FAQ sulle elezioni politiche del 4 marzo 2018 ovvero La crisi del governo Gentiloni for dummies

1) Chi ha vinto le elezioni?
La coalizione Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia-Noi con l’Italia che ha eletto 264 deputati su 630 (41,9%) e 137 senatori su 315 (43,5%).

2) Qual è stato il partito più votato?
Il Movimento 5 Stelle che ha eletto 222 deputati (35,2%) e 111 senatori (35,2%), di cui 2 espulsi.

3) Perché allora non ha vinto il M5S?
La nuova legge elettorale, pur essendo al 63% un sistema proporzionale con sbarramento al 3%, permetteva la creazione di coalizioni per aggiudicarsi, in teoria più facilmente, quanti più seggi possibili nel rimanente 37% a sistema maggioritario. In base dunque allo spirito della legge elettorale, vince lo schieramento che ha saputo eleggere più candidati. Continua a leggere

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Politiche 2018. Popolarità su Facebook delle 31 liste elettorali presenti in Italia (Aosta esclusa)

Ecco una banale statistica sulla popolarità delle 31 sigle elettorali che compariranno nelle schede elettorali in giro per l’Italia. Semplici like che dicono poco e niente su cosa accadrà il 4 marzo, ma conoscerli non fa male.

  1. Movimento 5 Stelle 1.164.159
  2. Lega Salvini Premier 367.729
  3. CasaPound Italia 246.031
  4. Partito Democratico 237.473
  5. Forza Italia 174.665
  6. Fratelli d’Italia 159.973
  7. 10 Volte Meglio 124.725
  8. Potere al Popolo! 61.478
  9. +Europa 52.086
  10. Liberi e Uguali 41.472
  11. Il Popolo della Famiglia 35.820
  12. Partito Comunista 34.117
  13. Rinascimento-MIR 15.474+3.818=19.292
  14. Italia Europa Insieme 14.615
  15. Per Una Sinistra Rivoluzionaria (PCL+SCR) 9.944+4.286=14.230
  16. Partito Valore Umano 8.561
  17. Progetto AutodetermiNatzione 8.278
  18. Partito Repubblicano Italiano – Alleanza Liberalpopolare-Autonomie 2.490+5.753=8.243
  19. Südtiroler Volkspartei-Partito Autonomista Trentino Tirolese 4.839+2.976=7.815
  20. Movimento Italia nel Cuore 6.421
  21. SìAmo 5.671
  22. Noi con l’Italia-UdC 4.194+1.388=5.582
  23. Civica Popolare 5.500
  24. Lista del Popolo per la Costituzione 3.798
  25. Italia agli Italiani 3.300
  26. Confederazione Grande Nord 2.302
  27. Movimento per le Destre Unite-Movimento Politico Forconi 2.258
  28. Patto per l’Autonomia 1.453
  29. Stato Moderno Solidale 252
  30. Blocco Nazionale per le Libertà 209
  31. Associazione Democrazia Cristiana ?

 

 

Politiche 2018. Le 41 liste al voto

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Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 si presentano:

  • 41 liste, di cui 6 solo all’estero.

Solo 9 liste hanno deciso di collegarsi in due coalizioni:

Secondo la nuova Legge n. 165 del 3/11/2017 (cd. Rosatellum bis) e il relativo Decreto Legislativo n. 189 del 12/12/2017, il territorio nazionale è diviso per la Camera dei Deputati in 231 collegi uninominali raggruppati 63 collegi plurinominali, mentre per il Senato la divisione è di 115 collegi uninominali raggruppati in 33 collegi plurinominali. A questi va aggiunto il collegio uninominale della Valle d’Aosta, uno ciascuno per Camera e Senato.
Dunque alla Camera 386 deputati saranno eletti nei collegi plurinominali, 232 negli uninominali e 12 all’Estero. Al Senato 193 senatori saranno eletti nei collegi plurinominali, 116 negli uninominali e 6 all’Estero.
L’assegnazione dei seggi in Italia avviene nel plurinominale con un proporzionale con sbarramento nazionale di lista al 3% e senza preferenze, mentre nell’uninominale con un maggioritario a turno unico. Il riparto però alla Camera è su base nazionale, mentre al Senato e su base regionale. In ogni caso si può votare un’unica lista comune a uninominale e plurinominale. Non è previsto quindi il voto disgiunto.
All’estero si applica un proporzionale puro con preferenze.

