E se avessimo votato col proporzionale? [riveduto e corretto]

Il mio post del 5 marzo scorso ha avuto una certa popolarità nel web. Evidentemente l’ansia diffusa fra le masse per poter contare di più nelle scelte del paese ha portato a rivalutare leggi elettorali più democratiche ed accogliere con favore riflessioni che vent’anni fa sarebbero state coperte di ridicolo. Tuttavia il proporzionale che volevo applicare sulle elezioni del 2013 voleva essere, come avevo scritto, quello in vigore in Italia fino al 1993. Tale legge elettorale è in verità meno generoso coi piccoli partiti di quanto si creda e pertanto una svista sull’ex art. 83 del DPR 361/1957 e un errore di calcolo sul cosiddetto quoziente Imperiali ha falsato i risultati. L’art. 83 in particolare impone che ad accedere al recupero dei resti nel collegio unico nazionale siano solo i partiti che abbiano almeno 300mila voti validi e che abbiano già conquistato almeno un seggio pieno. Non potevo quindi “ripescare” Fare, La Destra e Grande Sud. Faccio umilmente mea culpa.

Nel frattempo la Corte di Cassazione ha ultimato la verifica dei dati elettorali e ha pubblicato i dati ufficiali per la Camera dei Deputati. Pertanto con i nuovi dati elettorali e una maggior attenzione nei calcoli, pubblico la tabella corretta:

proporzionale camera 1993-2013

Come si noterà il discorso nella sostanza non cambia: con questa legge elettorale – teoricamente – sarebbero entrati a Montecitorio 14 deputati di Rivoluzione Civile e un rappresentante sudtirolese di Die Freheitlichen. Pertanto le sinistre (Pd, Sel, Rc, Svp) non andrebbero oltre i 207 seggi, le destre (Pdl, Lega, Fratelli d’Italia, Die Freheitlichen) si fermerebbero a quota 183 seggi, e il centro montiano a 66. Anche se quest’ultimo si saldasse interamente con tutte le sinistre o tutte le destra, la maggioranza minima di 316 seggi rimarrebbe comunque lontana. E dunque i 170 grillini restano centrali e decisivi.

Il caso ha voluto che mezz’ora dopo il mio post, L’Espresso pubblicasse un articolo con simulazioni analoghe alla mia usando tutte le più noti leggi elettorali europee per giungere a conclusioni simili alle mie.

Infine alcune repliche a chi obietta che il calcolo sia virtuale e quindi che non si possa tenerne conto. Intanto lo scopo della simulazione era mostrare che cosa vuol dire davvero proporzionale, quanto il porcellum deformi inutilmente la rappresentanza democratica e che cosa significhi avere per una lista oltre il 25% dei consensi. Un esempio di scuola su cui riflettere. Né più né meno. È probabile che se ci fosse stata in vigore la legge elettorale del 1953, come ha osservato qualcuno, qualche cosa nel comportamento dei partiti e degli elettori sarebbe stato diverso. Verosimile. Tuttavia dal 1994 al 2004 la quota proporzionale alla Camera con sbarramento al 4% del vecchio Mattarellum e il proporzionale purissimo delle europee non ha mai dimostrato grandi cambiamenti di comportamento nell’elettorato. Coloro che si fanno calcoli di “voto utile” o calibrano le proprie scelte in base ai meccanismi della legge elettorale del momento, sembrano in Italia essere davvero pochi. Molto più influente sarebbe l’uso della preferenza. Con le liste bloccate di fatto tutto si riduce a un voto d’opinione per la lista A o B o C. La preferenza indurrebbe non pochi elettori a scegliere prioritariamente il proprio rappresentante dando meno valore alla lista che lo candida fino a “sacrificare” la propria opinione politica su un partito.

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One thought on “E se avessimo votato col proporzionale? [riveduto e corretto]

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