Il programma di Ingroia: con i laici e i lavoratori onesti

La neonata Rivoluzione Civile chiede il voto per riportare in Parlamento le tradizionali rivendicazioni della sinistra rosso-verde-arancione

Una delle principali novità di queste elezioni politiche è il polo di sinistra guidato dal magistrato Antonio Ingroia. La lista Rivoluzione Civile nasce dall’unione dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, Rifondazione Comunista di Paolo Ferrero, i Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto, i Verdi di Angelo Bonelli, il Movimento Arancione di Luigi De Magistris e La Rete 2018 di Leoluca Orlando.

Il programma ufficiale della lista Ingroia è di appena 10 punti in due pagine. Tuttavia lo scorso 10 febbraio sul sito ufficiale della lista è apparso un programma molto più vasto definito come quello «completo». Qui troviamo 65 punti programmatici distribuiti in undici temi.

Per uscire dalla crisi la ricetta della sinistra di Ingroia prevede di regolamentare la finanza, redistribuire la ricchezza, e «una nuova alleanza tra lavoro, ambiente, conoscenza» che porti a interventi pubblici e «politiche industriali che innovino il nostro apparato produttivo e riconvertano l’economia nel segno della sostenibilità ecologica».

L’Unione Europea deve diventare luogo «dei diritti». Quindi sì alla Bce come prestatore di ultima istanza e a una «vera» Tobin tax. E poi: separazione delle banche di credito da quelle di investimento, promozione dell’audit sul debito e di politiche di convergenza fiscale e salariale, rinegoziazione del fiscal compact, recupero di «risorse derivanti dalla lotta all’evasione, alla corruzione, all’economia illegale per politiche di sviluppo che diminuiscano il rapporto tra debito e Pil», riconversione ecologica dell’economia, l’istituzione di un indicatore del benessere sociale e ambientale.

Quanto a giustizia e antimafia, Ingroia e i suoi alleati sono per colpire la mafia nei suoi rapporti economici e politici, ripristino dei reati di falso in bilancio e concussione per induzione, abrogazione delle leggi ad personam. Vengono poi previsti nuovi reati contro l’ambiente, l’autoriciclaggio e la tortura, più trasparenza nelle forze dell’ordine e più garanzie per i carcerati. E poi più depenalizzazioni e processi più rapidi.

Nel campo della laicità e della libertà rientrano quattro impegni ben precisi: sì alle unioni civili e ai matrimoni e alle adozioni gay, piena attuazione della legge 194/1978 e nuove norme sulla fecondazione assistita, testamento biologico e di fine vita, norme nuove sull’immigrazione con l’abrogazione del reato di clandestinità e dei Cie, e cittadinanza ai figli degli immigrati.

Sul fronte del lavoro Rivoluzione Civile si propone di ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nella sua versione originale, abrogare l’articolo 8 del decreto legge 138/2011 e la riforma delle pensioni Fornero, cioè licenziamenti solo per giusta causa, ritorno al contratto collettivo di lavoro senza eccezioni e abbassamento dell’età pensionabile. E ancora: democrazia nei luoghi di lavoro, no alla precarietà e stabilizzazione dei precari della scuola e della Pubblica Amministrazione, reddito minimo garantito per i giovani, assegno di maternità universale, «piano straordinario per il lavoro, nei settori del risanamento idrogeologico, della manutenzione ed efficientamento del patrimonio pubblico, della mobilità sostenibile», più spesa per ricerca e sviluppo.

Per le PMI, gli artigiani e l’agricoltura la promessa è di snellire la burocrazia, sbloccare il credito alle imprese e i pagamenti da parte della PA, green economy e sostegno delle filiere di qualità, banda larga gratuita per tutti, tutela e valorizzazione del paesaggio, dell’agricoltura e della biodiversità, e premi per le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato.

Sull’ambiente la lista rosso-verde-arancione ribadisce il suo no alla TAV e al ponte sullo Stretto di Messina, e propone investimenti «sulla prevenzione del rischio idrogeologico e su un Piano delle piccole opere» e più in generale invoca una «lotta contro i crimini ambientali». Proposta poi «una road map per l’uso efficiente delle risorse», no alle deroghe agli strumenti di pianificazione urbanistica e sì ai green jobs. Infine più soldi al Ministero dell’Ambiente.

Per l’uguaglianza e i diritti sociali oltre a cercare di redistribuire la ricchezza, la lista Ingroia eliminerà l’IMU sulla prima casa, ma la estenderà agli immobili commerciali della Chiesa e delle fondazioni bancarie, introdurrà la patrimoniale e contrasterà l’evasione e l’elusione fiscale, meno tasse sui redditi medio-bassi, il lavoro e l’impresa, ma più tasse su rendite e grandi patrimoni. Non verrà aumentato il ricorso alla tassazione indiretta e si cercherà di «rafforzare la sanità pubblica». Qui i ticket saranno più leggeri e le liste di attesa più corte. E ancora: sospensione degli sfratti e rifinanziamento dei fondi per l’affitto e le politiche sociali, nuova definizione di livelli essenziali di assistenza, svincolamento degli investimenti sul sociale dei Comuni dal patto di stabilità, stabilizzazione del 5 per mille per le ONLUS.

Conoscenza, cultura, informazione nel programma di Rivoluzione Civile vengono definiti come beni comuni, cioè «diritti fondamentali non privatizzabili e mercificabili». Nella scuola viene criticato l’uso dei test Invalsi e Anvur, si afferma la volontà di voler abrogare le «controriforme» Gelmini e di dare più soldi a scuola, università e ricerca pubblica. Di contro niente soldi alle scuole private, no alla privatizzazione e alla frammentazione del sistema scolastico-universitario e più democrazia interna. E poi: obbligo scolastico a 18 anni, organico funzionale, stabilizzazione dei precari ovunque collocati.
Si promettono poi investimenti nella cultura almeno dell’1% del Pil, sostegno alla produzione e distribuzione indipendente e alle istituzioni culturali pubbliche, e il via a un piano straordinario di manutenzione del patrimonio culturale con lo sblocco delle assunzioni. Ai lavoratori della cultura saranno garantiti i diritti di tutti i lavoratori con in più il riconoscimento del carattere “intermittente” del loro lavoro. Ingroia promette poi la rottura degli oligopoli nel sistema della comunicazione con una legge sul conflitto di interessi e una antitrust. Viene infine ribadita la centralità del servizio pubblico radiotelevisivo, e in tal senso si prospetta una Rai indipendente dai partiti, a gestione democratica e partecipata e con assunzioni per concorso pubblico.

Rivoluzione Civile si dichiara per i diritti umani, la pace e il disarmo ed è pertanto contraria all’acquisto degli F35, al DdL Di Paola-Monti sulla riforma delle Forze Armate. Al contrario è favorevole al riitiro immediato delle truppe italiane da tutte le missioni di guerra e a non intervenire militarmente in Mali, alla riduzione delle basi militari in Italia, a una nuova legge sulla cooperazione e per il riconoscimento dello stato palestinese accanto a quello israeliano.

L’ultimo capitolo del programma di Rivoluzione Civile affronta la questione morale nella politica. Per risolverla si propone l’incandidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per gravi reati contro la pubblica amministrazione, l’abolizione della diaria dei parlamentari e la «diminuzione drastica» delle indennità parlamentari e regionali, «taglio drastico» anche per le  consulenze d’oro e i «consigli di amministrazione inutili», limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali e viene infine promessa la costruzione di «spazi di partecipazione permanenti, valorizzando la democrazia diretta e partecipativa».

Per Lavika Web Magazine.

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