Delle 35 liste per le circoscrizioni nazionali:

Alla Camera sono presenti in Italia oltre alle 11 liste nazionali anche (in ordine per diffusione decrescente nei collegi plurinominali):

  • CasaPound Italia (in tutti i 63 collegi plurinominali)
  • Il Popolo della Famiglia (62/63: non presente in Molise)
  • Italia agli Italiani (45/63: non presente in Basilicata, Liguria, Lombardia 1-02, Lombardia 1-04, Lombardia 2-01, Lombardia 4-02, Marche, Piemonte 1-01, Piemonte 1-02, Puglia 1, Sardegna, Toscana 3, Trentino-Alto Adige, Veneto 1-01, Veneto 1-02).
  • Partito Comunista (38/63: non presente in Campania 1-01, Campania 1-02, Campania 1-03, Emilia Romagna 2, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte 2-01, Piemonte 2-02, Puglia 4, Sicilia 1-03, Trentino-Alto Adige, Veneto)
  • Partito Valore Umano (32/63: non presente in Campania 1-01, Campania 1-02, Campania 1-03, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia 1, Sicilia 1-01, Sicilia 1-02, Sicilia 1-03, Toscana, Veneto 2-03)
  • SCRPCL Per una Sinistra Rivoluzionaria (30/63: presente in Basilicata, Calabria, Campania 1-01, Campania 1-02, Campania 1-03, Campania 2-02, Campania 2-03, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia 1-01, Lombardia 1-02, Lombardia 1-03, Lombardia 2-01, Lombardia 2-02, Lombardia 4-01, Lombardia 4-02, Toscana 2, Toscana 3, Toscana 4)
  • 10 Volte Meglio (28/63: presente in Abruzzo, Basilicata, Campania 2-01, Campania 2-03, Friuli Venezia Giulia, Lazio 1-01, Lazio 1-02, Liguria, Lombardia 1-01, Lombardia 1-02, Lombardia 1-03, Lombardia 1-04, Lombardia 2-01, Lombardia 2-02, Lombardia 3-01, Lombardia 4-01, Puglia, Umbria, Veneto)
  • Partito Repubblicano ItalianoAlleanza Liberalpopolare-Autonomie (28/63: presente in Campania 1-02, Campania 1-03, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Molise, Puglia 1, Puglia 2, Puglia 3, Umbria, Veneto)
  • Lista del Popolo per la Costituzione (18/63: presente in Basilicata, Calabria, Campania 2-01, Campania 2-02, Friuli Venezia Giulia, Lazio 1-01, Lazio 1-02, Lazio 2-01, Lazio 2-02, Marche, Sicilia)
  • Confederazione Grande Nord (9/63: presente in Lombardia 2-01, Lombardia 2-02, Lombardia 3-01, Lombardia 3-02, Veneto)
  • Blocco Nazionale per le Libertà (8/63: presente in Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio 1-01, Lazio 1-02, Lazio 1-03, Lombardia 2-01, Lombardia 2-02, Molise)
  • Progetto AutodetermiNatzione (2/63: presente in Sardegna)
  • Movimento Italia nel Cuore (1/63: presente in Lombardia 3-01)
  • Patto per l’Autonomia (1/63: presente in Friuli Venezia Giulia)
  • RinascimentoModerati in Rivoluzione (1/63: presente in Friuli Venezia Giulia)
  • SìAmo (1/63: presente in Friuli Venezia Giulia)
  • Südtiroler Volkspartei-Partito Autonomista Trentino Tirolese (1/63: presente in Trentino Alto Adige).

Al Senato sono presenti in Italia anche (in ordine per diffusione decrescente nei collegi uninominali):

  • CasaPound Italia (114/115: non presente nel collegio di Trento)
  • Il Popolo della Famiglia (114/115: non presente in Molise)
  • Italia agli Italiani (99/115: non presente in Basilicata, Liguria, Molise, Sardegna, Trentino Alto Adige e nei collegi di Cologno Monzese e Lecce)
  • Partito Repubblicano Italiano – Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (83/115: non presente in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna, Toscana, Trentino Alto Adige)
  • SCR-PCL Per una Sinistra Rivoluzionaria (72/115: non presente in Abruzzo, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto Adige, Umbria e nei collegi di Bergamo, Treviglio, Brescia e Lumezzane)
  • Partito Comunista (67/115: non presente in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Sicilia, Trentino Alto Adige, Veneto e nei collegi campani 4, 6, 7 e 8 di Giugliano, Casoria e Napoli)
  • Partito Valore Umano (54/115: presente in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria, Veneto)
  • Lista del Popolo per la Costituzione (35/115: presente in Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia eccetto Palermo Resuttana-San Lorenzo)
  • Confederazione Grande Nord (17/115: presente in Piemonte e Veneto)
  • Movimento per le Destre Unite-Movimento Politico Forconi (12/115: presente in Calabria e Emilia Romagna)
  • Associazione Democrazia Cristiana (10/115: presente in Lazio)
  • Südtiroler Volkspartei-Partito Autonomista Trentino Tirolese (6/115: presente in Trentino Alto Adige)
  • Progetto AutodetermiNatzione (3/115: presente in Sardegna)
  • Patto per l’Autonomia (2/115: presente in Friuli Venezia Giulia)
  • SìAmo (2/115: presente in Friuli Venezia Giulia)
  • Rinascimento-Moderati in Rivoluzione (1/115: presente nel collegio di Udine)
  • Stato Moderno Solidale (1/115: presente in Basilicata)

