Il caso Ingroia o di una generazione di sinistra

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La legislatura 2008-2013 forse passerà alla storia come quella delle occasioni perdute. Almeno per la sinistra. Era chiaro fin dalla fine del 2007 quello che stava per accadere nel paese e quello che rischiava la sinistra in senso lato, ma purtroppo i partiti del fu governo Prodi II ieri come oggi sono guidati da persone che tendenzialmente è più facile che siano connessi con l’Ansa che con gli umori della società o almeno con quelli del proprio elettorato di riferimento. Per cui poi succede che in Parlamento il Pd da un lato continua imperterrito a cercare di aggiornare e applicare gli schemini dalemiani per la conquista del potere con bizantini compromessi storici; e l’Idv dal canto suo, pur non cercando la conquista del potere, continua a pensare secondo gli schemi della seconda Repubblica: leaderismo spinto, gara alla sparata grossa, trovate elettorali/referendarie, disinteresse per la politica territoriale e partiti intesi come meri comitati elettorali.
Fuori dal Parlamento Prc, Pdci, Verdi e poi Sel nell’ultimo lustro non hanno saputo fare di meglio, tanto da essere usciti anche dall’europarlamento e da alcune regioni. Il Prc dopo aver giustamente salvato la propria identità e organizzazione, non ha avuto il coraggio di rilanciarla in modo brillante e preferendo ricadere – non senza apparenti contraddizioni – negli schemi della seconda Repubblica: ricerca di un’alleanza col Pd per mero antiberlusconismo («fronte democratico»), trovate sostanzialmente elettorali come la Federazione della Sinistra, codismo in tutte le iniziative politiche progressiste altrui. Analogo discorso si potrebbe fare per il Pdci cui però si è via via aggiunto un leaderismo sempre più accentuato e una certa chiusura alla diversità di opinione che lo ha reso più compatto, ma anche molto più piccolo. I Verdi hanno avuto un percorso simile a quello del Prc: salvata l’organizzazione dallo scioglimento dentro Sel nel 2009, non hanno poi saputo rilanciare l’ecologismo in modo innovativo, ricadendo nei vizi di prima, ma con un partito ancora più piccolo e meno influente.
Capitolo a parte per Sel: la Sinistra Democratica di Mussi e Fava era per rilanciare l’Arcobaleno inteso come partito unico di una sinistra generica e dello stesso avviso sono un pezzo vendoliano del Prc e le minoranze del Pdci e dei Verdi. Dalla fusione di queste quattro anime rinasce l’Arcobaleno come Sinistra Ecologia Libertà secondo una linea politica che apporta una piccola variante alla prassi ordinaria della sinistra durante la seconda Repubblica: un leader potente (Vendola) guida un gruppo di sinistra radicale non meglio precisata nella speranza di influenzare il Pd ed egemonizzarlo di fatto con le primarie in ogni comune fino alla conquista della leadership del centrosinistra tutto. Per applicare questo schema, Sel ha sacrificato di tutto giocando d’azzardo, fino all’umiliazione delle primarie di coalizione del 2012. Da allora per Sel il declino profondo essendosi il partito infilato in un cul-de-sac senza neppure immaginare un piano B.
Intanto intorno a loro il mondo sprofondava nella crisi più nera degli ultimi secoli e la società italiana si smarriva ulteriormente accumulando esponenzialmente ulteriori ansie e frustrazioni. Quando alla fine del 2011 cade Berlusconi consumato dal fuoco amico, il centrodestra ha ormai perso buona parte del consenso che gli proveniva da classi alte e ceti medi in via di proletarizzazione. Il Pd ne approfitta allora per fare un anno di governo tecnico di fidanzamento col centro dei poteri forti e delle classi alte. Queste ultime, in nome dell’emergenza, a loro volta ne approfittarono per imporre un colpo di coda neoliberista che con Berlusconi non era mai riuscito così bene e in così poco tempo.
Le elezioni politiche del 2013 hanno tirato le somme di questi percorsi: il governo Monti e i suoi sostenitori più sinceri si sono fatti polo a sé; il Pd con Sel ha marciato sereno verso un trionfo scontato da condividere comunque coi montiani; Berlusconi, preso atto – un po’ per realismo un po’ per megalomania – che nessuno era degno di prendere il suo posto, ha ricompattato la sua coalizione, ha chiesto pieni poteri e dal 15 dicembre ha fatto una campagna elettorale con enorme sacrificio secondo i suoi schemi classici.
E la sinistra? Illusasi che ogni anno sarebbe stato quello buono per le elezioni politiche anticipate che l’avrebbe riportato in Parlamento, con la nascita del governo Monti si divide amleticamente tra fiancheggiamento e opposizione al Pd. Gli aspiranti fiancheggiatori (Pdci in primis) credono che Bersani è un Peppone che vuole bene ai suoi fratelli rossi minori e che li farà tornare almeno alla Camera se faranno i bravi; il Prc fiuta subito che stavolta senza Berlusconi il fronte democratico non si potrebbe giustificare, che si rischierebbe solo di perdere i pochi voti rimasti. L’Idv porta alle estreme conseguenze il suo modo di far politica e viene espulso dal centrosinistra.
Quando poi arrivano le elezioni politiche anticipate di quasi due mesi per davvero, la sinistra è ancora lì a interrogarsi sul che fare. La nuova sinistra di Alba e altri movimenti cercando di condurre il gioco, di imporre le loro ricette, ma per eccessiva sfiducia nei partiti finiscono per tirare troppo la corda fino a spezzarla, cosa che permette agli aspiranti fiancheggiatori del Pd (Idv, Pdci, De Magistris) di imporre il cartello elettorale Rivoluzione Civile guidato da Antonio Ingroia, convinti ancora che entreranno in coalizione. Tra questi il più ottimista è forse il Pdci in che ha sempre avuto parole di affetto per il Pd, ha addirittura partecipato alle primarie del centrosinistra e snobbato il No Monti day. Bersani invece non li degna di uno sguardo e del resto non si capisce che convenienza avrebbe avuto a inserirli nella propria eventuale maggioranza di governo. Ingroia il 29 dicembre 2012 si ritrova così ad essere il candidato premier di una sinistra riunita, senza i movimenti, ma con l’appoggio almeno del Prc che a questo punto non poteva fare altrimenti.

