Dicembre costituente per la sinistra rosso-arancione?

Dal 12 al 16 dicembre la sinistra comunista e quella radicale arancione cercheranno la via elettorale per battere il liberismo di Monti e soci.
Ma il Pd divide.

La prossima sarà una settimana costituente per l’area politica a sinistra del Pd. I vari partiti e gruppi politici che fanno opposizione al governo Monti e che guardano con scetticismo al centrosinistra bersaniano suo sostenitore, hanno programmato dal 12 al 16 dicembre una serie di iniziative che dovrebbero far chiarezza nell’area e dirci se nascerà un «quarto polo» di sinistra.

La proposta di creare un’aggregazione della sinistra antagonista era venuta per prima all’allora presidente Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi il 14 agosto 2011, quando su Liberazione avvertì come fosse giunto «il momento di costruire un quarto polo anticapitalista, alternativo a tutti gli altri». L’appello sul momento non fu colto dai partiti, ma portò il 1° ottobre successivo alla nascita del Comitato No debito.
La caduta del governo Berlusconi l’8 novembre 2011 e la conseguente nascita il 16 del governo Monti sostenuto da Pd, Udc e Pdl, portò rapidamente a un rimescolamento di carte all’interno dell’opposizione antiberlusconiana. Adesso il problema centrale a sinistra non era più Berlusconi e tutto quel che incarnava, quasi una ossessione personale, ma la crisi economica mondiale e la soluzione per uscirne almeno in Italia. Davanti a una tale questione la via tecnocratica e liberista di Monti si poteva accettare o respingere. Il Pd optò per una via intermedia: accettare con riserva. Tutte le altre forze di sinistra preferirono boicottare da subito il montismo.
Il 2011 aveva però portato a sinistra un’altra novità di non poco rilievo: il 16 maggio le elezioni comunali di città come Milano e Napoli erano state vinte da esponenti della sinistra più o meno più radicale quali Pisapia (Sel) e De Magistris (sinistra Idv); il 13 giugno a furor di popolo passavano – nonostante la sordina televisiva – quattro referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento di impostazione chiaramente di sinistra radicale. Si faceva così strada l’idea che per vincere le elezioni da sinistra non era necessario essere moderati e/o riformisti come il Pd.
Il montismo col suo rigorismo esasperante a danno soprattutto dei lavoratori, era dunque destinato a creare le condizioni per far montare nel paese un’insofferenza sociale diffusa, ma chi l’avrebbe cavalcata e verso dove? Non certo il Pd, che pur con tutti i distinguo e con l’idea strategica di andare al governo con l’Udc e il Terzo Polo, era una forza troppo compromessa col governo dei bocconiani. La sinistra al contrario era naturalmente predisposta, ma aveva è pur sempre il limite delle sue eccessive divisioni e della sudditanza psicologica nei confronti del grande Pd.

Il 29 marzo 2012 su il manifesto viene pubblicato un appello per un «soggetto politico nuovo». A promuoverlo sono personalità importanti della sinistra diffusa, non necessariamente comuniste, anzi. Tra questi spiccano Paul Ginsborg, Luciano Gallino, Marco Revelli e Stefano Rodotà. Da subito il gruppo adotta come proprio colore l’arancione già protagonista delle vittorie di Pisapia e De Magistris. Il messaggio è dunque chiaro: esportare sul piano nazionale la convinzione che le idee della sinistra radicale possano diventare egemoni con le proprie gambe. Idee che in concreto puntano a rompere col «modello neo liberista europeo e la visione ristretta della politica, tutta concentrata sul parlamento e i partiti». Il 28 aprile nasce così Alba (Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente).

De Magistris da subito non è molto persuaso dell’operazione Alba: «Diciamo – dichiara il sindaco di Napoli – che c’è stata un’accelerazione da parte di chi in perfetta buona fede aveva l’ansia di cominciare a percorrere il paese per favorire il cambiamento. Però su quel manifesto bisogna costruire rapporti e alleanze. Senza nasconderci che anche la lista civica non può essere l’obiettivo finale, tutt’al più può essere uno strumento. L’obiettivo, dopo le elezioni, sarà trovare una nuova forma organizzativa».
Ciò che divide De Magistris da Alba non è tanto la strategia, ma la tattica: Alba è pronta ad andare in urto col centrosinistra, se necessario, De Magistris no. Per quest’ultimo il lavoro suo e di Alba dovrebbe portare a una lista alleata del centrosinistra. Quando il 6 novembre gli arancioni di Alba con altri lanciano l’appello Cambiare si può su il manifesto del 6 novembre lancia «l’obiettivo di presentare alle elezioni politiche del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono», De Magistris partecipa all’assemblea dei promotori dell’appello del 1° dicembre, ma avvisando: «Io ci sto se si decide di vincere le elezioni».
Le “convergenze parallele” degli arancioni di Alba e quelli di De Magistris si possono ritrovare in filigrana nelle scelte politiche delle altre forze politiche si sinistra. Tra i partiti tradizionali al momento c’è Sel che dopo il magrissimo risultato delle primarie, ha comunque confermato l’alleanza Italia Bene Comune per Bersani premier. Vendola del resto è stato sempre scettico sulle ipotesi di costruzione di poli di sinistra. «Fuori dal centrosinistra  – ammoniva lo scorso 31 ottobre – lo spazio per una sinistra antagonista è solo quello della mera testimonianza». Le primarie del 25 novembre non hanno fatto cambiare idea al presidente di Sel, ma la sua minoranza interna ha viceversa trovato nuove ragioni per prendere le distanze dal Pd e guarda con favore al quarto polo.

Sulla stessa questione lo scorso 4 novembre è andata in frantumi la Federazione della Sinistra: Rifondazione Comunista di Paolo Ferrero è tra i più convinti sostenitori del polo di sinistra e quindi di Cambiare si può, mentre i Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto e il Movimento per il Partito del Lavoro di Cesare Salvi e Gianpaolo Patta hanno partecipato alle primarie del centrosinistra e ora stanno tentando di entrare dentro la coalizione che unisce Pd, Sel e Psi.
Per l’Italia dei Valori invece sembrano non esserci margini per entrare in Italia Bene Comune, e del resto a Di Pietro non dispiace l’idea del quarto polo. Tuttavia per ora l’IdV deve affrontare tutti i nodi interni venuti al pettine dopo la sciagurata puntata di Report dello scorso 28 ottobre e a tale scopo è prevista un’assemblea generale il prossimo 15 dicembre. Nel frattempo l’ala destra del partito guidata da Massimo Donadi e Nello Formisano hanno già lasciato il partito l’8 novembre per fondare il 22 seguente Diritti e Libertà, anch’esso oggi in fila per allearsi con Bersani.

De Magistris, come annunciato con Pisapia lo scorso 17 novembre, fonderà il prossimo 12 dicembre a Roma il Movimento ArancioneDal 14 al 16 dicembre quelli di Cambiare si può discuteranno nei territori i risultati dell’assemblea del 1° dicembre, quindi una nuova assemblea nazionale il 22 dicembre per trarre le dovute conclusioni. Sembra dunque che il futuro prossimo della sinistra passi dal prossimo fine settimana e la caduta di Monti non potrà che far stringere i tempi delle decisioni costituenti.

Per Lavika Web Magazine.

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