La lezione di Togliatti sul qualunquismo

Prima pagina de l'Unità del 5 ottobre 1947

Prima pagina de l’Unità del 5 ottobre 1947

Il 4 ottobre 1947 Palmiro Togliatti intervenne all’Assemblea Costituente per discutere la propria mozione di sfiducia al quarto governo De Gasperi. Per la cronaca il governo non cadde, ma in quell’occasione il segretario generale del Pci spiegò pubblicamente in che termini i comunisti si interessavano dello sviluppo del Fronte dell’Uomo Qualunque. Non si dimentichi che nove mesi prima vi era stato l’inaspettato dialogo a distanza fra Togliatti e il fondatore del Fuq Guglielmo Giannini sulle colonne dei rispettivi giornali di partito e che Giannini era quasi ossessionato dall’idea di diventare un alleato prezioso di De Gasperi. Perché dunque il Pci non trattava il Fuq come un partito neofascista qualsiasi? Perché non considerarlo come un nemico e basta? Qui Togliatti lo lascia intendere bene dando una lezione autocritica di politica non solo alla sinistra, ma a tutti i democratici.
Guglielmo Giannini di lì a sei mesi avrebbe visto il suo partito dissolversi in una serie di scissioni a catena e sarebbe rientrato a Montecitorio solo dopo un ricorso legale. Nel 1953, in occasione delle elezioni politiche per la seconda legislatura, Togliatti offrì a Giannini la ricandidatura nelle liste del Pci, ma questi rifiutò preferendo i monarchici fra le cui fila c’erano tanti ex qualunquisti. Il commediografo romano tuttavia non riuscì più a tornare in Parlamento.

Veniamo dunque alle parole pronunciate da Togliatti alla Costituente:

