Il programma di Berlusconi: meno tasse per fare tutto

Per il centrodestra serve un paese fatto di grandi famiglie in piccole comunità autonome con piccole imprese. Ma dentro una politica estera da protagonisti

È di poco più di 14 pagine il programma della coalizione di centrodestra guidata ufficialmente da Silvio Berlusconi. Una coalizione ben più ampia di quella vincente del 2008. Allora ci fu spazio solo per Pdl, Lega Nord e Mpa nella speranza che così si sarebbe ottenuto un governo più omogeneo, meno rissoso e quindi più duraturo. Un’illusione. Per cui stavolta il centrodestra vede uniti oltre i tre alleati del 2008 anche Grande Sud di Gianfranco Micciché, Fratelli d’Italia-Centrodestra Nazionale di Ignazio La Russa, Guido Crosetto e Giorgia Meloni, il Partito Pensionati di Carlo Fatuzzo, Intesa Popolare di Giampiero Catone, La Destra di Francesco Storace, Noi Consumatori-Liberi per una Italia Equa di Angelo Pisani, Moderati in Rivoluzione di Gianpiero Samorì, Cantiere Popolare di Francesco Saverio Romano e Basta Tasse di Luciano Garatti. Un totale di ben 12 liste senza un vero e proprio candidato premier. Berlusconi è infatti sì capo della coalizione, ma ha già detto che in caso di vittoria il Pdl chiederà al Presidente della Repubblica di dare ad Angelino Alfano il compito di formare il prossimo governo. Per la Lega Nord invece il prossimo premier dovrebbe essere Giulio Tremonti, il cui partito, la Lista Lavoro e Libertà o 3L, ha fatto liste comuni proprio col partito di Roberto Maroni.

Quale che sarà il governo sostenuto dal centrodestra, il programma ufficiale è unico e presenta quasi 190 punti, tra impegni, promesse e rivendicazioni, raggruppati in 23 temi.

Per l’annosa questione istituzionale la coalizione berlusconiana intende abbandonare l’attuale democrazia parlamentare per un’Italia presidenzialista, dove il governo abbia però anche più poteri, nel quadro di un paese federale con tanto di Senato regionale, ma privo delle provincie. Si propone poi di snellire i regolamenti parlamentari, dimezzare deputati e senatori, superamento del Patto di Stabilità interno per gli enti locali e ulteriore semplificazione delle leggi italiane.

Quanto ai costi della politica, la proposta secca è di abrogare il finanziamento pubblico dei partiti e genericamente di «dimezzare tutti i costi della politica».

Spostandoci in Europa, viene rilanciato il concetto conservatore di «Europa dei Popoli» e la riforma dell’Unione Europea in chiave meno burocratica. In sostanza si promette il superamento delle politiche di austerità e l’esclusione delle spese di investimento dai limiti del patto di stabilità europeo. Si lavorerebbe poi per l’unificazione politica, economica, bancaria e fiscale dell’UE, con l’attribuzione alla Bce del ruolo di prestatore di ultima istanza. Ma anche la creazione degli euro-bond e project-bond, e la nascita di un’agenzia di rating europea. In questo quadro il presidente della Commissione europea verrebbe eletto direttamente e avrebbe a che fare con un europarlamento rafforzato nella sua attività legislativa. In politica estera viene promessa la «centralità dell’Italia» e la «difesa della libertà, della democrazia, dei diritti umani, e delle libertà religiose» ovunque nel mondo.

Sul federalismo tanto caro ai leghisti, il centrodestra si dice «per un’Italia federale e unita» che porti alla «piena» attuazione del federalismo fiscale approvato nel 2009, al livellamento dei costi per i beni e i servizi delle regioni e degli enti pubblici al livello più basso, la creazione delle macroregioni, la possibilità di lasciare il 75% delle tasse pagate da una regione all’interno di questa, il rilancio del berlusconiano «Piano Nazionale per il Sud» e la promessa di «utilizzare tutti i fondi comunitari disponibili». Viene infine promesso l’abolizione di enti inutili non meglio precisati e  di «riordinare le priorità: turismo; infrastrutture e ambiente; università e istruzione; innovazione, ricerca e competitività».

