L’eterno oscillare di Rifondazione tra fiancheggiamento e repulsione del Pd

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Ho cercato di verificare, limitandomi ai soli comuni capoluogo e incrociando stampa, profili Fb ufficiali e dati del Viminale, come e quanto il Prc sia davvero anti-dem a questo giro elettorale amministrativo.

Quello che era il massimo partito della sinistra italiana dopo la fine del Pci e padre di quasi tutte le organizzazioni politiche che si agitano a sinistra del Pd, ad aprile ha concluso il suo X congresso nazionale con la parola d’ordine «C’è bisogno di rivoluzione» e proponendo la «costruzione di un soggetto unitario della  sinistra antiliberista che raccolga il complesso delle forze sociali, culturali e politiche che si pongono sul terreno dell’alternativa alle politiche liberiste, dunque alternativo al PD ed ai socialisti europei». Ancora il 7 maggio scorso approvava un ordine del giorno sulle elezioni amministrative dove invitava i propri iscritti nei territori interessati «a costruire liste autonome e alternative alle destre e al Partito Democratico invitando a non costruire accordi di coalizione con il PD, tanto attraverso l’utilizzo del proprio simbolo quanto attraverso liste unitarie e/o civiche alleate al PD». Ma poiché il partito a lungo guidato da Fausto Bertinotti e oggi da Maurizio Acerbo non ha dato spesso ottime prove di disciplina di partito, è lecito chiedersi: com’è andata a finire?

Salvo errori – non è sempre facile capire dietro un simbolo “civico” quali e quanti partiti vi partecipino – Rifondazione Comunista sarà presente alle elezioni comunali di 16 comuni capoluogo su 25 al voto il prossimo 11 giugno.
Solo a Parma presenta una lista col proprio logo di partito a sostegno di un candidato sindaco comune col Pci.

Negli altri 15 comuni:

  • Monza e Gorizia: lista comune e unica con Pci e Sinistra Anticapitalista;
  • Padova: lista comune con Sinistra Italiana, Possibile, ReteDem e Padova 2020, alleata con una lista civica del candidato sindaco;
  • Verona: lista comune con Sinistra Italiana e Possibile, alleata con una lista civica del candidato sindaco;
  • Genova e Lucca: lista comune e unica con Sinistra Italiana, Possibile e Pci;
  • La Spezia: lista unica “Spezia Bene Comune”;
  • Piacenza: lista comune e unica con Sinistra Italiana e Possibile;
  • Pistoia: “Lista Comunista”, alleata del Pd;
  • Frosinone: lista comune e unica con Sinistra Italiana, Possibile, Pci e Azione Civile;
  • Rieti: lista comune con Pci, Sinistra Italiana e Possibile, alleata del Pd;
  • L’Aquila: lista “L’Aquila Bene Comune/L’Aquila a Sinistra”, alleata con altre due liste civiche;
  • Lecce: lista comune e unica con Sinistra Italiana;
  • Taranto: lista “Taranto in Comune”, alleata con altre 3 liste civiche;
  • Palermo: lista comune con Sinistra Italiana e L’Altra Europa, alleata del Pd e Area Popolare.

A questo punto non resta che chiedersi quanto pagherà tanta variabilità di nomi, simboli, tattiche e compagni di strada? Attendiamo lunedì prossimo.

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