A proposito dell’opportunità della parola “sinistra” nella Lista Tsipras

Molti compagni favorevoli alla Lista Tsipras stanno in buona fede dando un pessimo spettacolo. La questione della presenza o meno del termine “sinistra” nel logo della lista Tsipras sta eccitando gli animi più del dovuto e sta degenerando in un piagnucoloso e autolesionistico patriottismo di area. Nei casi peggiori si arriva ad offendere razzisticamente e qualunquisticamente tutti gli intellettuali di ogni erba.

Gramsci al comitato centrale del partito comunista che guidava, ricordava «le cinque qualità fondamentali che il compagno Lenin poneva come condizioni necessarie per la efficienza del partito rivoluzionario del proletariato nel periodo della preparazione rivoluzionaria e cioè:
1) ogni comunista deve essere marxista;
2) ogni comunista deve essere in prima linea nelle lotte proletarie;
3) ogni comunista deve aborrire dalle pose rivoluzionarie e dalle frasi superficialmente scarlatte, cioè deve essere non solo un rivoluzionario, ma anche un politico realista;
4) ogni comunista deve sentire sempre di essere subordinato alla volontà del suo partito e deve giudicare tutto dal punto di vista del suo partito, cioè deve essere settario nel senso migliore che questa parola può avere;
5) ogni comunista deve essere internazionalista».

Mi pare dunque che se vogliamo essere internazionalisti e marxisti in prima linea nelle lotte proletarie, non possiamo fare a meno di sfruttare il momento elettorale europeo. Tuttavia questo impantanarsi isterico sull’esplicitare il termine “sinistra”, ci sta soltanto spingendo ad assumere pose rivoluzionarie inneggiando a una parola che in sé è quanto di più superficialmente scarlatto possa esistere. Insomma, stiamo apparendo ben lungi dall’essere dei politici realisti.

Ora mi pare che: 1) c’è un lista che sta avvicinando meglio che in passato progressisti di ogni tendenza dietro le parole d’ordine di una rifondazione del sogno europeista e le concrete proposte elaborate da Tsipras, 2) tali proposte si possano nitidamente definire e individuare come progressiste o di sinistra, che dir si voglia, e non sono né estremiste né moderate; 3) l’austerity e la tecnocrazia sono un cancro che sottomette e uccide lentamente alimentando risentimenti anche in classi e ceti che oscillano fra noi e la reazione più nera e che in passato hanno spesso diffidato dei partiti progressisti.
Stando così le cose temo che non ci faremmo un buon servizio e non lo faremmo a Tsipras e ai suoi sostenitori fuori d’Italia, se ci presentassimo con espliciti riferimenti identitari e se andassimo a cercare consensi fra le masse sfiduciate come quelli di sinistra doc che uniscono la sinistra doc per il bene della sinistra doc. Il rischio è cioè quello di trasformare un ambizioso progetto di riscossa in una fiacca ed egoista conta interna alla nostra area politica. Dobbiamo comunicare che chiunque condivide la nostra idea di Europa possa stare con noi, anche se non sta a sinistra.
Chi avrà la bontà di prestarci ascolto non ci chiederà se e quanto siamo di sinistra, ma se e quanto saremo capaci di ribaltare in Europa e di riflesso in Italia il triste stato di cose presenti. E a queste persone non servirà rispondere “certo, perché sono di sinistra, c’è scritto pure nel simbolo!”.
Non esiste neppure il rischio di non riconoscibilità politica del nuovo simbolo, qualunque esso sia. I progressisti sono riusciti a vincere nel 2010 quattro referendum schiettamente progressisti senza che nessuna Tv ne parlasse e senza avere delle grandi organizzazioni di partito alle spalle, anzi. Perché quando si vuole le informazioni circolano oggi più di ieri grazie al web, e finisce che «poi la gente, (perché è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare». Da allora in molte elezioni amministrative sono state presentate liste di tipo “Città Bene Comune” dove nei simboli non c’era mai il riferimento alla parola sinistra, e tuttavia in certi casi hanno pure vinto le elezioni.

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One thought on “A proposito dell’opportunità della parola “sinistra” nella Lista Tsipras

  1. Se per questo ci sono anche coloro che credono nella via delle piste ciclabili al socialismo e dei marciapiedi puliti per un mondo migliore. E solo questione di dove si vuole arrivare. Sinistra è uno dei pochi termini non ancora sputtanati per indicare un obiettivo ampio e nel divenire.

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