Bersani rilancia su maggioritario, centro-centrosinistra e primarie

Il segretario del Pd vuole la legge elettorale entro giugno e primarie entro l’anno
E al Terzo Polo chiede l’appoggio esterno al prossimo governo di centrosinistra

È in corso a Roma la Direzione Nazionale del Pd, dove è già stata svolta la relazione introduttiva del segretario nazionale Pierluigi Bersani. Relazione che ha toccato tutti i punti politici più caldi aggiungendo delle novità che certo faranno discutere nei prossimi giorni.
Sulla questione della legge elettorale, Bersani è tornato a rilanciare «la rinnovata attualità» del maggioritario a doppio turno accettando la proposta del Pdl di mettere comunque una proposta di legge definitiva nero su bianco entro il mese: «Tre settimane e si decide se c’è l’accordo o no e lo si decide all’aperto», ha annunciato Bersani, il quale però non fa altre concessioni al centrodestra sulle riforme costituzionali («il semipresidenzialismo non è la nostra opzione. […] È una posizione legittima, ma non è comunque percorribile in questo scorcio di legislatura»). Per il segretario del Pd occorre che «la legge elettorale sia quindi liberata da ogni condizionamento», rinviando ogni altra grande riforma alla prossima legislatura che Bersani vorrebbe «costituente».
Sul tema della prossima alleanza e coalizione imperniata sul Pd, Bersani ha introdotto una novità importante: da un lato ha proposto di formare una coalizione elettorale fatta da coloro che si pongono «nel campo democratico e progressista» che punti al governo del paese, dall’altro ha lasciato aperto a tutte quelle forze «democratiche moderate» la possibilità di sostenere il governo progressista che verrà con un «patto di legislatura».
Tradotto vuol dire che il Pd è pronto a fare una coalizione di centrosinistra vecchia maniera che in caso di vittoria formi un governo appoggiato esternamente dal Terzo Polo, ovvero da quelle forze «sicuramente europeiste, pronte a impegnarsi sulla riforma della democrazia e del patto sociale su salde basi costituzionali e che si ritengano nella fase storica e politica attuale alternative alla destra e alle pulsioni regressive e populiste». Sempre che Casini e gli altri accettino di stringere questo patto di legislatura invece di optare per l’opposizione.
Quanto alla coalizione di centrosinistra, Bersani la vuole esplicitamente «di governo», e composta anche da eventuali «Associazioni, Movimenti, Liste Civiche, Sindaci e Amministratori, singole personalità» disposte a sottoscrivere la «Carta di intenti “Per la ricostruzione e il cambiamento” che delinei una idea di Paese alternativa alle pulsioni regressive e populiste». Una mossa che renderebbe possibile che il Pd venga fiancheggiato da eventuali liste progressiste di personalità eccellenti, come quella (smentita) guidata da Saviano e sponsorizzata dal quotidiano la Repubblica.
La «coalizione di governo» non è comunque la foto di Vasto (Pd-Idv-Sel), non almeno finché i partiti della sinistra più radicale non avranno promesso di rinunciare ai toni accesi e accettato una sostanziale obbedienza al Pd che vuol dire nell’immediato fermare gli attacchi contro il partito di Bersani e il Quirinale. Il riferimento esplicito è soprattutto a Di Pietro, verso il quale Bersani è netto: «Decida se vuole insultarci e attaccarci ogni giorno o fare l’accordo. Decida se vuole mancare di rispetto alle istituzioni della Repubblica o fare l’accordo. Quelle cose assieme non possono stare, o l’una o l’altra».
Nel lungo periodo «coalizione di governo» vorrà dire accettare un metodo definito da Bersani «accordo di governabilità» con «parziale cessione di sovranità» dei partiti: in pratica «in caso di controversie fondamentali si procede a maggioranza nella riunione congiunta dei gruppi», dove è presumibile che il Pd conservi quasi sempre una netta maggioranza.
Quanto a chi dovrà guidare la coalizione e quindi il governo in caso di vittoria elettorale, Bersani fa un doppio annuncio che era già nell’aria: si faranno le primarie aperte entro l’anno e il segretario del Pd sarà uno dei candidati purché  il tutto avvenga «dentro a quel percorso» delineato sopra.
Per il Pd e Bersani sembra quindi arrivato il momento della verità nel partito, nel Parlamento e intorno a esso. Niente per ora è scontato e già Prodi riferendosi a quanto avvenuto nei giorni scorsi lamenta che «la spinta al suicidio di questo partito non ha limiti».

Per Lavika Web Magazine.

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