Scusate la lealtà

Il partito trasversale dei Grandi Strateghi delle nostre sconfitte sembra ossessionato dall’idea di dover mettere in guardia l’elettore dal votare L’Altra Aci. Sel e il Pdci da Catania come splendide sirene hanno nuotato fino ad Aci Castello per spiegarci con le loro belle voci che non bisogna votare L’Altra Aci, ma il Partito Democratico. Ma come vuole la tradizione, chi volesse ascoltare queste sirene, è destinato a naufragare!
Cos’è L’Altra Aci? È una lista rossa animata da Sinistra Ecologia Libertà, Rifondazione Comunista e Azione Civile e che si ispira all’eurolista L’Altra Europa con Tsipras.
Cosa vuole L’Altra Aci? Né più né meno quello che vorrebbe fare Alexis Tsipras in Europa: rompere con gli inciuci fra destra e sinistra che impoveriscono e sottomettono i lavoratori e mortificano la democrazia. Ma i Grandi Strateghi ci vorrebbero spiegare che per fare questo bisogna collaborare col Pd, abbracciarlo, amarlo. Perché, se non l’aveste capito, i democratici di Renzi sono buoni e cari e di loro ci si può fidare. Forse saranno buoni e cari, ma la fiducia, in politica come nella vita, bisogna sapersela meritare coi fatti i quali, notoriamente, sono più duri delle pietre. E i fatti ci dicono che il Pd di Renzi a Roma come quello di Marino ad Aci Castello amano che le cose restino di fatto così come sono, che il cambiamento che più gli sta a cuore è quello su chi deve sedere ai posti di comando.
Se Renzi non si è fatto scrupoli ad allearsi coi «diversamente berlusconiani» di Alfano e Schifani per diventare capo del governo al posto del suo compagno Letta, non stupisce che ad Aci Castello per mesi Marino abbia pensato bene di flirtare con Franco La Rosa e quella che oggi è nota come la coalizione Santagati, nella speranza di trovare un’intesa di qualche tipo. Per cambiare la città in meglio? Ci pare difficile che qualcuno possa cambiare in meglio alleandosi col peggio. Difficile aprire Aci Castello al futuro andando a braccetto col passato fallimentare. Non serve un genio, né una verifica per intuire che andando sulla neve senza catene si rischia come minimo di finire fuori strada. Sembrava che al Pd non fosse bastata la lezione del 2009, quando sostenne un’alleanza (perdente) con Mpa, Nello Musumeci e il solito La Rosa. La sinistra allora scelse un’altra strada, quella di una lista solitaria sostenuta da Sel e Rifondazione premiata poi con un buon 5,5% e un consigliere comunale.
Quando lo scorso aprile sembrava che il Pd si fosse deciso ad abbandonare le destre di La Rosa e amici, preferì ripiegare su un’alleanza col Csa-Cambiamento di Toni Guarnera. Non proprio un amore a prima vista. Il matrimonio Pd-Csa fu infatti possibile solo dopo la promessa che Guarnera sarebbe stato designato anzitempo vicesindaco. Eravamo ai soliti giochini spartitori: quello che al Pd di Marino non era riuscito con La Rosa, era stato concretizzato con Guarnera. Quando è stato chiesto a L’Altra Aci di partecipare a questo banchetto già apparecchiato e un po’ nauseante e infido, L’Altra Aci ha preferito dire “no, grazie” e rimanere leali a chi ci aveva votato già nel 2009. Evidentemente c’è chi come noi vuole il cambiamento sul serio e chi invece vuole il Cambiamento solo… come vicesindaco!
Non pensavamo che la nostra scelta dignitosa e coerente avrebbe tolto il sonno a Paolo Castorina e ad altri illustri Strateghi, che avremmo amareggiato il Pd o messo in imbarazzo qualche assessore davanti al proprio sindaco renziano. Chiediamo scusa se siamo così di sinistra da essere considerati invotabili, ma pensiamo che il minimo che si meritano ad Aci Castello, dopo anni di Drago e malgoverno, sia una proposta di civiltà coerente, trasparente e pulita. Siamo fatti così e pazienza se i catanesi ci bocceranno, ci basta essere promossi da chi abita ad Aci Castello, Aci Trezza, Cannizzaro e Ficarazzi.

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