Alla famiglia italiana Berlusconi e alleati promettono meno tasse a chi ha più figli e la detraibilità delle spese per l’educazione dei figli, bonus bebè, più asili nido, buoni per chi sceglie la scuola privata, «sostegni straordinari alle famiglie per l’assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti».

Sul dolente capitolo delle tasse il governo di centrodestra opererà in modo da eliminare l’IMU sulla prima casa senza introdurre la patrimoniale o aumentare l’IVA e la diminuzione della pressione fiscale di 1 punto all’anno. Per le imprese ci sarebbe il tendenziale azzeramento in 5 anni dell’Irap, la detassazione degli utili reinvestiti in azienda e la fiscalità di vantaggio, cioè meno tasse a chi intende svolgere o delocalizzare la propria attività produttiva nelle aree svantaggiate del Paese. Dunque meno tasse un po’ per tutti. Viene anche promesso il «fisco amico», cioè l’assistenza preventiva degli uffici finanziari, la detraibilità di tutte le fatture e ricevute, il concordato fiscale preventivo, la riforma di Equitalia e del redditometro, la compensazione per tutti tra crediti verso la PA e debiti fiscali, una generale semplificazione per imprese, artigiani e autonomi degli adempimenti fiscali, e infine la «costituzionalizzazione dei diritti del contribuente».

Il centrodestra si presenta poi come paladino dei cittadini contro le banche. In sintesi si promette più credito per tutti e più difficoltà agli istituti di credito che vogliono rientrare del denaro prestato, separazione e/o specializzazione tra banche di credito e banche di investimento, revisione del Basilea III, salvataggi bancari solo a tutela dei risparmiatori e infine la «valorizzazione del sistema bancario a vocazione territoriale».

Quanto al mondo del lavoro, il centrodestra ha in mente un governo che tuteli le PMI senza ricorrere ai sussidi, ma alla leva fiscale e alla semplificazione burocratica, sviluppando distretti e reti d’impresa, liberalizzando, contrastando gli accordi di cartello nel settore assicurativo, pagamenti più rapidi da parte della PA e utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti «per finanziare l’innovazione e garantire i crediti alle esportazioni». in questo quadro i giovani vedrebbero la totale detassazione dell’apprendistato fino a 4 anni e se si mettono in proprio avrebbero vantaggi fiscali per i primi 3 anni. Si promette la fine della questione “esodati” e il «ritorno alla Legge Biagi per uno “Statuto dei Lavori”». Viene prevista la fine definitiva del contratto nazionale a favore della contrattazione aziendale e territoriale, la partecipazione agli utili da parte dei lavoratori, il tetto alle pensioni d’oro, ma anche l’incoraggiamento a investire sulle pensioni integrative.

Infrastrutture: verranno sviluppate col credito d’imposta e semplificando le procedure, si farà la TAV Torino-Lione, si privatizzeranno le reti e i pubblici servizi.

Il turismo viene definito «il nostro petrolio» e quindi il centrodestra proverà a favorirlo con meno IVA, la stabilizzazione delle concessioni balneari e incentivando i visti turistici.

L’agricoltura sarà tutelata eliminando l’IMU dai terreni e relativi fabbricati, e riportando i giovani a coltivare la terra anche con la concessione di meno tasse e di pezzi demanio agricolo per creare nuove imprese. Difesa poi del made in Italy alimentare dalle contraffazioni.

Nella Pubblica Amministrazione è prevista l’introduzione della meritocrazia e di contratti a tempo determinato per i dirigenti. E poi più efficienza e «appalti a km zero, a parità di costo, soprattutto per le PMI».

