I giochini di Lombardo

Il rimpasto in Ars sembra un altro dei giochini di Lombardo. La storia d’amore col Pd siciliano si è momentaneamente interrotta, ma non è stata ancora scritta la parola fine al sodalizio

Le voci da tempo circolanti alla fine hanno trovato conferma. Subito dopo il primo turno delle elezioni amministrative, era chiaro che il presidente della Regione Siciliana avrebbe fatto al più presto un rimpastino di sapore politico e così è stato. Due erano le poltrone vacanti, una da gennaio l’altra da appena una settimana, ma piuttosto che sostituire i tecnici dimessi con altri tecnici, si è preferito puntare su un finiano e un rutelliano patentati.

Lombardo non fa niente per caso e quindi non poteva non sapere che la sua mossa avrebbe suscitato le ire anche dell’ala del Pd a lui più vicino, con un Cracolici che davanti a una giunta mutata nella forma minaccia ora di mutare il «rapporto fra il Pd e il governo». In pratica il Pd potrebbe spingere alle dimissioni quegli assessori regionali vicini al primo partito italiano.

Sembra quasi che tanto Lombardo quanto il Pd siano sull’orlo di una rottura formale della quale nessuno vuole prendersi la responsabilità. Perché se da una parte c’è l’atto di nomina dei due assessori di Fli e Api, dall’altra pesa il fatto che solo poche ore prima il Pd siciliano nella sua massima assise, e per bocca del suo segretario regionale, ha liquidato il governo Lombardo in modo aspro e poco diplomatico scoprendo solo ieri che «l’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa del presidente Lombardo impone una riflessione. Per ragioni etiche e morali il nostro partito non può più sostenere questo governo regionale». E con tenerezza il segretario democratico ha ricordato ai suoi che comunque «quel di buono questo governo ha fatto lo deve al Pd».

Forse presto avremo un nuovo rimpasto che crei un governo regionale schiettamente politico, specchio del Nuovo Polo per la Sicilia, la coalizione creata dal presidente della Regione all’indomani del primo turno delle comunali che unisce Mpa, Api, Fli e Mps.

Se poi a ottobre Pd e Nuovo Polo si presenteranno alleati agli elettori siciliani non lo si può ancora escludere. Perché è vero che in coppia fanno fatica a stare insieme, ma separati non sanno che pesci prendere. Il polo lombardiano vale, a detta dei suoi stessi fondatori, il 20 per cento; il Pd, anche rialleandosi con tutta la sinistra, non sembra attrezzato per conquistare la maggioranza. E così a cinque mesi dalle elezioni regionali, i grandi strateghi della politica siciliana – i Lombardo, i Cracolici, i Lumia – si ritrovano senza uno straccio di schema sul quale edificare le proprie fortune.

Rompere a maggio per ricongiungersi in estate? Non sarebbe impossibile, ma a quel punto dovrebbe sacrificarsi Lombardo uscendo mestamente di scena, giusto per dare la libertà e l’illusione al Nuovo Polo per la Sicilia e al Pd di poter rinnegare il governo Lombardo senza cambiare niente.

Per Lavika Web Magazine.

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