Perché non si può tifare Wu Ming

repubblica italiana 191 logo

Negli ultimi giorni stanno avendo una certa popolarità nel popolo di sinistra naufragato, le tesi di Wu Ming sul MoVimento 5 Stelle. La popolarità improvvisa di teorie già note e presenti sul web e in libreria possono spiegarsi col fatto che in un momento di smarrimento Wu Ming offre una lettura semplice, a tratti semplicistica per quanto sofisticata,  e al tempo stesso compatibile con una visione comunista e confusa della politica e della storia.

Tutto parte da un post su Internazionale, che ha poi richiesto un approfondimento su Giap e un’intervista riassuntiva su il manifesto.

La tesi “forte” di Wu Ming è che

«il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. (…) Negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, ha garantito la tenuta del sistema»

e come prova Wu Ming ricorda che:

«Negli ultimi tre anni, mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente antiausterity e antiliberisti, qui da noi non è successo».

La logica conclusione è che dunque

«da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio».

Se non esiste OccupyPiazzaAffari, ma il M5s col malcontento generale diventa il primo partito, allora la colpa è in parte di Grillo e Casaleggio.
Wu Ming aggiunge però che il M5s, al netto delle sue contraddizioni, è fondamentalmente un fenomeno di destra tout court. O almeno risponde alla categoria di destra elaborata da Wu Ming:

«l’M5s separa il mondo tra un “noi” e un “loro”. (…) Siamo convinti che il grillismo sia fondamentalmente un’ideologia e un racconto del mondo di destra, proprio nel senso che dicevamo sopra. I motivi per cui ne siamo convinti, e gli esempi che abbiamo fatto, sono tanti. Per noi il discorso di Grillo/Casaleggio è un mix di vari populismi e miti interclassisti, con fortissimi elementi di liberismo e addirittura di ideologia da destra “anarcocapitalista” statunitense».

Se i movimenti antiliberisti sono stati sostituiti da un super-movimento di destra, la conclusione più coerente è che il grillismo non fa tremare il capitalismo italiano, ma anzi gli ha evitato di confrontarsi con l’inevitabile conflitto sociale da crisi economica grazie a un «diversivo»:

«il grillismo ha occupato con un discorso diversivo (contro la «Kasta» invece che contro le politiche liberiste, contro la disonestà degli amministratori anziché contro le basi strutturali di un sistema che mostra la corda in tutto l’occidente, per l’efficientismo «meritocratico» etc.) lo spazio che in altri paesi europei è occupato da movimenti nitidamente anti-austerity, quando non esplicitamente anticapitalistici».

Tirando le somme:
«l’unico modo per saper leggere la fase che inizia, è comprendere quale sia stato il ruolo di Grillo e Casaleggio nella fase che termina. Per molti, si sono comportati da incendiari. Per noi, hanno avuto la funzione di pompieri. (…) Se Grillo e Casaleggio sono riusciti a fare questo, è perché i movimenti non hanno saputo trovare vie d’uscita dalla crisi che li ha colpiti una decina d’anni fa, non c’è stato un lavoro riorganizzativo, e i cicli di lotte che si sono susseguiti non hanno radicato senso comune».

La tesi è suggestiva, ma astratta e in definitiva consolatoria. Suggestiva perché nonostante certe sbavature sembra di una logica inoppugnabile, astratta perché comunque non argomentata con prove, consolatoria perché liquidando il M5s come l’ennesima destra, rassicura che si fa bene a provare odio contro il grillismo: io sono giusto anche se minoritario, sono gli altri che stanno prendendo un abbaglio.
Ora, il fatto che i movimenti siano andati in crisi velocemente dopo Genova e oggi in una situazione oggettivamente favorevole non siano capaci di rilanciarsi come in altre zone del mondo, è un fatto non nuovo per il nostro paese. Pure nel 1976 (!) i movimenti erano dati in crisi dai contemporanei e furono travolti dalla controffensiva padronale degli anni ’80 che li portò al riflusso. Ma che questo abbia favorito Grillo e il M5s è tutto da dimostrare. Ma Wu Ming non dimostra, asserisce apoditticamente. Certamente il grillismo non ha trovato concorrenti, ma ciò non spiega perché al suo interno siano confluiti di fatto non solo piccoli borghesi spaventati, ma anche pezzi sani di antagonismo come i No Tav. Non si dimentichi poi che il grillismo di piazza nasce già di successo nel 2007 e quindi poco prima che esplodesse la crisi in Usa, e che negli anni 2008-2010 ha raccolto risultati mediamente incoraggianti ma molto contenuti (2-3%) e sempre e solo nel centro-nord con qualche exploit significativo in Emilia.
Semplicemente c’è uno Stato che ha esaurito la sua capacità di egemonia sui suoi cittadini prima a sinistra nel 2007 e poi a destra nel 2010 per esaurimento delle formule della seconda Repubblica. Fenomeno aggravato da una crisi economica enorme e profonda. A quel punto poteva approfittarne chiunque avesse delle proposti forti e chiare, poteva essere una forza nazista come una comunista. L’unica forza che aveva un leader credibile con le parole d’ordine giuste coerenti col suo tempo è stato il M5s. Il grillismo non ha impedito a nessuno di farsi avanti allo stesso modo offrendo una vera scelta alla disperazione e al rancore delle masse, ma non c’era o se c’era non ha saputo farsi notare sul web o in piazza. La metafora del letto del fiume lasciato dai movimenti e colmato da Grillo non regge, perché non era detto che le masse abbandonate dai movimenti si sarebbero lasciate persuadere solo da Grillo e perdippiù in modo così massiccio. In fondo quando il cittadino/elettore ha voluto usare un partito per fare facile voto di protesta, questo non ha mai superato l’8% (Bonino ’99, Di Pietro ’09). La stessa Lega Nord nei momenti migliori si sognava certe percentuali.
Per cui osservazioni come questa:

«quando il M5s partecipa a una lotta avviata da altri, Grillo tende a descrivere quella lotta come se fosse patrimonio esclusivo cinque stelle, e la sua descrizione diviene ben presto quella di prammatica: Noi abbiamo usato i nostri corpi per fermare il TAV, noi abbiamo fermato il ponte sullo Stretto, noi abbiamo vinto i referendum per l’acqua etc. In questo modo, negli anni, Grillo ha “messo il cappello” o provato a mettere il cappello su quasi tutte le mobilitazioni e rivendicazioni dei movimenti sociali in Italia»

appaiono puerili e piagnucolose. Grillo fa il suo mestiere di politico, discutibile, ma razionale: se Grillo mette il cappello così facilmente, forse è anche perché nessuno glielo impedisce o almeno non in modo adeguato.
Grillo e i grillini non sono una piovra che subdolamente si è insinuata fra noi, ma solo un attore politico che ha democraticamente e senza neppure tanta visibilità lanciato una proposta, una visione e una prassi politica che è piaciuta a tanti. Banale, ma reale.
Se così facendo Grillo ha difeso il sistema, allora ne conseguirebbe che più a monte il battere in ritirata, il disperdersi, la sostanziale ignavia dei movimenti e della sinistra tutta ha rafforzato il sistema.

La proposta grillina è di destra solo perché si esprime nelle forme del capopopolo populista? Solo perché avanza qualche proposta di destra e solo perché – oibò! – prende voti e candidati anche a destra? Ma l’Italia che sognano i grillini è in buona parte figlia di idee progressiste, il programma (certo lacunoso) è al 93% progressista, e i voti che raccoglie sono al 60% di elettori progressisti. Esplorando beppegrillo.it è più facile imbattersi in post di sinistra. Basti pensare all’intervista del 2011 allo storico marxista Eric Hobsbawm e il conseguente post di cordoglio. O il post commemorativo su Enrico Berlinguer. O il più recente post sull’autogestione argentina alla Naomi Klein di The take.

Wu Ming nei rimproveri che rivolge alle sinistre osserva giustamente quanti danni abbia fatto l’antiberlusconismo:

«Berlusconi non è una causa, ma una conseguenza. Aver concentrato tutta l’attenzione su di lui e sulle sue malefatte ha disarmato concettualmente la sinistra e i movimenti, impedendo di aggredire i nodi di fondo che generano i Berlusconi».

Ecco, altrettanto oggi Grillo non è una causa, ma una conseguenza, e concentrare tutta l’attenzione su di lui facendogli le pulci alla ricerca di prove che lo inchiodino come un qualunquista, un fascista e comunque come un estraneo alla sinistra, non fa altro che tenerci disarmati e distanti dalla realtà, dal paese reale e dalle classi che vorremmo difendere. Il che, sia chiaro, non vuol dire voler fare del grillismo un fenomeno schiettamente di sinistra.