In Valle d’Aosta sono presenti con proprie liste alla Camera e al Senato anche Casapound Italia, Lega Salvini Premier, Movimento 5 Stelle, Partito Valore Umano e Potere al Popolo!

Nelle 4 circoscrizioni all’estero ci sono Civica Popolare, Liberi e Uguali, Movimento 5 Stelle, Noi con l’Italia-UdC (solo Europa), Partito Democratico, PRI-ALA (solo alla Camera, solo in Europa e America Centro-Nord), +Europa (assente in America Meridionale al Senato). A queste vanno aggiunte altre 6 liste presenti solo per gli italiani nel mondo: Free Flights to Italy (solo Camera, solo in America Centro-Nord), Lega Salvini Premier-Forza Italia-Fratelli d’Italia, Movimento Associativo Italiani all’Estero (solo nelle Americhe), Movimento delle Libertà (solo in Europa), Unione Tricolore America Latina (solo alla Camera, solo in America Meridionale), Unione Sudamericana Emigrati Italiani (solo in America Meridionale).

Sulla “scandalosa” nomina di Valeria Fedeli

L’ultima grande sciocca polemica rivelatrice della profonda ignoranza politica dell’elettore medio riguarda ora i titoli di studio della ministra dell’istruzione. Senza entrare sui motivi reali della polemica e sulla sua reale consistenza, mi interessa di più il successo che sta suscitando. Il ragionamento è semplice: chi non ha adeguati titoli di studio non dovrebbe fare il/la ministro/a. Facile, no? E sarebbe altrettanto facile ricordare che Benedetto Croce e Franco Maria Malfatti ricoprirono lo stesso ruolo della Fedeli senza essersi mai laureati, ma così scadremmo nel formalismo e in una sorta di giustificazionismo per diritto consuetudinario. La questione è più seria. Quando si parla di politica il titolo di studio è relativo. In particolare da chi viene posto a capo di un ministero deve essere pretesa non necessariamente una gran competenza tecnica (per quella ci sono già altre persone), ma una notevole capacità di direzione politica, una cosa che non si impara neppure frequentando scienze politiche. In altre parole la capacità di direzione politica è l’abilità di saper usare le risorse che si hanno a disposizione per far funzionare meglio il ramo dell’apparato statale a cui si è preposti dirigendolo verso un chiaro fine politico. Pertanto certe polemiche di questi giorni sono o fuori luogo o l’ennesimo segnale di un pericoloso analfabetismo politico di massa.
Chiariamo meglio con qualche caso illustre. Enzo Biagi fu un grande giornalista e lo sapeva, ma era il primo ad ammettere che non era minimamente capace di fare il direttore di quotidiani. Certo non gli mancavano le competenze giornalistiche, certo conosceva i giornali e le sue dinamiche interne, ma non era capace di guidare una redazione. Ci provò una volta sola col “Resto del Carlino” nel 1970 e gettò la spugna dopo un anno. Con lo Stato è la stessa cosa: puoi essere uno stimatissimo medico primario e non essere capace di fare bene il ministro della sanità. Zhou Enlai pare conoscesse 16 lingue e di certo benissimo l’inglese (lo conferma Kissinger), ma da ministro degli esteri e da primo ministro cinese fece sempre ricorso ai traduttori.
Giudicare preventivamente la qualità dei ministri sfogliando un curriculum come fanno i padroni quando devono assumere un quadro aziendale è un’aberrazione o un’ingenuità degna dei qualunquisti storici che teorizzavano lo “Stato amministrativo” o degli zelanti difensori della superiorità dei governi “amministrativi” o “tecnici” che dimenticano sempre che questi ultimi sono sempre esecutivi politici. E anche qui sarebbe facile ricordare che la tecnicamente espertissima prof.ssa Elsa Fornero non è certo ricordata come un’ottima ministra del lavoro e delle politiche sociali.
La ministra Fedeli non gode della mia fiducia non perché non ha mai fatto l’Università, ma perché è tutto il governo Gentiloni che penso non abbia la capacità, la lucidità e la voglia di pilotare la macchina statale verso i bisogni delle masse. Allo stesso tempo e analogamente non ho fiducia nei politici che esprime il M5s non perché siano di bassa o mediocre scolarità, ma perché non capendo un’acca di politica non fanno granché per rimediare alle loro lacune e confusioni e ciononostante pretendono con ansia totalitaria tutto il potere per sé escludendo tutti quelli che non la pensano come loro.
In politica si può essere grandi con poco e si può essere piccoli con molto. Quello che fa la differenza sono una serie di doti che non si possono né apprendere su un manuale né improvvisare. A volte persino non basta una vita in politica per sviluppare doti come la sagacia e la chiaroveggenza.
Se fosse mera questione di tecnica, tanto varrebbe stabilire che certi ruoli vadano non a chi ha la laurea, ma solo a chi esce dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione!
Preferirei che rimanessimo il paese che ha dimostrato che in politica si può essere dei giganti al servizio dei lavoratori come il bracciante Giuseppe Di Vittorio, il cui unico diploma scolastico fu quello della terza elementare preso da adolescente alla scuola serale.

