Le almeno due sfumature di (movimento) arancione

Il 21 e 22 dicembre si confronteranno a distanza l’ala destra e quella sinistra dei rosso-arancioni. E chi guarda al Pd ora gioca la carta Ingroia leader(?)

Permangono le divisioni tattiche e strategiche nella sinistra rosso-arancione. Come la Federazione della Sinistra è implosa perché Rifondazione dal dicembre 2011 lavora per un polo della sinistra alternativa al montismo e ai suoi sostenitori (Pd incluso), mentre il Pdci preferirebbe rientrare nel centrosinistra, così analogamente l’area arancione è divisa tra chi la pensa come il partito di Ferrero (Alba, «Cambiare si può») e chi come quello di Diliberto (De Magistris).
I “quartopolisti” di Cambiare si può sono pronti a partire il 22 dicembre, ma il 17 è arrivata la conferma che il Movimento Arancione di De Magistris, l’Italia dei Valori e il Pdci sono pronti il 21 a lanciare una loro proposta alternativa («Io ci sto») alla presenza di Antonio Ingroia, front man dell’iniziativa.
Ufficialmente tutti stanno con tutti, e sulla carta vogliono tutti la stessa cosa: unire la sinistra e tornare in Parlamento per difendere i lavoratori aggrediti dalla crisi e dall’austerità montiana. Tuttavia basta confrontare i manifesti/appelli di Cambiare si può e di Io ci sto per rendersi conto che qualche differenza c’è e non è proprio di lana caprina. E il fatto che per la seconda volta consecutiva gli arancioni di De Magistris si muovano con proprie iniziative prima di quelli di Alba, sembra dare l’idea che è in corso nell’area una battaglia delle idee. Un’area però il cui valore elettorale nessuno conosce, ma che per il porcellum solo se aggregherà almeno il 4% dei voti potrà entrare alla Camera dei Deputati. O anche solo il 2% se in una coalizione che supera il 10%. E dunque Pd o non Pd? Fare gli anti-Monti coi migliori estimatori di Monti? Tentare in extremis di spostare a sinistra il Pd, anche se con le primarie non ce l’ha fatta neanche la Sel di Vendola? Risposte differenti a queste stesse domande hanno generato le due principali anime rosso-arancioni.
Il manifesto di Cambiare si può è quello dei “Pd-scettici” e degli antagonisti più franchi. Tale manifesto parte dalla crisi economica e dalle politiche economiche montiane basate sulla posizione che «ogni scelta è obbligata e “imposta dall’Europa” (cioè dai mercati)», ricordando che «questa posizione è stata da tempo abbracciata dal Partito democratico e si è tradotta nell’appoggio senza se e senza ma al governo Monti». Quindi per Alba, Rifondazione e tutti coloro che hanno aderito più convintamente a Cambiare si può «i fatti richiedono un’iniziativa politica nuova e intransigente» e nell’immediato occorre «presentare alle elezioni politiche del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono».
I promotori di Io ci sto sono invece per uscire dalla crisi «con una forza riformista» che porti «a un serio governo riformista e democratico». E quasi pragmaticamente presentano 10 rivendicazioni generiche: legalità, solidarietà, laicità, antimafia, sviluppo sostenibile, niente lacci e lacciuoli per gli imprenditori, democrazia nei luoghi di lavoro e ripristino dell’art. 18, fuori i partiti dai cda, selezione dei candidati, questione morale. Di fatto un menu da sottoporre al giudizio del Pd per strappare la tanto agognata alleanza – fin qui rifiutata – sulla base di un programma tutto sommato “demo-compatibile”. E infatti il manifesto Io ci sto si chiude col desiderio «di aprire il confronto con i movimenti e le forze democratiche del Paese», cioè il centrosinistra.
Cosa risponderà Bersani dipenderà forse più da quel che farà Monti e il centro di Casini e Montezemolo e dal peso che in termini di immagine potrà dare al centrosinistra l’arrivo di Di Pietro, Diliberto e De Magistris, le 3 “D” di cui molti democratici farebbero volentieri a meno e il cui valore elettorale non sembra determinante per portare Bersani alla vittoria. C’è poi sempre il rischio che allargando la coalizione, su Bersani piovano le critiche di voler ricreare il caravanserraglio dell’Unione.
Intanto Revelli e Torelli hanno invitato Ingroia all’assemblea di Cambiare si può del 22 dicembre «per un confronto franco e aperto sul progetto elettorale, individuando in te il possibile garante del carattere radicalmente democratico, partecipativo e innovativo del percorso da compiere». Si attende un fine settimana di passione per l’area rosso-arancione.

Per Lavika Web Magazine.

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