Ecco l’Italia del 20 aprile

Il paese si scopre spaccato tra una società politica che si arrocca e una società civile ansiosa di novità e benessere vicina al M5s e alla sinistra radicale.

Il 20 aprile l’Italia è uscita dagli equivoci dei vecchi schemi politici. Non più berlusconiani contro antiberlusconiani. Non più coalizioni, poli e polli. E neanche destre contro sinistre in senso classico. La crisi economica in sé crea un malcontento fatto di disoccupati e imprese che chiudono che solo una politica buona e lucida può risolvere. Un gruppo politico se non mostra di poter dare almeno l’illusione di sapere come risolvere da sola la situazione è un gruppo che ha esaurito la sua funzione storica e quindi destinato all’estinzione.
Finora Pd, Pdl, Lega, Udc e Scelta Civica non hanno saputo convincere della loro bontà come un tempo. Prima col governo Monti e poi nei 2 mesi dopo le elezioni, i politici storici della seconda Repubblica non hanno saputo prendere la situazione in mano e si sono divisi su tattiche diverse. La strategia per loro è la conservazione: riportare il paese alla normalità degli anni scorsi senza dover cambiare nulla o quasi, ma sul come ognuno ha la sua idea. In particolare il Pd ha dimostrato di avere opzioni talmente diverse al proprio interno, che è riuscito a bruciare nel segreto dell’urna due candidati presidenti in due giorni. Così lo schieramento conservatore che controllava oltre il 75% dell’assemblea che doveva eleggere il nuovo Presidente della Repubblica ha trovato la quadra sull’unica mente lucida che aveva: Napolitano. E pazienza se ha quasi 88 anni. In compenso piace a tanti ex Ds perché viene dalle loro fila, piace alla destra per il suo spirito presidenzialista, piace ai moderati per aver inventato il governo Monti. Un Presidente conservatore intelligente che viene dal vecchio mondo progressista. Perfetto.
Peccato però che molti dei quasi 9 milioni che hanno votato Pd non credevano che avrebbero eletto politici votati alla conservazione. E quindi non riescono a spiegarsi perché tutto il centrosinistra (che aveva 497 voti dei 504 necessari per eleggere il Presidente) non abbia votato col M5s per un galantuomo innovatore e progressista come Stefano Rodotà. Da qui prima la defezione di Sel e poi la novità storica della folla furente in piazza Monte Citorio con tanto di iscritti democratici che bruciavano le tessere. Eccola qui la nuova dialettica italiana, conservatori vs. sovversivi. Progressisti forse ancora no, per acerbità di idee, ma sovvertitori dell’attuale ordine delle cose sì.
I conservatori hanno puntato tutto sull’arroccamento estremo con Napolitano. I sovversivi hanno rifondato la loro alterità con un M5s rilanciatosi a furor di popolo e con la vendoliana Sel che in questa fase spera di approfittare dei democratici in libera uscita dal fu Pd di Bersani e Bindi. E in piazza ieri c’era pure Rifondazione Comunista. Il “colpo di stato” del 20 aprile può diventare il mito di fondazione di chi oggi sente di non avere più nulla a che spartire con i modi e i personaggi della seconda Repubblica.
Le conseguenze prossime di quanto accaduto dipenderanno da cosa accadrà a breve. Lunedì Napolitano giurerà e in settimana potrebbe nascere un nuovo governo politico che veda uniti i partiti elettori di Napolitano. E sarà come buttare benzina sul fuoco. A quel punto i grillini e la sinistra radicale avranno il compito storico di dovere gestire e guidare al meglio e fino al successo l’aria insurrezionale del paese difendendosi dalle forzature (in)costituzionali di Napolitano. E se il Pd si rinnoverà con un gruppo dirigente di giovanotti capaci e seduttivi alla Renzi, per i sovversivi sarà tutto più complicato. Se i sovvertitori falliranno, sarà la disfatta comune di entrambi gli schieramenti in campo. È l’eterno “qui si fa l’Italia o si muore”, con i “napolitaniani” nel ruolo imbarazzante di novelli Borbone.

Per Lavika Web Magazine.

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