Popolarità su Facebook delle organizzazioni, delle frazioni e delle anime a sinistra

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Pubblico per mera curiosità statistica e in ordine di popolarità ovvero di “mi piace” alla data di oggi, le pagine Facebook ufficiali delle organizzazioni e delle forze politico-culturali collocate a sinistra, sperando di non aver dimenticato nessuno. A titolo di paragone ricordiamo che il MoVimento 5 Stelle ha 949.706 mi piace, il solo Beppe Grillo 1.975.674, e Matteo Renzi 1.031.657.

Partito Democratico 185.567 “mi piace”
A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia 152.507
Azione Civile 113.589
Sinistra Ecologia Libertà 112.655
CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro 83.202
L’Altra Europa con Tsipras 78.280
Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo 69.342
Partito della Rifondazione Comunista 58.759
Libertà e Giustizia 40.652
Arci nazionale 35.239
InfoAut 29.380
Possibile 27.528
Insurgencia 25.531
Centro Sociale Rivolta 24.911
Notavinfo Notav 24.331
Coalizione Sociale 21.272
centro sociale askatasuna 19.582
ACT agire, costruire, trasformare 18.955
CSOA La Strada 18.363
Centro Sociale Cantiere 18.131
Sinistra Italiana 17.120
Partito Comunista 15.354
Csoa Corto Circuito 14.964
Csoa Gabrio 14.678
Communia 14.572
Unione Sindacale Di Base 13.696
Pedro Centro Sociale Occupato 13.093
Acrobax 13.073
Federazione Verdi 12.897
Vag61 12.867
Collettivo Militant 11.532
Italia dei Valori 11.357
CSA Magazzino47 11.099
Centro Sociale Zapata Genova 11.041
CSA DORDONI 10.899
CPA Firenze Sud 9.773
Csoa Spartaco 9.749
CSOA Terra Di Nessuno 9.502
Collettivo Autorganizzato Universitario Napoli 9.449
CSA Baraonda 9.440
Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito 9.364
Centro Sociale ExKarcere 8.961
CSOA Lambretta 8.957
Foa Boccaccio 8.831
c.s.a. Pacì Paciana 8.668
Centro Sociale Bruno 8.577
Mensa Occupata 8.507
Partito Comunista Italiano 8.423
Associazione Marx XXI 8.354
CSOA Scurìa Foggia 7.786
Sinistra Anticapitalista 7.689
Associazione demA 7.571
FSI – Fronte Sovranista Italiano 7.569
Partito Comunista dei Lavoratori 7.522
Centro Sociale Anomalia 7.451
CSOA COX18 7.316
CSOA Pinelli 7.155
Sapienza Clandestina 6.793
Comitato Popolare Experia Catania 6.767
Csoa Ex Mattatoio Pg 6.686
Csa Sisma 6.630
CSOA Forte Prenestino 6.503
Centro Sociale Casaloca 6.438
Centro Sociale Rialzo 6.393
Collettivo Politico Scienze Politiche Firenze 6.232
OfficinaRebelde Catania 6.010
Csoa Spartaco Iskra SMCV 5.806
Csoa Angelina Cartella 5.413
Movimento RadicalSocialista 5.303
Csa Jan Assen Salerno 4.957
Partito Di Alternativa Comunista 4.940
csoa Tempo Rosso 4.893
CSA KAVARNA 4.877
Spazio Sociale Ex Cinquantuno 4.863
Csa Oltrefrontiera 4.730
Movimento Popolare Di Liberazione 4.583
Partito Socialista Italiano Psi 4.291
Noi Saremo Tutto 4.196
Csa Astra 4.136
Centro Sociale Liotru 3.755
SinistraDem – PD 3.751
Csoa Officina Trenino 211 3.666
Sinistra Lavoro 3.663
Fronte Popolare 3.605
Centro Sociale La Resistenza Ferrara 3.592
Red Militant 3.546
CSOA Terra Rossa 3.344
Csoa Fucine dell’Eco 3.167
Battaglia Comunista 3.048
PD Sinistra Riformista 2.950
Csoa eXSnia 2.899
Rivoluzione 2.875
Csa Asilopolitico 2.865
CSOA Ex Coni “Anzacresa” 2.846
Partito dei CARC 2.714
Centro Sociale Autogestito Depistaggio 2.569
Patria Socialista 2.298
Rete dei Comunisti 2.274
Csoa Auro 2.101
CSOA Macchia Rossa Magliana 2.061
ColPo Collettivo Politecnico 1.987
ross-a 1.936
Lega dei Socialisti 1.872
ReteDem – PD 1.853
Sinistra è cambiamento – PD 1.756
Risorgimento Socialista 1.693
SLEBest (SpazioLiberatoExBredaEst) 1.527
Futuro a Sinistra 1.470
Associazione Ecologisti Democratici 1.417
Collettivo Scintilla 1.414
Prima le persone 1.412
Gagarin 61 1.283
Associazione Controcorrente 1.233
Proletari Comunisti Italiani 1.230
Nuovo – Partito comunista italiano 1.052
Libertà e Diritti – Socialisti europei – PD 1.033
Genova City Strike-NST 996
Diem25 Italia 981
n+1 930
Nido Di Vespe – Comitato di Lotta Quadraro 613
Movimento per la Rifondazione Socialista 568
per il Partito del Lavoro 522
Proletari Comunisti 521
Clash Collettivo Studentesco 496
Collettivo Universitario Catanese 345
Partito di Unità Comunista-pduc 289
Centro Sociale Ipo’ 270
Utopia Rossa 270

