Il programma di Monti: liberismo e paternalismo

La coalizione di centro vuole continuare sul solco tracciato dal governo uscente per un’Italia che coniughi il modello economico americano con quello europeo

Quest’anno fra centrodestra e centrosinistra si colloca una coalizione intermedia, quella guidata dal presidente del Consiglio Mario Monti. Era dal 1994 che alle elezioni politiche non si presentava un polo di centro alternativo. Allora c’erano il Ppi di Martinazzoli e il Patto Segni. Presero circa il 16-17%, abbastanza per sopravvivere alla prima Repubblica favorendo loro malgrado la primissima vittoria di Silvio Berlusconi. Quasi vent’anni dopo il terzo polo composto dall’Udc di Pier Ferdinando Casini, da Fli di Gianfranco Fini e da Scelta Civica di Mario Monti rischia di attestarsi sugli stessi risultati, ma la vera incognita è se i futuri parlamentari di “Con Monti per l’Italia” collaboreranno o meno con un governo di centrosinistra come auspica il Pd.

Il programma comune dei tre partiti è né più né meno che la cosiddetta Agenda Monti lanciata dal premier lo scorso 23 dicembre: 24 pagine fitte fitte che in fondo descrivono cos’è stato e quale voleva essere la politica del governo dei tecnici. Chi vota Monti è dunque per continuare l’opera finora abbozzata dal governo uscente.

Anche per i montiani la questione di partenza è l’Unione Europea, che deve diventare «più comunitaria e meno intergovernativa, più unita e non a più velocità, più democratica e meno distante dai cittadini». nel frattempo all’interno di questa UE Monti è per fare gli interessi dell’Italia con l’arte vellutata della diplomazia, cercando il consenso di più stati possibili soprattutto su «politiche orientate nel senso di una maggiore attenzione alla crescita basata su finanze pubbliche sane, un mercato interno più integrato e dinamico, una maggiore solidarietà finanziaria attraverso forme di condivisione del rischio, una maggiore attenzione alla inclusione sociale e alla sostenibilità ambientale». In cambio l’Italia deve essere fiscalmente disciplinata, deve cioè «confermare il proprio impegno al rispetto delle regole di disciplina delle finanze pubbliche e ad assumere le priorità strategiche definite in sede europea e le raccomandazioni specifiche che l’Unione europea rivolge ogni anno all’Italia». Più in generale, il centro di Monti, Casini e Fini vuole per l’Italia una politica estera multilaterale, non dissimile da quella della vecchia Dc, che sappia cioè essere ottima amica degli Usa come dei paesi del Medio Oriente.

Per far ripartire la crescita economica, l’agenda Monti parte dal principio che occorra uno stato con i conti pubblici a posto, che vuol dire perseguire il pareggio di bilancio strutturale, ridurre il debito pubblico, applicare il fiscal compact, dismettere pezzi del patrimonio pubblico per ridurre il debito. Viene comunque promessa una riduzione delle tasse che possa soprattutto difendere i più deboli e il ceto medio a danno dei più abbienti. Occorrono quindi «meccanismi di misurazione della ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali» e più in generale bisogna riformare il sistema tributario.
Viene difesa e rilanciata l’idea della spending review come «metodo ordinario per la gestione corretta ed efficiente delle amministrazioni pubbliche», le quali a loro volta si dice che devono diventare più agili, più efficienti e più trasparenti. A tal fine l’ambizione è di lanciare nei primi 100 giorni di governo «una consultazione per identificare le 100 procedure da eliminare o ridurre con priorità assoluta», cosa che, è spiegato nel programma, potrebbe portare a velocizzare anche la giustizia.
Per la crescita viene poi promesso «l’utilizzazione totale dei contributi» europei, la continuazione della stagione delle liberalizzazioni e un sostegno alle imprese basato su ricette già note: «riduzione degli oneri burocratici, tribunali per le imprese, promozione di fonti di finanziamento alternative, come la possibilità di avere obbligazioni societarie o l’agevolazione fiscale per i project bonds, la defiscalizzazione per le imprese che investono (ACE), la riduzione dei ritardi di pagamento dell’amministrazione alle imprese, revisione degli incentivi alle imprese, riduzione dei costi di approvvigionamento energetico, (…) investimenti in ricerca e innovazione attraverso il credito strutturale di imposta, (…) l’introduzione di nuove forme di finanziamento per migliorare l’accesso al credito e promuovere misure che facilitino la crescita dimensionale delle nostre imprese». Monti è poi per la creazione del Fondo per le ristrutturazioni industriali con la partecipazione di capitali privati e per continuare sulla strada dello smantellamento del contratto nazionale. Lo stato dovrà poi favorire la proiezione internazionale delle imprese medio-piccole e puntare a raggiungere un livello di investimenti diretti esteri vicino alla media europea.
All’interno delle strategie per rilanciare l’economia rientra una maggior attenzione per il mondo dell’istruzione. Qui la ricetta del professore è di dare «autonomia e responsabilità» alle scuole e di rimotivare gli insegnanti premiando i più bravi «ad esempio attraverso un premio economico annuale». E poi occorre ridurre la dispersione scolastica e accrescere investimenti nella ricerca e nell’innovazione favorendo anche l’incontro fra università e privati.
La coalizione centrista chiede il voto agli italiani anche per creare un’«Italia 2.0», cioè per innovare il paese dal punto di vista informatico «lungo i quattro assi delle connessioni infrastrutturali a banda larga e ultra larga, delle smart communities/smart cities, della introduzione dell’approccio “open data” rendendo tutti i dati della pubblica amministrazione accessibili e scambiabili on line, la diffusione del “cloud computing”, la nuvola dei dati, per unire e condividere dati provenienti da più istituzioni e dell’e-government, rafforzando gli incentivi per l’utilizzo di tecnologie digitali nei processi amministrativi per fornire servizi ai cittadini».
Per quanto riguarda l’ambiente, anche la coalizione montiana è per la green economy e per «uno snellimento e semplificazione della governance nel mondo dell’energia» che riporti le decisioni in materia di infrastrutture energetiche dagli enti locali allo stato. Occorre però anche «fermare la cementificazione e limitare il consumo di superficie agricola» e «adottare un grande piano di gestione integrate delle acque». Viene infine promesso sostegno agli agricoltori assicurando un accesso al credito più facile e la difesa del made in Italy alimentare dalle contraffazioni.
Quanto al turismo e alla cultura, l’idea di fondo è di puntare a una maggiore sinergia tra pubblico e privato.

