittogli sembrava essere diventato un problema di quelli seri. È chiaro che l’evento ha la sua rilevanza storica, è chiaro che Berlusconi ha tutto l’interesse a buttarla sul vittimismo, ma a parer mio i giornalisti avrebbero potuto trattare il fatto con meno enfasi. Continua a leggere

A proposito dell’opportunità della parola “sinistra” nella Lista Tsipras

Molti compagni favorevoli alla Lista Tsipras stanno in buona fede dando un pessimo spettacolo. La questione della presenza o meno del termine “sinistra” nel logo della lista Tsipras sta eccitando gli animi più del dovuto e sta degenerando in un piagnucoloso e autolesionistico patriottismo di area. Nei casi peggiori si arriva ad offendere razzisticamente e qualunquisticamente tutti gli intellettuali di ogni erba.

Gramsci al comitato centrale del partito comunista che guidava, ricordava «le cinque qualità fondamentali che il compagno Lenin poneva come condizioni necessarie per la efficienza del partito rivoluzionario del proletariato nel periodo della preparazione rivoluzionaria e cioè:
1) ogni comunista deve essere marxista;
2) ogni comunista deve essere in prima linea nelle lotte proletarie;
3) ogni comunista deve aborrire dalle pose rivoluzionarie e dalle frasi superficialmente scarlatte, cioè deve essere non solo un rivoluzionario, ma anche un politico realista;
4) ogni comunista deve sentire sempre di essere subordinato alla volontà del suo partito e deve giudicare tutto dal punto di vista del suo partito, cioè deve essere settario nel senso migliore che questa parola può avere;
5) ogni comunista deve essere internazionalista». Continua a leggere

Cronogenesi della Lista Tsipras

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22 novembre 2012 – la Risoluzione del Parlamento europeo 2829 sulle elezioni al Parlamento europeo nel 2014 «esorta i partiti politici europei a nominare candidati alla presidenza della Commissione e si aspetta che tali candidati svolgano un ruolo guida nell’ambito della campagna elettorale parlamentare, in particolare presentando personalmente il loro programma in tutti gli Stati membri dell’Unione». Inoltre «chiede che quanti membri possibile della prossima Commissione siano scelti fra i deputati al Parlamento europeo, per riflettere l’equilibrio tra i due organi del potere legislativo».

12 marzo 2013 – la Raccomandazione della Commissione europea 2013/142/UE sul rafforzare l’efficienza e la democrazia nello svolgimento delle elezioni del Parlamento europeo ribadisce che «i partiti politici europei e nazionali dovrebbero rendere noti, prima delle elezioni del Parlamento europeo, i rispettivi candidati alla carica di presidente della Commissione europea e i relativi programmi».

25 maggio 2013 – a un anno dal rinnovo del Parlamento europeo, su il manifesto Roberto Musacchio propone per le elezioni europee del 2014 «una candidatura che abbia il segno di una rottura radicale con il recinto in cui sta confinata la politica del pilota automatico e vissuta come tale dai movimenti che lottano per l’altra Europa. A me viene in mente un nome, quello di Alexis Tsipras, il giovane leader di Syriza, di quella Grecia, culla della Europa, della politica e della democrazia, martoriata dalla Troika».

9 giugno 2013 – ad Atene il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero alla riunione dei Presidenti e dei Segretari dei partiti della Sinistra Europea propone che questa presenti come candidato Presidente Alexis Tsipras. Continua a leggere

Ecco l’Italia del 20 aprile

Il paese si scopre spaccato tra una società politica che si arrocca e una società civile ansiosa di novità e benessere vicina al M5s e alla sinistra radicale.

Il 20 aprile l’Italia è uscita dagli equivoci dei vecchi schemi politici. Non più berlusconiani contro antiberlusconiani. Non più coalizioni, poli e polli. E neanche destre contro sinistre in senso classico. La crisi economica in sé crea un malcontento fatto di disoccupati e imprese che chiudono che solo una politica buona e lucida può risolvere. Un gruppo politico se non mostra di poter dare almeno l’illusione di sapere come risolvere da sola la situazione è un gruppo che ha esaurito la sua funzione storica e quindi destinato all’estinzione.
Finora Pd, Pdl, Lega, Udc e Scelta Civica non hanno saputo convincere della loro bontà come un tempo. Prima col governo Monti e poi nei 2 mesi dopo le elezioni, i politici storici della seconda Repubblica non hanno saputo prendere la situazione in mano e si sono divisi su tattiche diverse. La strategia per loro è la conservazione: riportare il paese alla normalità degli anni scorsi senza dover cambiare nulla o quasi, ma sul come ognuno ha la sua idea. In particolare il Pd ha dimostrato di avere opzioni talmente diverse al proprio interno, che è riuscito a bruciare nel segreto dell’urna due candidati presidenti in due giorni. Così lo schieramento conservatore che controllava oltre il 75% dell’assemblea che doveva eleggere il nuovo Presidente della Repubblica ha trovato la quadra sull’unica mente lucida che aveva: Napolitano. E pazienza se ha quasi 88 anni. In compenso piace a tanti ex Ds perché viene dalle loro fila, piace alla destra per il suo spirito presidenzialista, piace ai moderati per aver inventato il governo Monti. Un Presidente conservatore intelligente che viene dal vecchio mondo progressista. Perfetto.
Peccato però che molti dei quasi 9 milioni che hanno votato Pd non credevano che avrebbero eletto politici votati alla conservazione. E quindi non riescono a spiegarsi perché tutto il centrosinistra (che aveva 497 voti dei 504 necessari per eleggere il Presidente) non abbia votato col M5s per un galantuomo innovatore e progressista come Stefano Rodotà. Da qui prima la defezione di Sel e poi la novità storica della folla furente in piazza Monte Citorio con tanto di iscritti democratici che bruciavano le tessere. Eccola qui la nuova dialettica italiana, conservatori vs. sovversivi. Progressisti forse ancora no, per acerbità di idee, ma sovvertitori dell’attuale ordine delle cose sì.
I conservatori hanno puntato tutto sull’arroccamento estremo con Napolitano. I sovversivi hanno rifondato la loro alterità con un M5s rilanciatosi a furor di popolo e con la vendoliana Sel che in questa fase spera di approfittare dei democratici in libera uscita dal fu Pd di Bersani e Bindi. E in piazza ieri c’era pure Rifondazione Comunista. Il “colpo di stato” del 20 aprile può diventare il mito di fondazione di chi oggi sente di non avere più nulla a che spartire con i modi e i personaggi della seconda Repubblica.
Le conseguenze prossime di quanto accaduto dipenderanno da cosa accadrà a breve. Lunedì Napolitano giurerà e in settimana potrebbe nascere un nuovo governo politico che veda uniti i partiti elettori di Napolitano. E sarà come buttare benzina sul fuoco. A quel punto i grillini e la sinistra radicale avranno il compito storico di dovere gestire e guidare al meglio e fino al successo l’aria insurrezionale del paese difendendosi dalle forzature (in)costituzionali di Napolitano. E se il Pd si rinnoverà con un gruppo dirigente di giovanotti capaci e seduttivi alla Renzi, per i sovversivi sarà tutto più complicato. Se i sovvertitori falliranno, sarà la disfatta comune di entrambi gli schieramenti in campo. È l’eterno “qui si fa l’Italia o si muore”, con i “napolitaniani” nel ruolo imbarazzante di novelli Borbone.

