La crisi porta in dono paure, paranoie e professionisti dell’odio

Funziona così: scoppia una bolla che fa scoppiare una crisi in Usa nel 2007 che diventa una crisi globale nel 2008 non ancora finita. La crisi porta con sé calo dei guadagni e disoccupazione. La classi sociali più deboli affondano e soprattutto la fasce più basse della piccola borghesia si proletarizzano. Aristocrazie proletarie e piccolo borghesi iniziano a risvegliarsi dal loro ottimistico torpore e iniziano a urlare fuoco e fiamme contro chiunque sembri il responsabile delle loro angosce e disperazioni. Sanno che rischiano la povertà, sentono odore di rovina e iniziano a essere sicuri che la colpa è dei politici. Tutti. Ma anche dei migranti e degli zingari. Politici e poveracci sono tutti colpevoli come soldati stranieri che portano la peste. I più “intelligenti” capiscono che è anche colpa di misteriosissimi poteri occulti. Gli astratti furori prendono il sopravvento fondandosi su paure paranoiche ancora più astratte, prima fra tutti quella che esiste un complotto mondiale per favorire orde di straccioni pronte a depredare le ultime ricchezze rimaste. I più tattici hanno occhi di falco per vedere alleanze fra omosessuali e immigrati per capovolgere coi loro inediti matrimoni l’ordine naturale delle cose, quell’ordine che li vedeva “ricchi” e “felici” prima della crisi.
Su questa polveriera di furori paranoici soffiano astuti gli impresari della paura di ogni risma, gli unici che nella crisi sperano di trovare la loro ricchezza: fascisti, reazionari, antidemocratici, elitari, seminatori professionisti di odio e diffidenza.
Intanto le classi dirigenti che hanno causato la crisi dopo qualche breve momento di panico, si sono convinte che anche questa è l’occasione buona per fare qualche esperimento sociale e qualche affare, per guadagnare qualche nuovo vantaggio sulle classi subalterne e intanto aspettare che passi la nottata, perché dopo ogni crisi c’è sempre un boom economico. Matematico. Anche se non si sa quando. Ma loro possono aspettare. Loro. Di conseguenza lasciano fare, lasciano correre. E pazienza se nel frattempo altrove qualcuno si dà da fare per scrivere i nuovi protocolli dei savi di Sion sotto forma di bufale in pillole da far girare in rete e grazie a esse riesce a conquistare la coscienza fragile delle masse impaurite. Effetti collaterali non preoccupanti. E poi meglio in giro un nuovo Hitler che un nuovo Lenin. meglio avere in giro delle masse infantili che hanno paura del buio e dei mostri sotto il letto, che delle masse adulte e lucide che escono di casa per organizzarsi e per riprendersi ciò che è loro.
Euronews l’ha scritto lo scorso 24 maggio: l’estrema destra cresce in tutta Europa, soprattutto nel centro-Nord. Spagna, Italia e Grecia sembrano più al riparo dal fenomeno. Un po’ come con la Riforma protestante cinque secoli fa. Può essere. Ma non c’è dubbio che i furori di cui si è detto siano anche alla base dei successi mediterranei di Lega Nord e M5s in Italia, o che Alba Dorata mantiene comunque una base di consenso inusuale per una forza neonazista in una terra come la Grecia. E persino di una forza dichiaratamente progressista come Podemos in Spagna deve il suo relativo successo alle parole d’ordine di furore più simili a quelle dell’estrema destra.
Si fa presto, come fanno molti, a commemorare la tragedia di Auschwitz con la sola categoria della “follia” o della “sventura”, ma quando poi si ripresenta il clima economico degli anni Venti si dimentica che fu proprio quel contesto a convincere i più della bontà del modello fascista o almeno autoritario in quasi tutta Europa. E ancor più  si dimentica che fu il clima economico degli anni Trenta a far sì che un partitino del 2% guidato da un imbianchino potesse diventare sufficientemente forte da far piombare il mondo nella tragedia della guerra mondiale. Dove si vuole arrivare stavolta? Continueremo a dormire sonni tranquilli perché in Austria la Provvidenza riesce a far vincere il candidato antifascista per uno 0,7%?
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