Venendo a pensioni, lavoro e welfare, il programma di Monti parte dalla difesa senza se e senza ma della riforma Fornero, che a suo dire ha dato al paese «il sistema più sostenibile e avanzato in Europa». Su questa scia la promessa è di fare «una drastica semplificazione normativa e amministrativa in materia di lavoro», di superare il «dualismo tra lavoratori sostanzialmente dipendenti protetti e non protetti», di «ridurre a un anno al massimo il tempo medio del passaggio da un’occupazione all’altra», coniugare flessibilità e sicurezza economica e professionale, e, come già detto, abrogare il contratto collettivo nazionale di lavoro. Per i giovani che vogliono inserirsi nel mondo del lavoro viene promesso un «Piano Occupazione giovanile» e detassazioni per chi assume lavoratori fra i 18 e i 30 anni. Ma verrà favorita anche l’occupazione fra gli over 55, visto che per loro sarà sempre più difficile andare presto in pensione, e fra le donne.
Il welfare italiano per Monti va razionalizzato e innovato. Occorre comunque «potenziare l’assistenza domiciliare dei parzialmente sufficienti e dei non autosufficienti», attuare la riforma del’ISEE e valorizzare il volontariato. Viene poi lanciata l’idea di «reddito di sostentamento minimo, condizionato alla partecipazione a misure di formazione e di inserimento professionale».
Anche l’agenda Monti vuole poi un’Italia più meritocratica e dalla forte mobilità sociale dove la famiglia deve essere «il cuore pulsante della società italiana».

La coalizione di Mario Monti vede poi nelle istituzioni un campo dove occorre operare delle riforme. Per il senatore a vita e i suoi alleati occorre cambiare mentalità e comportamenti, e quindi nuova legge elettorale, «un federalismo responsabile e solidale», una migliore e più efficace governance pubblica. E poi «meno casta e meno costi» della politica, cioè una riduzione del finanziamento pubblico dei partiti e maggior trasparenza nei bilanci degli stessi. Quanto ai politici che ricoprono cariche pubbliche, dovranno «dichiarare i propri interessi economici e patrimoniali al momento dell’ingresso in carica e alla fine del suo incarico, in modo da verificare eventuali casi di arricchimento indebito», e divieto di cumulo tra indennità parlamentare e altre retribuzioni.
L’eventuale governo Monti bis avrà poi «tolleranza zero per corruzione, evasione fiscale e economia sommersa» che si tradurrà anche in lotta alle mafie, soprattutto in materia di appalti, anche al Nord con «l’impegno per sottrarre ai mafiosi le ricchezze accumulate, rendendo più efficienti le procedure di sequestro, confisca e riuso dei beni».

Per Lavika Web Magazine.

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