Renzi e Gentiloni: dal governo diroccato al governo arroccato

Aver riproposto nel giro di una settimana il governo Renzi senza Renzi e la Giannini, è come riproporre un biscotto nauseante tale e quale ma senza olio di palma.

Si dice che squadra che vince non si cambia, per cui ne deduco che il 4 dicembre i ministri del governo Renzi erano impegnati non nel referendum, ma nelle elezioni austriache a sostenere il candidato verde. Mi sarò confuso io. Del resto, se non si fosse ancora capito, loro sono loro e io non sono ecc.

In altri tempi più lucidi e democratici al governo Renzi sarebbe succeduto un esecutivo di transizione, magari un monocolore PD con qualche indipendente in attesa di inaugurare una nuova legislatura e formare un nuovo governo.

Certo, c’è il problema che le camere non si possono sciogliere subito, ma questo non giustifica un esecutivo di arroccamento per salvare il salvabile.

La coalizione di governo è minoritaria nel paese e maggioritaria solo nel Parlamento. E questo non da una settimana, ma da anni. I risultati delle europee 2014 già ce lo avevano detto. Le amministrative, pur nella loro parzialità, sembravano confermarlo. Il referendum l’ha ribadito a gran voce. Dunque serve un nuovo Parlamento che rispecchi nel bene e nel male la situazione del paese reale e su questa base arrivare a un governo forse non migliore, ma che almeno goda della fiducia di una maggioranza reale di cittadini italiani. Che ognuno pesi nelle decisioni politiche per quello che vale in popolarità, senza trucchi e senza inganni.

Lo sprint opportunista di Renzi di andare subito alle urne è fallito per evidente irrealizzabilità. Si è “accontentato” di continuare a governare per interposta persona a patto di andare a votare al primo momento utile dopo il 24 gennaio. E cioè quando? Se la Corte Costituzionale dirà la sua il 24-25 gennaio, poi occorrerà aspettare un mese per leggere le motivazioni delle sue sovrane decisioni. A quel punto si potrebbe andare a votare subito col porcellum costituzionalizzato al Senato e con l’italicum costituzionalizzato alla Camera sciogliendo il Parlamento intorno al 1° marzo e votando il 7 maggio. Oppure attendere una nuova legge elettorale da scrivere e approvare a marzo. In questo caso, sciogliendo le camere il 1° aprile, si voterebbe il 4 o l’11 giugno. Se entro il 16 aprile non si potessero sciogliere le camere perché il Parlamento non sarebbe stato ancora in grado di approvare una nuova legge elettorale, a quel punto la fine della legislatura slitterebbe di almeno tre mesi e si voterebbe il 24 settembre. Ma chi farebbe campagna elettorale ad agosto? E allora meglio sciogliere per esempio il 27 agosto e votare il 5 novembre o a quel punto meglio ancora (per amore di vitalizio) aspettare almeno il 15 settembre e votare il 27 novembre. Sempre che a quel punto non prevalga la tentazione nella maggioranza di arrivare a scadenza naturale e sciogliere il parlamento entro il 10 dicembre 2017 e votare il 18 febbraio 2018. Mi pare che molto dipenderà dalle dinamiche interne al PD e a che congresso (anticipato) si vorrà dare.