Per Lavika Web Magazine.

I discorsi seri di Togliatti al faceto Giannini

DISCORSO SERIO A GENTE FACETA
di Palmiro Togliatti

l’Unità, 22 dicembre 1946

Qualcuno mi ha detto che a Guglielmo Giannini, per l’ipotesi di collaborazione ch’egli ha avanzato tra il movimento da lui diretto e il Partito comunista, non vale la pena di rispondere, perché l’ipotesi non è seria, perché viene avanzata soltanto a scopo di propaganda, perché il qualunquismo è movimento qualificatamente reazionario e di tipo fascista, perché si tratta d’un commediografo e non d’un uomo politico e via dicendo. Non mi è parso, però, che tutti questi argomenti, e tutti gli altri che ancora si potrebbero scoprire, siano pertinenti. Il periodo che viviamo è di grave sconvolgimento sociale, politico, morale. Volere pretendere che in un periodo simile tutto si svolga, nel campo della politica, e soprattutto per quanto riguarda gli schieramenti delle masse lavoratrici e dei disorientati ceti medi, in modo regolare, secondo le norme prestabilite, senza scarti, senza che si producano fenomeni impreveduti, paradossali, e persino grotteschi? E soprattutto, volete pretendere che in un periodo simile i movimenti politici di rilievo si producano allo stato puro, tutti di natura omogenea, tutti reazionari o tutti progressivi, dal capo alla coda, secondo la qualifica che voi loro avrete data o secondo la natura del gruppo che prevale alla loro sommità? Avrete preteso l’impossibile e finirete come i poveri liberali, abilissimi nell’acchiappare le idee eterne nella rete come si acchiappano le farfallette nei prati, e incapaci di comprendere un’acca della realtà. Continua a leggere

Perché non si può tifare Wu Ming

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Negli ultimi giorni stanno avendo una certa popolarità nel popolo di sinistra naufragato, le tesi di Wu Ming sul MoVimento 5 Stelle. La popolarità improvvisa di teorie già note e presenti sul web e in libreria possono spiegarsi col fatto che in un momento di smarrimento Wu Ming offre una lettura semplice, a tratti semplicistica per quanto sofisticata,  e al tempo stesso compatibile con una visione comunista e confusa della politica e della storia.

Tutto parte da un post su Internazionale, che ha poi richiesto un approfondimento su Giap e un’intervista riassuntiva su il manifesto.

La tesi “forte” di Wu Ming è che

«il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. (…) Negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, ha garantito la tenuta del sistema»

e come prova Wu Ming ricorda che:

«Negli ultimi tre anni, mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente antiausterity e antiliberisti, qui da noi non è successo».

La logica conclusione è che dunque

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Il caso Ingroia o di una generazione di sinistra

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La legislatura 2008-2013 forse passerà alla storia come quella delle occasioni perdute. Almeno per la sinistra. Era chiaro fin dalla fine del 2007 quello che stava per accadere nel paese e quello che rischiava la sinistra in senso lato, ma purtroppo i partiti del fu governo Prodi II ieri come oggi sono guidati da persone che tendenzialmente è più facile che siano connessi con l’Ansa che con gli umori della società o almeno con quelli del proprio elettorato di riferimento. Per cui poi succede che in Parlamento il Pd da un lato continua imperterrito a cercare di aggiornare e applicare gli schemini dalemiani per la conquista del potere con bizantini compromessi storici; e l’Idv dal canto suo, pur non cercando la conquista del potere, continua a pensare secondo gli schemi della seconda Repubblica: leaderismo spinto, gara alla sparata grossa, trovate elettorali/referendarie, disinteresse per la politica territoriale e partiti intesi come meri comitati elettorali.
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