Berlusconi al bivio fa i conti con la sua “indispensabilità”

La seconda discesa è una salita impossibile

Il centrodestra italiano dominato da oltre 18 anni da Silvio Berlusconi fatica a reinventarsi senza il suo leader storico. Il Pdl nei sondaggi è in caduta libera e i giornali di area (Il Giornale, Libero, Il TempoIl Foglio) trasudano tanta rabbia e insofferenza verso il sostegno al governo Monti, quanto nostalgia per il Berlusconi Presidentissimo della destra patria. E Silvio lo sa. Così da un lato l’animo suo più razionale sta cercando di salvare la ditta, di far maturare il centrodestra verso nuove forme che possano riportare i conservatori (lui li chiama “moderati”) al potere, dall’altro lato l’uomo si sdilinquisce irrazionalmente davanti all’ennesima conferma di essere indispensabile, che nessuno sia meglio di lui e di essere quindi l’unico leader possibile del Pdl.
Il Berlusconi coi piedi per terra pare sia quello che cerca di mettersi sempre in sintonia col governo, un ex potente la cui mitezza alla Letta lo fa sembrare un esodato del potere come il Mussolini del 26 luglio 1943 che si metteva a disposizione del neo Capo del governo Badoglio. E pazienza se facendo così fa andare in bestia i falchi alla Santanché. Quello anche che continua a studiarsi i sondaggi e cerca di capire come, quando e perché il signor Beppe Grillo con quattro euro e nessuna Tv ha creato un partito dal 20%. Berlusconi legge i post su beppegrillo.it, si guarda i video dei comizi del comico genovese. E ascolta tutti. Compreso il trio Dell’Utri-Verdini-Volpe Pasini i cui suggerimenti sono stati rivelati recentemente da L’Espresso e che non sappiamo quanto Berlusconi li abbia considerati o meno. Ed è infine sempre lo stesso Berlusconi che da inguaribile ottimista qual è due settimane fa ha approvato nelle riunioni di vertice del Pdl le primarie dalle quali dovrebbe uscire il nuovo partito e il nuovo leader di popolo voluto dal popolo.
Poi però basta una introduzione ad un libro e un’ospitata d’onore alla convention dei giovani pidiellini ed eccolo ripresentarsi come «il leader dei moderati finché gli italiani lo vorranno», pronto a tornare a Palazzo Chigi se il paese gli desse il sempre agognato «51%» di lista. Una richiesta che molti hanno letto come una seconda volontà di “discesa in campo”, ma che in verità sembra più dire che a Silvio di governare come ha fatto finora non gli va più. Troppe amarezze, troppe difficoltà, soprattutto troppa democrazia per uno abituato a guidare consigli di amministrazione in sostanziale e splendida solitudine e a concepire le elezioni come una delega in bianco al più forte. Quindi o tutto il potere in un solo uomo o meglio dare ‘sta croce a qualcun altro fidato e riconoscente. E poco male se sarà solo unto dalle primarie e non dal signore.
Intanto il resto del Pdl a pochi (o pochissimi?) mesi dal voto si divide tra commossi e preoccupati, tra i soliti Meno-male-che-Silvio-c’è che inneggiano ora al “Silvio è vivo e lotta sopra di noi”, e chi si chiede se l’unico Silvio che non comandi sia solo quello che dorme.

Per Lavika Web Magazine.

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