Prima si chiude questa legislatura meglio è, e personalmente spero entro il 2 aprile. Tuttavia, come ci insegna il fallimento del renzismo, la premura non deve portare ad accettare un accordo su legge elettorale pasticciata. Altrimenti con questa legislatura saranno più i problemi nuovi che si apriranno che quelli che si chiuderanno.

Le 38 organizzazioni politiche in Parlamento

Le 38 organizzazioni politiche in Parlamento divise in 23 delegazioni che Mattarella consulterà da domani. Nel 1987 non si andava oltre i 14-15 partiti. Poi arrivarono la seconda Repubblica e il maggioritario….
Intendiamoci: il problema non è il numero, ma la qualità e la reale capacità di rappresentare la società italiana.
N.b.: tra parentesi quadra è indicata la posizione assunta sul referendum costituzionale: 21 per il No e 17 per il Sì. In neretto i partiti che nel 2013 hanno eletto parlamentari con liste proprie o dove era esplicitata la propria partecipazione.

Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (https://www.facebook.com/LibPopAut/) [Sì]
Alternativa Libera (www.alternativalibera.org) [No]
Alternativa per l’Italia – Euro-Exit (www.alternativaitalia.it) [No]
Centro Democratico (www.ilcentrodemocratico.it) [Sì]
Conservatori e Riformisti (www.conservatorieriformisti.it) [No]
Democrazia Solidale (www.democraziasolidale.it) [Sì]
Fare! (www.farecontosi.it) [Sì]
Federazione dei Verdi (www.verdi.it) [No]
Forza Italia (www.forza-italia.it) [No]
Fratelli d’Italia (www.fratelli-italia.it) [No]
Idea – Identità e Azione, Popolo e Libertà (www.movimentoidea.it) [No]
Insieme per l’Italia (www.italiainsieme.org) [No]
Italia dei Valori (www.italiadeivalori.it) [Sì]
Lega Nord – Noi con Salvini (www.leganord.org) [No]
Liguria Civica (www.liguriacivica.it) [No]
Moderati (www.moderatiportas.it) [Sì]
Movimento Associativo Italiani all’Estero (www.maiemondiale.com) [Sì]
MoVimento 5 Stelle (www.beppegrillo.it/movimento/) [No]
Movimento la Puglia in Più (www.lapugliainpiu.it) [Sì]
Movimento Partito Pensiero e Azione (https://www.facebook.com/movppa/) [No]
Movimento Politico Libertas (www.movimentolibertas.org) [No]
Movimento Politico Stella Alpina (www.stella-alpina.org) [Sì]
Movimento X (www.progettox.it) [No]
Nuovo Centrodestra (www.nuovocentrodestra.it) [Sì]
Partito Autonomista Trentino Tirolese (www.patt.tn.it) [Sì]
Partito Democratico (www.partitodemocratico.it) [Sì]
Partito Liberale Italiano (www.partitoliberale.it) [No]
Partito Repubblicano Italiano (www.partitorepubblicanoitaliano.it) [No]
Partito Socialista Italiano (www.partitosocialista.it) [Sì]
Popolari per l’Italia (www.popolariperlitalia.org) [No]
Possibile (www.possibile.com) [No]
Scelta Civica (www.sceltacivica.it) [Sì]
Sinistra Ecologia Libertà (www.sinistraecologialiberta.it) [No]
Südtiroler Volkspartei (www.svp.eu) [Sì]
Unione di Centro (www.udc-italia.it) [No]
Unione per il Trentino (www.unioneperiltrentino.it) [Sì]
Unione Sudamericana Emigrati Italiani (www.usei-it.org) [No]
Union Valdôtaine (www.unionvaldotaine.org) [Sì]

Perché abbiamo avuto i berlusconiani ma non i renziani.

