Cosa ci dicono i numeri dei ballottaggi presidenziali francesi del 2002 e del 2017?

Nel 2002 uno scialbo Chirac al potere sconfisse il vecchio Le Pen con 25.537.956 di voti (82,21% dei voti validi) contro 5.525.032 (17,79%). In quell’occasione gli astenuti furono 8.358.874 (20,29%).

Ieri lo “sconosciuto” Macron ha sconfitto la “nuova” Le Pen con 20.753.798 di voti (66,1%) contro 10.644.118 (33,9%) e ha visto astenersi 16.170.672 elettori (33,99%).

Non è cosa da poco notare che 15 anni fa Chirac fu eletto in funzione antifascista dal 62% degli elettori, mentre Macron, nonostante abbia goduto ampiamente della stessa grancassa mediatica che metteva in guardia dal pericolo Le Pen e diversi altri vantaggi sulla sfidante, ha convinto al ballottaggio solo il 43,63% degli elettori e i lepenisti sono raddoppiati quanto gli astenuti.

C’è una tendenza del popolo sovrano a considerare progressivamente accettabili certe soluzioni reazionarie? C’è una tendenza a un sano rifiuto del ricatto del voto binario secondo la logica montanelliana del “turarsi il naso”? Mi sembrano questioni importanti eppure non ho letto o ascoltato riflessioni in merito.

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