Il programma di Bersani: più Europa e democrazia senza conflitti

Il centrosinistra chiede il voto per tutelare imprenditori e lavoratori, ma anche donne, giovani e immigrati puntando tutto sugli Stati Uniti d’Europa

È di poco più di otto pagine il programma di governo della «coalizione dei democratici e dei progressisti», quella che riunisce i sette partiti di centrosinistra guidati da Pier Luigi BersaniPartito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola, Centro Democratico di Bruno Tabacci e Massimo Donadi, Partito Socialista Italiano di Riccardo Nencini, Moderati di Giacomo Portas, Südtiroler Volkspartei di Luis Durnwalder (solo in Trentino-Alto Adige) e il Megafono di Rosario Crocetta (solo al Senato in Sicilia).

Il programma si articola in dieci tematiche, prima fra tutte l’Europa, intesa come Unione Europea, ovvero il luogo primario dove lavorare per uscire dalla crisi economica. L’eventuale governo Bersani lavorerà pertanto per rafforzare l’Europa perché «dalla crisi non si esce con le ricadute nell’euroscetticismo, ma con più Europa. Attraverso, dunque, il governo dell’Euro e la sua stabilizzazione». E quindi sì all’austerità e all’equilibrio dei conti pubblici, ma «accelerando l’integrazione politica, economica e fiscale, vera condizione di una difesa dell’Euro e di una riorganizzazione del nostro modello sociale» verso «l’orizzonte ideale degli Stati Uniti d’Europa».

Sul fronte interno il centrosinistra propone di risolvere la crisi democratica del paese sconfiggendo il populismo e le pulsioni presidenzialiste. «La sola vera risposta al populismo – è scritto nel programma – è la partecipazione democratica. (…) Più rispetto delle regole, una netta separazione dei poteri, una vera democrazia paritaria e l’applicazione corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate del mondo». Occhio di riguardo sarà riservato alle donne e agli onesti. A livello istituzionale si promette una semplificazione del Parlamento, la riforma del federalismo in chiave più unitaria, «norme stringenti in materia di conflitto d’interessi, legislazione antitrust e libertà dell’informazione». E ancora rinnovamento e riduzione dei costi della politica, riduzione del finanziamento pubblico e democratizzazione dei partiti con l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione.

Sul lavoro il centrosinistra punta a «un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari», quindi contrasto alla precarietà e aiuto alle «produzioni a competere sul lato della qualità e dell’innovazione», ma anche politiche fiscali a sostegno dell’occupazione femminile. Infine si promette maggiore democrazia nei luoghi di lavoro.

Vi è poi la sfida dell’uguaglianza. Per vincerla il centrosinistra punta sul Mezzogiorno, riducendone la distanza col Nord, senza però dimenticare di «correggere le storture di vecchi regionalismi e localismi clientelari e promuovere legalità, civismo e lavoro». Più in generale viene promesso meritocrazia e riforma della giustizia per renderla «rapida, imparziale, efficiente».

Sulla questione della libertà il centrosinistra punta da un lato alle liberalizzazioni economiche a favore dei giovani che vogliono farsi strada, e dall’altro a ridare maggiore libertà alle donne modificando la legge 40 sulla procreazione assistita e applicando pienamente la legge 194 sull’aborto. In campo etico libertà per il centrosinistra significherà ispirarsi alla Costituzione per «procedere alla ricerca di punti di equilibrio condivisi, fatte salve la libertà di coscienza e l’inviolabilità della persona nella sua dignità».

Per rilanciare l’Italia, la coalizione di Bersani vuole puntare anche su istruzione e ricerca cercando di mettere ordine alle riforme degli ultimi 15 anni. «Nella prossima legislatura – viene promesso nel programma – partiremo da un piano straordinario contro la dispersione scolastica, soprattutto nelle zone a più forte infiltrazione criminale, dal varo di misure operative per il diritto allo studio, da un investimento sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d’innovazione. Tutto ciò nel quadro del valore universalistico della formazione, della promozione della ricerca scientifica e della ricerca di base in ambito umanistico».

Sullo sviluppo sostenibile l’idea guida è dar vita a «una politica industriale “integralmente ecologica”», di rafforzare il made in Italy e di «dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione».

I sette partiti del centrosinistra ritengono che salute, istruzione, sicurezza, ambiente sono beni comuni e pertanto «indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti». Pertanto viene proposto che a difesa dei beni comuni sia posta la comunità che ne beneficia attraverso gli enti locali.

Infine per i democratici e i progressisti occorre «affermare l’indivisibilità dei diritti politici, civili e sociali e di farlo valorizzando il principio costituzionale della laicità dello Stato». Il che si traduce nel contrasto alla violenza sulle donne, al diritto di cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati e cresciuti in Italia, al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e al contrasto dell’omofobia, al rispetto della condizione dei detenuti.

Per applicare questo programma e creare «l’Italia giusta», memore delle esperienze passate, la coalizione assume cinque regole di convivenza responsabile: 1) sostenere Bersani lealmente per cinque anni; 2) comporre il governo Bersani senza logiche di lottizzazione, ma in modo snello e meritocratico; 3) in caso di contrasto si prende una decisione vincolante con una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari riuniti congiuntamente; 4) lealtà istituzionale agli impegni e ai trattati internazionali; 5) appoggiare il governo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale necessarie per difendere l’euro e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona.

Per Lavika Web Magazine.

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