In campagna elettorale si verificano 15 circostanze ben precise:
1) il clima generale intorno alla lista Ingroia sembra più positivo rispetto a quello che c’era intorno all’Arcobaleno
2) rispetto all’Arcobaleno manca Sel alleato del Pd, ma c’è l’Idv, ex alleato del Pd
3) l’Idv è moribondo dal 28 ottobre 2012, il Pdci è quasi inesistente, ma Sel non sembra godere della teoria del voto utile
4) le liste dei candidati di Rivoluzione Civile spargono più delusione del solito in moltissimi territori
5) molto alleati naturali prendono le distanze da Rivoluzione Civile
6) molti elettori di sinistra si mostrano indecisi fra Grillo e Ingroia
7) alcuni decidono salomonicamente di votare sia Ingroia che Grillo (Travaglio docet)
8) Grillo inizia la campagna elettorale in declino, ma inizia a crescere quando il 25 gennaio interviene all’assemblea degli azionisti di Mps
9) nei sondaggi la lista Ingroia non perde né guadagna voti per tutta la campagna elettorale
10) Ingroia in Tv risulta mediaticamente scarsissimo e autore di diverse gaffes
11) la propaganda scelta dalla lista è scarsissima e ampiamente deficitaria
12) Ingroia è stato comunque un richiamo più forte di tutti i partiti che lo appoggiano
13) a parte Di Pietro, gli altri leader di partito della lista scelgono l’invisibilità
14) il programma completo di RC appare solo 15 giorni prima delle elezioni, dopo che per mesi era circolata una sintesi incomprensibile
15) gli unici manifesti circolanti sono due primissimi piani di Ingroia.

Risultato: 2,2% alla Camera dei Deputati e per pietà non ricordiamo il dato del Senato. Dunque un progetto nato male, cresciuto peggio e morto come doveva morire. La società e persino buona parte dei propri elettori sono andati altrove coerentemente col clima creato dalla crisi e dalla politica incapace di risolverla. Probabilmente anche i militanti più fedeli avranno provato imbarazzo con l’impostazione leaderistica per certi aspetti berlusconiana di Rivoluzione Civile. I comunisti della lista, poi, avranno avuto disagio nel fare campagna per una forza che si poneva come il doppione dell’Italia dei Valori (forza del resto egemone nel progetto per candidati e a livello organizzativo). I teatri per Ingroia erano pieni, è vero, ma lo erano anche quelli degli altri candidati, fenomeno normalissimo quando si arriva a un’elezione con tanta ansia di cambiamento, ma anche tanto smarrimento. I cittadini si sono guardati intorno per cercare di capire disincantati quale fosse il partito migliore alle proprie più impellenti esigenze. La situazione del resto, l’abbiamo detto più volte, è pre-rivoluzionaria, o meglio insurrezionale, anche se la coscienza di classe è quasi inesistente. Tuttavia nessuno ha voglia in questa fase di una rivoluzione “civile”, roba da benestanti annoiati, da ceto medio riflessivo, roba per cui in fondo c’è già il Pd. Quello che tutti aspettano anche se pochi hanno il coraggio di fare è la rivoluzione sociale. E siccome il soggetto politico apparentemente più rivoluzionario sulla piazza dal 2007 è Beppe Grillo, tantissimi non hanno disdegnato di fare la loro rivoluzione in cabina, alla faccia di chi crede che fuori dai poli non può esistere uno spazio politico.

