Quando la fiction commissaria la storia

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Ho visto tutta la fiction su Calabresi. Quella che Saccà voleva fare nel 2007 e che poi Petruccioli bloccò perché vedeva la vedova Calabresi contraria (e ignara dell’operazione). Alla fine il progetto non solo si è sbloccato, ma rientra in un più generale ciclo di tre storie sugli anni 1969-1980 (Gli anni spezzati).

Il commissario nasce col patrocinio dell’associazione dei poliziotti (Anps) e di quella delle vittime del terrorismo (Aiviter) ed è tratto da un libro di Luciano Garibaldi che, a quanto ne so, nessuno ha mai pubblicato. Garibaldi è un vecchio giornalista cattolico di destra che si diverte a scrivere libri di storia ovviamente privi di scientificità. Per questo gli autori della fiction sono ricorsi a due «consulenti storici»: Adalberto Baldoni e Sandro Provvisionato. Il primo è un giornalista figlio di un repubblichino e dirigente nazionale del Msi prima e di An poi. Il secondo è un giornalista che ha militato nella sinistra (nel ’93 credo fosse de La Rete) passato nella vita da Radio Città Futura al Tg5 dove è stato pure sindacalista. Baldoni e Provvisionato in tandem dal 1989 hanno raccontato gli anni di piombo in tre saggi. Dunque per fare spiegare la storia di Calabresi, Pinelli e dell’Italia 1969-1972 RaiFiction ha ritenuto logico affidarsi a tre giornalisti invece che a uno o più storici di provata competenza scientifica. Il risultato finale infatti è un’agiografica biografia di un poliziotto servo di Dio che insegna all’alba degli anni di piombo a porre l’altra guancia, ma messo in croce perché tradito da chissà quale giuda nascosto nelle alte sfere. E siccome da anni va forte un certo volemose bene bipartisan, gli autori hanno avuto anche cura di lasciare nello spettatore un buon ricordo di Pinelli rendendolo un personaggio quasi simmetrico in virtù a Calabresi.

Questo il quadro sommario incastrato in una cornice teorica secondo la quale negli anni ’60 c’era un’Italia che andava a gonfie vele piena di bravi lavoratori che all’improvviso fu rovinata da personaggi strani e ambigui che giocavano a fare i sovversivi. A sinistra come a destra. Gli anarchici e i capelloni sono macchiette spesso manovrate da folli alti borghesi agiati alla Feltrinelli. I fascisti ombrosi e invisibili, ma non meno idealisti e romantici. Nella polizia troviamo invece camerate di proletari e sottoproletari ansiosi di riscatto sociale e capaci e dotati di alto senso etico, seppur un po’ naif. In particolare attraverso la giovane recluta romana presa in simpatia da Calabresi torna l’abusato luogo comune “pasoliniano” su studenti e poliziotti, nonostante Pasolini avesse già a suo tempo chiarito cosa volesse dire davvero su Valle Giulia ’68.

Siamo alle solite: l’uso pubblico della storia mediante un medium di grande impatto quale è lo sceneggiato televisivo del primo canale italiano. Un’occasione di pedagogia delle masse diventa invece (per l’ennesima volta) una squallida operazione a tavolino per mettere la storia e la sua naturale vocazione alla chiarezza da parte, il più lontano possibile.

E il peggio suppongo si avrà con la terza storia, quando si racconterà la marcia dei 40mila attraverso un immaginario colletto bianco della Fiat. Scommettiamo avrà il sapore di un meraviglioso lieto fine?

Per chi volesse vedere o rivedere in streaming:
Il Commissario – prima parte del 7/01/2014
Il Commissario – seconda parta del 8/01/2014

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