Lo si è detto tante volte tra il serio e il faceto: Renzi è figlio di Berlusconi, Renzi è un Berluschino, ecc. C’è del vero perché in effetti l’avvento di Renzi nel centrosinistra ha significato introdurre una prassi politica e comunicativa perfettamente coerente con la logica di una politica intesa solo come ricerca del consenso attraverso l’agitazione di parole d’ordine e immagini patinate. La politica intesa cioè come una vittoria sull’avversario che premia chi la spara meglio e che presuppone e postula un elettorato tendenzialmente stupido e manipolabile. Questo era il berlusconismo e questo è il renzismo. Di più il renzismo ci ha messo maggior spregiudicatezza e più giovanilismo, ai limiti di un anacronistico yuppismo, anglicismi inclusi. I successi del berlusconismo dal 1994 avevano spinto il campo del centrosinistra ben prima di Renzi a rincorrere quel modello, ma sempre in ritardo e in modo goffo. Renzi si è limitato a perfezionarlo e applicarlo con più convinzione fino a spingere Berlusconi con invidia a riconoscergli di aver superato il maestro.
Tuttavia il berlusconismo creò i berlusconiani, mentre il renzismo non è stato capace di creare i renziani. Quando si parlava di berlusconiani, infatti, venivano in mente tanto i politici vicini al grande capo della destra italiana, quanto i suoi tanti ammiratori comuni che non di rado rasentavano l’innamoramento fanatico.
Quando invece parliamo di renziani a venire in mente sono solo i privilegiati di cui si è circondato Renzi nella sua ascesa e soprattutto al potere una volta conquistato Palazzo Chigi. Ma i renziani intesi come popolo di ammiratori sfegatati dell’extraparlamentare di Rignano sull’Arno, quelli, appunto, non esistono. Il Presidente del Consiglio si sarà illuso di averli avuti, avrà davvero pensato di aver creato un popolo tutto suo che lo avrebbe trainato di avventura in avventura, di vittoria in vittoria. Vuoi per le sue idee persuasive, vuoi per le mance distribuite con qualche provvedimento legislativo. Invece Renzi ieri ha dovuto prendere atto della realtà: «Non credevo mi odiassero così tanto». In realtà non esistono 19 milioni di italiani che lo odiano, semplicemente non ne esistono abbastanza disposti a fidarsi ciecamente di lui, neppure nel suo partito. A parità di tattiche e strategie, cosa è mancato a Renzi che Berlusconi invece ha avuto, tra alti e bassi, per quasi vent’anni? Probabilmente la saggezza di saper riconoscere errori e campanelli d’allarme lungo il suo cammino e di saper mantenere una ipocrita connessione sentimentale con l’elettorato. Berlusconi recitava la parte del seduttore che ti ama senza chiedere nulla in cambio. E funzionava. Renzi invece dava sempre l’idea di essere un seduttore che prima di amarti vuole l’applauso, e che dopo l’amore ti chiede “ti è piaciuto?”. E davanti ai rifiuti o ai reazioni tiepide, invece di insistere e adattarsi, preferiva fare spallucce. Nella logica cinica e perversa della politica come arte dell’imbonimento, sono errori che si pagano caro.

Referendum. Ma chi ha fatto vincere il No?