Non è il caso di riaprire la questione Grillo e di analizzare qui la complessità del fenomeno. Per ora ci basti notare che avendo il centrosinistra deluso nel 1996-2001 e 2006-2008, e avendo il centrodestra deluso nel 2001-2006 e 2008-2011, la seconda Repubblica nata dal crollo del Muro di Berlino e da Tangentopoli, ha esaurito la sua spinta propulsiva in un momento di crisi economica acutissima. A una tale situazione un partito o polo di sinistra o dà una risposta all’altezza oppure non si capisce neppure perché bisognerebbe andare nei seggi elettorali con la benzina a quasi 2 euro al litro! Vendola stesso ha goduto di larghe simpatie finché era percepito superficialmente come colui che avrebbe scassato dall’interno il centrosinistra a favore del popolo agonizzante. Finita l’illusione, Sel ha perso ogni fascino per i più. Prima ancora era successo all’Idv alle europee del 2009.
A distanza di giorni dai risultati definitivi, i dirigenti più in vista che hanno dato vita a Rivoluzione Civile o sono silenti e presumibilmente depressi o rilasciano dichiarazioni scomposte e astiose. Segno che forse erano tanto ottimismi di prendere il doppio dei voti, che non si sono preparati un piano B d’emergenza. Avventurieri come Vendola e l’Occhetto che contrastarono nel 1989-1991. Gli uni e gli altri sotto scacco e senza alibi perché il successo del MoVimento 5 Stelle sta lì a smentire tesi arcaiche o di comodo come quelle del voto utile, dell’importanza di stare in Tv e in una coalizione di governo, dello scarso valore del web, ecc. Lezione che pure doveva essere chiara fin dalla vittoria nei referendum dell’acqua, del nucleare e del lodo Alfano.
Gli errori in politica si pagano ed errare è umano, s’intende. Ma quando gli errori sono così tanti e tali da poterci riempire un libro bianco, quando più gruppi dirigenti con sfumature diverse non riesce a fare neppure i propri interessi più spiccioli, allora la causa della débâcle deve’essere più a monte, di vecchia data e radicata. Per noi il problema, come ho detto più volte, è generazionale. Pur nella diversità Bersani, come Ferrero, Diliberto come Vendola sono accomunati dal fatto che si sono formati politicamente nell’adolescenza fra gli anni ’70 e gli anni ’80, e quando nel ’90 la generazione precedente la loro (quella di Enrico Berlinguer, per intenderci) ha fatto loro spazio si sono trovati a dover gestire la sinistra comunista post-Muro all’interno degli schemi della seconda Repubblica senza essersi liberati dei vizi del Pci da un lato e della sinistra massimalista dall’altro. Per anni hanno amministrato il capitale umano costruito durante la Resistenza fino a dissiparlo per aver sempre messo la polvere sotto il tappeto, per aver sopravvalutato le inezie e sottovalutato i drammi. Pur tra mille sforzi lodevoli e in una fase storica davvero difficile, la pigrizia intellettuale dei più della generazione nata negli anni Cinquanta ha ucciso l’azione e non gli ha permesso di resistere completamente neppure come singoli al clima culturale antiprogressista dominante nel paese dal 1980. Al timone senza bussola, prima sono andati alla deriva e ora galleggiano su una zattera.
I problemi socio-politici-economici del pianeta però restano lì. La dittatura della borghesia pure, anche se in affanno. Ai comunisti occorre una nuova nave con un nuovo equipaggio che chiuda con i sopravvissuti del Pci, di Dp, del manifesto o di Lotta Continua e inizi la sua battaglia su questa terra. Non una palingenesi non meglio precisata stile Rifondazione del 1991, ma un rilanciarsi brillante e razionale. Lenin e Gramsci fecero così con i vecchi socialisti decotti tra il 1918 e il 1921. Se si potrà varare questa nave, l’oceano che ci aspetta derubricherà lo stagno di questi anni a incidente di percorso.

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