Sorrentino, l’autore in più

Credo fosse il 1° settembre 2001 quando a Venezia quasi per caso vidi L’uomo in più, opera prima di Paolo Sorrentino. Lui aveva 31 anni, io 19. Per l’ennesima volta mi ritrovavo con un misto di testardaggine e ingenua speranza a concedere un po’ del mio tempo a un film italiano nonostante mi fossi rassegnato all’idea che dopo il 1975 circa il cinema italiano sembrava ormai privo di idee e di buon gusto, fatte salve le solite sporadiche eccezioni. L’uomo in più invece mi risollevò il morale, mi mostrò che, parafrasando parole allora in voga, un altro cinema italiano fosse possibile. In quei giorni Sorrentino scrisse quattro corsivi per la Repubblica che già allora lasciavano intravedere la sua sensibilità “anomala” rispetto anche a tanti suoi colleghi progressisti.

Nei mesi a seguire mi rammaricai che di quel film e di quell’autore praticamente non se ne era accorto nessuno. Forse avevo equivocato, sopravvalutato quell’opera prima. Forse gli altri, altrove, erano presi da altre cose (l’11 settembre, Il meraviglioso mondo di Amélie…). Fortuna che nel decennio successivo Sorrentino ha continuato ad avere talento, buone idee e denaro per realizzarle. Fino a questo La grande bellezza che all’estero è ammirato ben più sinceramente de La vita è bella e in patria fu accolto da non pochi critici con sufficienza e spesso muovendo l’accusa di “presunzione” laddove c’era solo l’ambizione di colmare una lacuna. Sia chiaro, non è che un Oscar decide cosa è valido esteticamente e cosa no. In verità non lo decide nessuno. E tuttavia che fatica spiegare a taluni mesi fa che tra l’idea di raccontare l’Italia “cafonal” dei nostri giorni e la realizzazione de La grande bellezza, Sorrentino ha saputo muoversi come un maestro di cinema e di pensiero fino a non saper distinguere l’uno dall’altro.

Sono ancora abbastanza lucido e sincero da saper intravedere i limiti de La grande bellezza per cui è difficile parlare di opera perfetta, ma guai a enfatizzarli fino a offuscarne i pregi come ha fatto Paolo Mereghetti (col quale quasi sempre concordo) nel suo dizionario 2014. Sarebbe, per dirla alla Guccini, come rimproverare a dio di aver creato la Terra un po’ schiacciata ai poli.

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