«Caro universitario vota per la mia mamma». Bufera sull’Università di Catania

Il Movimento Studentesco denuncia che dall’ateneo etneo sono partite migliaia di email che invitano gli studenti a votare una candidata Udc madre del mittente

Cosa non farebbe una madre per il proprio figlio è cosa nota, per molti aspetti vera e per altri mitica e mistica insieme. Basterebbe ascoltarsi le decine di canzoni che ieri da Claudio Villa con Son tutte belle le mamme del mondo arrivano a Beniamino Gigli con Mamma (son tanto felice) sdilinquivano, inorgoglivano e consolavano il popolo italiano. E ancora oggi dopo le Viva le mamma di Edoardo Bennato, le Ciao mamma di Jovanotti e le Portami a ballare di Luca Barbarossa non manca chi come Anna Tatangelo ne La più bella ricorda che «quando dico mamma le mie labbra si baciano per te». Italiani forse brava gente, mammoni molto più probabilmente. E se mamma si candida per diventare deputato regionale in Sicilia? Cosa dovrebbe fare un figlio per aiutare quella che ai suoi occhi deve apparire come il deputato perfetto. Perché se una cosa possiamo dedurre dal canzoniere mammone italiano è che se mamma decide di scendere in campo, lo fa scendendo direttamente dal cielo. La questione se la sarà posta certamente il figlio della professoressa Maria Elena Grassi, lo studente universitario Daniele Di Maria, il quale non ha trovato di meglio che lanciare un appello a sostegno della madre, farlo sottoscrivere da altri quattordici studenti e inviarlo lo scorso lunedì via email dall’account daniele-dm@live.it ai colleghi dell’Università di Catania. L’incipit dell’appello è pure bello «lamentarsi non basta», quasi ricorda Malarazza di Domenico Modugno («Ti lamenti, ma che ti lamenti?»), salvo anziché suggerire di prendere lu bastuni e tirare fora li denti, qui si invita a prendere la matita copiativa, votare Udc e dare la preferenza a mamma Grassi. Un appello moderato che certo Casini apprezzerebbe, ma non il Movimento Studentesco Catanese. Secondo l’Msc basta smanettare un poco col pc per scoprire che «dalle intestazioni di servizio del messaggio di posta elettronica inviato agli studenti si evince chiaramente che la mail è passata attraverso il server di posta in uscita dell’ateneo» (mailgw.unict.it). È stata dunque usata la banca dati degli indirizzi email degli studenti custodita dall’Università etnea? Un dubbio sufficientemente grande da spingere l’Msc guidato da Matteo Iannitti a far irruzione nel palazzo del rettorato per chiedere lumi al riguardo. Nessuno però ha ricevuto il movimento, né dato spiegazioni. E non ha certo aiutato sapere in quei momenti che il marito della Grassi è Antonio Di Maria, dipendente dell’Università di Catania e stretto collaboratore del Rettore oltre che padre di Daniele. Non molte ore dopo proprio Daniele Di Maria ha inviato una nuova email dove se la prende col Msc per voler buttare la campagna elettorale in «rissa» e per voler nientemeno che «precludere agli altri l’utilizzo del web». Parole dure di un giovanotto alla «ciao mamma guarda come ti sostengo».

Per Lavika Web Magazine.

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