Quanto all’energia l’ambizione è la realizzazione di un piano energetico nazionale. E poi meno accise e più concorrenza. Incentivi per le energie rinnovabili e le nuove tecnologie che portino a ridurre i consumi energetici.

Per la salvaguardia dell’ambiente si punta a un nuovo piano per il riassetto idrogeologico del Paese e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare sempre grazie alla leva fiscale. Green economy ovvero eco-innovazione, fonti rinnovabili, riciclo dei rifiuti e mobilità. Sviluppo delle città “intelligenti” («Smart Cities»), coinvolgendo capitali privati e utilizzando stimoli fiscali. Occhio di riguardo anche agli animali da compagnia con la cancellazione delle spese per accudirli dal redditometro e il contrasto al loro abbandono.

Scuola, università e ricerca vengono inquadrati dal centrodestra come campi da stimolare e tutelare usando la leva fiscale. Viene poi promessa maggiore autonomia alle scuole e più meritocrazia, un maggior rapporto scuola-impresa importando in Italia il modello delle scuole tecniche tedesche. Anticipazione dell’età dell’obbligo a 5 anni e sviluppo e valorizzazione dell’inglese come lingua di insegnamento nei corsi di laurea. Università finanziate dallo Stato in base a «parametri strutturati di qualità».

Il welfare berlusconiano punta alla sussidiarietà, al buono-dote o credito di imposta per scegliere il privato, al raddoppio del 5 per mille, alla revisione della legge Basaglia e al «ripristino delle opportunità di accesso ai servizi pubblici a domanda individuale per i cittadini italiani».

Per risolvere la penuria di case, Pdl e alleati vogliono favorire l’acquisto e il riscatto da parte degli inquilini delle case
degli enti pubblici, approntare un novo piano casa, ripristinare le «condizioni di parità per i cittadini italiani nelle assegnazioni» delle case popolari, sospendere per due anni l’imposta di registro sulla vendita tra privati di prime case.

Per quanto riguarda l’innovazione informatica, proseguirà la digitalizzazione della PA e sarà concesso il libero accesso alle reti. Sarà poi diffusa capillarmente la banda larga e larghissima e verrà introdotta la fatturazione elettronica.

Quanto alla giustizia, viene rilanciata l’idea della separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti e quella di una «vera» responsabilità civile dei magistrati. E poi più meritocrazia, «norme più liberali e garantiste su intercettazioni» e il divieto comunque di pubblicarle. Inappellabilità delle sentenze di assoluzione, limitazione della carcerazione preventiva, più informatica nei tribunali, processi più giusti e più rapidi, pene più aspre contro i furti e infine l’«istituzione di una sezione distaccata del Consiglio di Stato al Nord».

Per garantire la sicurezza dei cittadini, la promessa qui è di contrastare la criminalità organizzata e di realizzare l’Agenzia per i beni confiscati. Verrà contrastata anche l’immigrazione clandestina con rimpatrio «effettivo» e ricerca di accordi con gli stati per far scontare la pena detentiva degli immigrati nei paesi d’origine, mentre verranno potenziate e sostenute le forze dell’ordine. Lo Stato sarà più efficiente nel reintegrare gli ex galeotti e cercherà il coinvolgimento di regioni ed enti locali nei “Patti territoriali per la sicurezza”.

Nel campo della cultura, dello sport e dello spettacolo l’idea-guida è di aprire il più possibile ai privati e separare cultura e spettacolo nell’assegnazione di risorse pubbliche.

Per ridurre il debito pubblico il centrodestra ambisce a toccare rapporto debito-Pil sotto quota 100% entro 5 anni ricorrendo a dismissioni del patrimonio pubblico secondo la parola d’ordine « privatizzare sì, svendere no».

Di contro se lo Stato sarà amministrato dal Pdl e dai suoi alleati, si cercherà di ridurre la spesa pubblica di «almeno 16 miliardi all’anno». Ridotte anche le tax expenditures del 3%. Verrà introdotta una scadenza nelle leggi di spesa.

Per Lavika Web Magazine.

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