scheda-votata
Confrontiamo due cose diverse: europee 2014 e referendum di ieri.
Corpo elettorale pressoché identico: 50.662.460 nel 2014 contro i 50.773.284 di ieri.
L’affluenza però è stata di 28.991.258 votanti (57,22%) nel 2014 contro i 33.243.845 (65,47%) di ieri.
Dividiamo ora le liste del 2014 in base alle indicazioni di voto date al referendum:
PD+Scelta Europea+IdV+SVP+MAIE = 11.771.561 (42,89%)
M5S+FI+LN+AE+Fd’I+Verdi = 14.474.995 (52,73%).
A questi due dati va aggiunto quello di Area Popolare che alle europee si presentò unito, mentre al referendum ha visto NCD votare Sì e UDC votare No. Ipotizziamo quindi grezzamente che i due terzi di AP sia andato al Sì, avremmo:
PD+NCD+Scelta Europea+IDV+SVP+MAIE = 12.573.128 (45,81%)
M5S+FI+LN+AE+Fd’I+UDC+Verdi = 14.875.778 (54,19%).
Ieri abbiamo avuto 13.432.208 di Sì (40,89%) e 19.419.507 di No (59,11%).
Come si può notare l’alleanza di governo schierata compatta per il Sì è arretrata del 5%. Rispetto al 2014 va comunque notato, come già detto, che l’UDC è passato al No e IdV e ALA di Verdini entrati in maggioranza e schierati per il Sì. Ma si tratta di numeri molto piccoli.
Tutto chiaro? No. Perché appunto sono consultazioni molto diverse con affluenze molto diverse. Più utile il confronto col referendum sulle trivelle di otto mesi fa. Anche allora tutte le opposizioni erano da una parte e tutto il governo dall’altro. Però il governo preferì giocare il vecchio trucco dell’astensione per boicottare il referendum non facendogli raggiungere il quorum. Ad aprile votarono 15.806.488 elettori di cui 13.334.607 votarono contro le indicazioni del governo, grosso modo la stessa quantità di voti raccolti dal Sì ieri.
Ne concludo che è difficile credere che i fragili partiti del 2016 siano capaci di mobilitare le masse e che queste seguano disciplinatamente le indicazioni di partito. Può succedere in Emilia Romagna, Toscana e Sud Tirolo grazie all’ancora forte egemonia di PD e SVP. E può succedere con una forza ancora popolare come il M5S e, in certe zone, con la Lega Nord. Ma per il resto l’impressione è che un governo già minoritario nel 2014 abbia perso e perché stavolta non poteva contare sulla stampella degli astenuti strutturali e perché una fetta notevole di quella astensione si è persuasa in gran maggioranza della bontà degli argomenti del No e della bontà della Costituzione, anche se magari non l’aveva letta bene. Alla fine è prevalsa cioè l’intuizione ben fondata che i problemi più comuni della società italiana non dipendano da come è scritta la nostra Costituzione e che quindi Renzi e i suoi con la loro vistosa e chiassosa smania di voler cambiare le regole del gioco democratico non erano credibili. Non fosse altro perché non poteva certo lamentarsi di essere instabile, lento e impotente un governo che dura da oltre mille giorni con all’attivo diverse riforme e svariate leggi. Qualcosa puzzava e oltre 4 milioni, a differenza del 2014, hanno deciso di andare a votare. E addirittura 6 milioni in più rispetto allo scorso aprile non hanno dato retta al governo.
Renzi e i suoi alleati di destra e di sinistra perdono dunque senza se e senza ma sulla “madre di tutte le battaglie”, come la definì il Presidente del Consiglio, e questo nonostante i potenti mezzi e signori potenti dalla loro parte, la mobilitazione di VIP di ogni risma, una buona comunicazione “pettinata” e, di contro, la scarsa coesione e potenza di fuoco degli avversari del No.
Ecco perché in definitiva penso che ad aver fatto la differenza sia stato il cittadino medio indipendente, il quale sarà spesso confuso e abbrutito dalla crisi, ma che in un momento di grave crisi democratica dovendo scegliere fra due opzioni secche, ha intuito per il proprio bene la scelta democratica migliore.

La riforma della Costituzione secondo il PCI di Berlinguer

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Dal 1979, cioè dall’indomani della morte di Aldo Moro, in Italia riemerge periodicamente il tema della riforma delle istituzioni. Lo scopo di chi invoca revisioni costituzionali, ieri come oggi, è sempre stato quello di arrivare a rompere il patto originario tra cattolici e marxisti che diede vita a un progetto di democrazia avanzata, a favore di regimi più arretrati, anche autoritari, ma più funzionali a certi interessi delle élite. Quando la politica non funziona si fa presto a dare la colpa alla Costituzione per poi proporre riforme che servano a dare più potere ai potenti a danno dei cittadini.
La riforma Renzi-Boschi non fa eccezione. Anche questa punta in definitiva a restringere invece che allargare gli spazi di democrazia del paese progettando un paese con un uomo solo al comando sostenuto da un solo partito che da Palazzo Chigi controlli tutto il paese e che poi sia chiamato a dare conto del suo operato solo una volta ogni cinque anni. La chiamano “democrazia decidente”, ma non dicono che a decidere il bello e cattivo tempo rimarrebbe solo il Presidente del Consiglio. Senza alcuna garanzia che ci tuteli dall’eventualità che un giorno a guidare il governo venga nominato un pazzo.
In attesa di capire se domenica prossima la Costituzione del 1947 resisterà all’attacco renziano o se soccomberà, riproponiamo le tesi approvate al 16° Congresso nazionale del PCI il 6 marzo 1983, l’ultimo ad aver eletto Enrico Berlinguer segretario generale. Sono state messe in neretto le parti che ci sembrano conservare una certa attualità.

La riforma delle istituzioni

Inquinamento della vita pubblica e poteri criminali

In Italia più profonda che altrove è la crisi dello Stato. Non siamo il solo paese capitalistico a democrazia politica in cui le strutture dello Stato si rivelino in larga misura incapaci di corrispondere ai problemi di società sviluppate e complesse, di esprimere la ricchezza delle articolazioni sociali, di far prevalere l’interesse pubblico nei confronti delle vecchie e nuove potenze dominanti (il potere finanziario, il complesso militare-industriale, i centri occulti di decisione, i potentati corporativi, ecc.). C’è una crisi generale degli Stati moderni, aggravata dal peso di centri extranazionali di decisione, innanzitutto economica, che influiscono in modo determinante sulle scelte statali e modificano perfino i termini della sovranità nazionale (moneta, orientamenti produttivi, sistemi di comunicazione e informazione, ecc.).

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