I sette referendum elettorali italiani

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Ora che la Corte Costituzionale ha detto la sua su due dei tanti meccanismi che regolano la legge elettorale Calderoli, i maggiori partiti presenti in Parlamento sembrano entrati nel panico. Niente di nuovo sotto il sole. Già in ambito radiotelevisivo siamo stati abituati a vedere i giudici costituzionali essere più solerti e lungimiranti nel gestire l’etere italiano, mentre la politica prendeva tempo o decisioni errate e di corto respiro.
La legge elettorale delle massime istituzioni nazionali dovrebbe essere un qualcosa da discutere una volta ogni secolo, solo in Italia pare invece essere questione massima e permanente. E siccome la classe politica degli ultimi vent’anni si rifiuta di ragionare con lucidità e coscienza, anche la materia elettorale diventa argomento da bar sport più che da aule parlamentari, presi come sono tutti a capire quale potrebbe essere il sistema o il mix di sistemi che potrebbe garantire al proprio partito una vittoria quanto più netta e sicura.
Non manca poi chi cerca di forzare le cose per via referendaria (o se vogliamo plebiscitaria). L’Italia ha così il singolare primato di aver indetto 7 referendum in 18 anni. Una strategia che in un primo tempo fece le fortune di Mario Segni e la destra che rappresentava che invano per anni aveva sperato di introdurre il maggioritario con appelli e azioni di pressione sui parlamentari. Fu infatti per obbedire alla volontà popolare di un referendum dell’aprile 1993 che neanche quattro mesi dopo l’ultimo Parlamento della prima Repubblica approvò il cosiddetto Mattarellum. Da allora non c’è maggioritarista che non si affanni a ricordarci anche in queste ore che “nel 1993 gli italiani decisero…”. Come se un referendum fosse vincolante per sempre. Come se dopo il 1993 non ci fossero stati altri 4-5 referendum pro-maggioritario falliti per mancanza di quorum. Per non parlare della rozza proposta di referendum per sostituire il Porcellum col Mattarellum bocciata dalla Consulta nel 2012.
Al momento pare che Forza Italia, il Pd renziano, il M5s e Sel siano a favore di un ritorno al Mattarellum degli anni 1993-2005. Immagino che la logica sia che ognuno di questi partiti (Sel esclusa) crede di poter guadagnare più seggi dell’altro in quanto partito più votato nella maggioranza dei collegi uninominali. Sel invece suppongo ritenga che con un Mattarellum si sentirà sempre indispensabile per aiutare il Pd a imporsi nei collegi sopradetti in cambio di una quota di eletti sicuri, uno scambio già applicato a suo tempo da Ds o FI con Pdci, la Federazione dei Verdi e l’Udc. Tutti però sembrano dimenticare da un lato tutti i difetti del maggioritario e soprattutto il fatto che se l’Italia rivotasse come ha fatto lo scorso febbraio, si riotterrebbe la stessa situazione di apparente ingovernabilità indipendentemente dalla legge elettorale.
Si metteranno comunque d’accordo sull’usato “sicuro”? Personalmente spero di no. Non abbiamo bisogno di parlamenti distorti per le presunte esigenze di governabilità del salvatore della patria di turno. Meglio un parlamento specchio del paese dove ogni opinione pesi per quello che vale nel paese e dove si lavori per trovare i migliori accordi possibili per il bene dei più rinunciando al muro contro muro del bipolarismo muscolare. E per far ciò basterebbe tornare alla legge elettorale pre-Mattarellum: un proporzionale puro con sbarramento verso i partiti che raccolgono meno di 300mila voti. Perché le regole del gioco si fanno a beneficio di tutti per “sempre”. E non per chi si crede vincerà il prossimo scudetto.

Di seguito rammentiamo agli smemorati come sono andati tutti i referendum elettorali nel nostro Belpaese:

9 giugno 1991
il 95,57% del 62,50% di italiani votanti (quindi il 59,73% degli elettori) è per ridurre a una le preferenze per eleggere i deputati

18 aprile 1993
l’82,74% del 77,01% di italiani votanti (quindi il 63,72% degli elettori) è per eleggere il Senato col maggioritario

18 aprile 1999
il 91,52% del 49,58% di italiani votanti (quindi il 45,38% degli elettori) è per abrogare la quota proporzionale alla Camera del Mattarellum

21 maggio 2000
l’82,02% del 32,44% di italiani votanti (quindi il 26,61% degli elettori) è per abrogare la quota proporzionale alla Camera del Mattarellum

21 giugno 2009
il 77,63% e il 77,68% del 23,49% e del 23,52% di italiani votanti (quindi il 18,24% e il 18,27% degli elettori) è favorevole a trasformare il Porcellum in un meccanismo maggioritario rispettivamente alla Camera e al Senato.
Un altro 87,00% del 24,02% di italiani votanti (quindi il 20,90% degli elettori) è favorevole a impedire a un cittadino la candidatura in più circoscrizioni alla Camera.

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