«Crocetta non può parlare di mafia». Bufera su Claudio Fava

Fava su Linkiesta sostiene che Crocetta non ha «sobrietà di parole e di stile» per parlare di mafia. E un redattore insorge: colpa dell’omosessualità?

Scintille fra Claudio Fava e il web magazine Linkiesta. Il candidato di sinistra alla presidenza della Regione Siciliana aveva rilasciato un’intervista alla testata on line dove era tornato a polemizzare con Rosario Crocetta, suo concorrente elettorale più prossimo.
A Fava veniva chiesto che differenza corresse fra l’antimafia sua e quella di Crocetta: «A me hanno tentato di fare la pelle diverse volte», chiariva Fava, aggiungendo che «parlare di mafia e di morte per mano mafiosa richiede una sobrietà di parole e di stile che Crocetta non presenta».
Una risposta che non è piaciuta a un redattore de Linkiesta, Michele Fusco, il quale appena tre ore dopo la pubblicazione dell’intervista a Fava gli replicava dubbioso e piccato. Il dubbio principale di Fusco era se Fava bollando Crocetta come persona priva di «sobrietà di parole e di stile» non alludesse alla nota omosessualità dell’europarlamentare democratico. Solo un dubbio, appunto, accompagnato però da altre critiche allo stile delle risposte di Fava su un tema delicato come l’antimafia in Sicilia. Risposte, secondo Fusco, dove echeggerebbe «quell’elemento etico di superiorità, quel bollino blu dell’antimafia che dividerebbe i moralmente virtuosi dai comuni mortali che non possiedono la chiave d’accesso alla comprensione di certi fenomeni e dunque inadatti a parlarne, anche moralmente».
A distanza di un giorno è arrivata la replica di Claudio Fava, il qualche conferma quanto dichiarato, ma spiega che l’omosessualità di Crocetta non c’entra nulla, che trattasi anzi di «libera e sgrammaticata interpretazione del signor Fusco». Più semplicemente per il dirigente di Sinistra Ecologia Libertà «dire ad ogni intervista: “Io sono un condannato a morte dalla mafia”, in una terra in cui di condannati a morte (spesso con sentenze eseguite) ce ne sono centinaia, e affrontano i loro rischi in silenzio e i loro lutti con pudore, è un modo rumoroso e vanitoso di esibire una condizione grave e difficile».

Per Lavika Web Magazine.

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