Per meglio intendersi sullo stato di salute dell’area della sinistra italiana in senso lato, si possono confrontare i risultati delle elezioni europee degli ultimi vent’anni (1994-2014), periodo in cui l’europarlamento è stato rinnovato cinque volte.
Le percentuali di voto delle liste in questo caso sono state calcolate non rispetto ai voti validi, ma rispetto agli elettori, in modo da capire se e quanto può avere inciso l’astensionismo galoppato dal 26,4% del 1994 all’attuale 42,78%. Per comodità sono stati ignorati i risultati del Pds-Ds:

Europee 1994-2014

Come si vede la sinistra nell’età d’oro della Seconda Repubblica (1994-2004) era l’area politica di riferimento di un 6-7% dell’elettorato. Nel 2009 questa schizza al 9,16% grazie alla momentanea infatuazione di quel periodo di strati non tradizionalmente radicali per l’Italia dei Valori. Non dimentichiamo che nel 2009 Beppe Grillo diede indicazione di voto per l’Idv e in particolare per Sonia Alfano e Luigi De Magistris. Quest’anno la sinistra non è andata molto oltre il 3% dell’elettorato. Il 5% medio circa che manca all’appello dov’è finito? È probabile che abbia preferito rifluire nell’astensione o votare M5s o Pd.
Guardiamo ora ai risultati della Camera dei Deputati nel periodo 1994-2013:

Camera dei Deputati 1994-2013

Nel periodo aureo della Seconda Repubblica la media è dell’8,84%. Poi il declino. Se si guarda ai dati post-2006 in modo diacronico, si nota che dal 6,58% del 2008 si passa al 9,16% del 2009, al 4,16% del 2013 al 3,04% del 2014. Sembrerebbe che la sinistra dopo aver toccato il massimo storico del 10,16% nel 2006, ogni tornata elettorale l’abbia solo ridimensionata fino a fargli toccare l’attuale minimo storico. Fa tuttavia eccezione il 2009. Si è detto sopra che quell’anno giocò un ruolo importante l’Idv e in particolare Beppe Grillo. Approfondiamo questo aspetto guardando alle preferenze e troveremo che i tre candidati più votati furono, nell’ordine, De Magistris (419.264), Di Pietro (399.706) e Alfano (143.368). L’elettore in tutta Italia poteva esprimere fino a tre preferenze senza vincoli di genere. Se davvero gli oltre 400 mila voti di De Magistris pari allo 0,83% dell’elettorato fossero per intero l’effetto di una campagna elettorale del blog di Grillo (che allora era già un affermato opinion leader del web), allora sarebbe più chiaro che quell’unico picco a sinistra nel 2009 fu conseguenza di ciò. Se infatti al 9,16% di area sottraessimo i voti del De Magistris sostenuto da beppegrillo.it, otterremmo un 8,33% in linea con le europee 2004, ma pur sempre in ripresa rispetto alle politiche 2008.

I dati qui velocemente riportati e analizzati dovrebbero indurre a qualche riflessione maggiore. Il voto di sinistra italiano a queste europee è stato il più scarso dallo scioglimento del Pci e, limitandoci al solo 2014, il più scarso d’Europa. I perché di questa voragine nel paese che vantava il più grande partito comunista dell’Europa capitalista sono certo tanti, ma continuare ad affrontarli rischia ormai di rendere irreversibile il declino dei progressisti italiani.

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