TOGLIATTI. […] Tutti i partiti, o quasi tutti, che sono rappresentati in questa Assemblea, si sono schierati, hanno esposto le loro vedute con maggiore o minore rilievo. […] Maggior rilievo, senza dubbio, ha avuto la posizione del Partito qualunquista, a proposito del quale alcuni rimproveri sono stati fatti a noi, e a me personalmente, accusandoci non so se di eccessiva simpatia per questo partito o di una tendenza a determinati accordi con esso. Si è persino parlato di patti. Onorevole Giannini, ella sa perfettamente che questi patti non esistono. Però è verissimo che noi, nei confronti del Partito qualunquista abbiamo seguito e seguiamo una politica determinata, la quale non può in nessun modo ridursi a un’ingiuria, o a una serie di male parole. No, per noi lo sviluppo del Partito qualunquista è un fenomeno che studiamo con attenzione e di fronte al quale sentiamo il dovere come democratici e nell’interesse della democrazia italiana di reagire in un determinato modo. Riteniamo che se nel 1919-20, quando gruppi all’inizio, e poi masse di piccola borghesia, presero orientamenti analoghi a quelli che prendono oggi determinati gruppi della stessa natura sociale che seguono il qualunquismo, orientamenti che poi vennero sfruttati dal partito fascista agli scopi della sua politica reazionaria, crediamo che se allora vi fosse stata nella democrazia italiana la capacità di comprendere a tempo questo fenomeno e di riparare facendo fronte ad esso, forse lo sviluppo del fascismo sarebbe stato meno facile.
Non dico che non vi sarebbe stato. Le forze decisive non furono quelle, non furono i piccoli borghesi che battendo le mani al duce organizzarono la marcia su Roma e le successive fasi del fascismo. No, decisive furono le forze dirigenti della grande industria, della banca, del capitalismo…
GIANNINI. …e della massoneria.
TOGLIATTI. Anche, e della Chiesa cattolica, almeno in parte.
La piccola borghesia disorientata e disillusa formò soltanto il coro, la massa.
Ebbene, noi consideriamo oggi il fenomeno qualunquista come qualcosa di ancora confuso e indeterminato, e vediamo che vi sono in esso ancora delle incognite. Vi sono senza dubbio (vi erano all’inizio e vi sono tuttora) uomini e gruppi che vedono nel qualunquismo nient’altro che la prima tappa o, direi, la prima mascheratura di una rinascita del fascismo che essi continuano a sognare. Vi sono però, senza dubbio, anche masse, malcontente e disorientate le quali si orientano verso il qualunquismo senza vedere questo pericolo, senza comprenderlo, e noi sentiamo che è nostro dovere quello di comportarci, nei confronti di queste masse e quindi di quel movimento, come dei ragionatori, degli uomini politici. Per questo polemizziamo, per questo anche – se necessario – assistiamo a una seduta del Congresso dell’Uomo qualunque, per riuscire a comprendere quel che ci interessa nei dibattiti che vi si svolgono. E perché ci interessano? E in qual senso abbiamo noi polemizzato con l’onorevole Giannini? Abbiamo polemizzato e condurremo una politica nei confronti dell’Uomo qualunque allo scopo di favorire un distacco dagli elementi apertamente o larvatamente fascisti, di quella che può essere invece una massa di malcontenti che cerca una strada, che non l’ha trovata e che forse non la troverà, noi crediamo, sotto la guida dell’onorevole Giannini.
GIANNINI. L’ha trovata, l’ha trovata!
TOGLIATTI Questo è il nostro obiettivo; crediamo, comportandoci, in questo modo, di servire la causa della democrazia e dell’antifascismo, né ci toccano le insinuazioni e le calunnie che vengono lanciate a questo proposito contro di noi.
Nel corso di questa discussione, ripeto, la posizione del rappresentante del Partito qualunquista è stata senza dubbio più vivace di quella liberale. Ho avuto però l’impressione che quel guizzo di opposizione, cui ci ha fatto assistere l’onorevole Giannini nel suo ultimo discorso, in realtà partisse piuttosto dallo stato d’animo di un concorrente dell’onorevole De Gasperi che non da un avversario di una determinata politica, e di determinati metodi di questo Governo.
Questa impressione non ho del resto ricavata solo dalle cose che l’onorevole Giannini ha detto, ma, direi, da tutto lo sviluppo della sua personalità politica: questo professarsi cristiano, cattolico, adire contemporaneamente a tutti i Sacramenti…
Una voce al centro. A tutti no! (Si ride).
TOGLIATTI Diciamo, a tutti i «possibili» Sacramenti, e la propaganda fattaci attorno, effettivamente dà l’impressione che anche qui non vi sia una differenza sostanziale fra l’onorevole Giannini e l’onorevole De Gasperi, come capi di partito, in quanto questo ostentato impulso religioso derivi dal fatto che per entrambi la religione sia essenzialmente instrumentum regni, strumento di Governo o di fortuna e successo di un partito nelle lotte elettorali. In realtà se osservo l’onorevole Giannini, riferendomi al suo passato, e cerco di adattare alla sua figura un «Credo» qualunque, mi pare che alle sue labbra l’unico che si addica sarebbe il «Credo» che un nostro grande poeta, il Pulci, metteva sulla bocca di quel mezzo gigante che si chiamava Margutte, il quale credeva «nella torta e nel tortello, l’uno la madre, e l’altro il figliolo». La torta sarebbe in questo caso la maggioranza parlamentare e sarebbe riservata all’onorevole De Gasperi, mentre il tortello sarebbe per lei, onorevole Giannini, e sarebbe un posticino di Ministro o anche di Sottosegretario per l’unione di tutta l’Europa. (Si ride).
Ad ogni modo, fra poche ore il dubbio sarà sciolto. Fra poche ore sapremo se abbiamo assistito a una presa di posizione coerente, corrispondente alla volontà di correggere una situazione politica determinata in un senso determinato, o se vi è stato da parte dell’onorevole Giannini unicamente un guizzo senza conseguenze ulteriori, e quindi potremo assistere al fatto che il pappagallo qualunquista rientrerà tranquillo e prudente sotto le gonne maleolenti della nonna democristiana. (Si ride). […]

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