Grillo è un figlio del movimento ambientalista degli anni Ottanta, quando l’unico modo per essere antagonisti a molti sembrava fare una lista verde (si ricordi il caso Dp e i Verdi Arcobaleno di Mario Capanna). Lo stesso ecologismo che grazie al web creò la contestazione al WTO di Seattle nel 1999, anticipando i movimenti del 2001. Negli ultimi vent’anni l’ecologismo di Grillo ha pervaso, non sempre lucidamente, i suoi spettacoli al cinema e in teatro. Poi nel 2004 ha incontrato un visionario telematico come Casaleggio ed è nato il grillismo come lo conosciamo oggi, impasto di ecologia, efficientismo e democrazia telematica con una vocazione al totalitarismo di sinistra. A Wu Ming e ai compagni che ergono da anni facili e rassicuranti muri destrofobici contro il MoVimento 5 Stelle, magari con la scusa che il grillismo è “contraddittorio”, farebbe comodo andarsi a rileggere il dialogo a distanza tra Palmiro Togliatti e Guglielmo Giannini, leader del Fronte dell’Uomo Qualunque, quello sì un partito nettamente fascistoide. In quell’occasione il segretario generale del Pci spiegò:

«Il periodo che viviamo è di grave sconvolgimento sociale, politico, morale. Volere pretendere che in un periodo simile tutto si svolga, nel campo della politica, e soprattutto per quanto riguarda gli schieramenti delle masse lavoratrici e dei disorientati ceti medi, in modo regolare, secondo le norme prestabilite, senza scarti, senza che si producano fenomeni impreveduti, paradossali, e persino grotteschi? E soprattutto, volete pretendere che in un periodo simile i movimenti politici di rilievo si producano allo stato puro, tutti di natura omogenea, tutti reazionari o tutti progressivi, dal capo alla coda, secondo la qualifica che voi loro avrete data o secondo la natura del gruppo che prevale alla loro sommità? Avrete preteso l’impossibile e finirete come i poveri liberali, abilissimi nell’acchiappare le idee eterne nella rete come si acchiappano le farfallette nei prati, e incapaci di comprendere un’acca della realtà».

È giusto augurarsi che le contraddizioni del M5s si risolvano portando i grillini a scegliere nella lotta di classe finalmente da che parte stare, a maturare rinunciando a idee e modi retrivi, ma non si può a tale scopo «tifare rivolta». Sostiene Wu Ming:

«noi ci auguriamo spaccature verticali e orizzontali, e su questioni concrete. Saranno le battaglie specifiche a mettere i grillini “di sinistra” di fronte a scelte che ormai non sono procrastinabili».

Non bisogna aspettare che il grillismo si chiarisca le idee a colpi di spaccature interne. In quel modo noi perderemmo tempo e loro energia da spendere per scopi importanti. Occorrerebbe imparare a conoscersi reciprocamente. È ancora Togliatti che ci aiuta quando spiega che:

«se attraverso una discussione onesta e leale avverrà che molti odierni seguaci dell’U.Q. si convinceranno che noi comunisti, che mai ci siamo creduti e mai ci crederemo infallibili, lavoriamo e lottiamo sinceramente e con tenacia per l’interesse dei lavoratori e per il bene del Paese, ebbene, sarà tanto di guadagnato. Avremo per lo meno impedito che, nell’interesse dei soliti nemici della Nazione italiana e del suo progresso, della gente in buona fede venga ancora una volta trascinata a occhi chiusi in una via che potrebbe esser quella della sua rovina e della rovina di tutti».

E rivolto infine a quelli del Fuq:

«Discutete ciò che noi siamo e ciò che noi facciamo, e non ciò che qualcuno vorrebbe che noi fossimo o facessimo perché ciò gli farebbe comodo. Imparate a conoscerci: ecco il passo in avanti che dovete fare ora. Il resto poi, se è possibile, verrà da sé».

Certo servirebbe che i grillini potessero interloquire con un soggetto anticapitalista dalle idee e dalle proposte chiare, e non coi cascami confusi e balbettanti dell’odierna sinistra.

Ad ogni modo nessuno oggi può sapere se il M5s sarà il nuovo Pci o il nuovo Pnf. Se durerà pochi mesi o decenni. Ma cerchiamo di raccontarci la realtà presente per quella che è e non per quella che vorremmo che fosse.

Annunci

2 thoughts on “Perché non si può tifare Wu Ming

  1. grazie, ho provato anche io ha commentare l’articolo speditomi da una amica con una scritta: “spiegami perché hai votato grillo”. Credo che la cosa migliore in questo momento sia lavorare assieme perché quest’onda vada avanti e ci porti sempre più vicino ai nostri ideali. Solo partecipando, non delegando e non dando per scontato che tutti la pensiamo uguale, potremo vincere una battaglia che è più grande di questa contingenza

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...