Lo stallo siciliano

Le elezioni amministrative in Sicilia per una volta sono state svolte in contemporanea a quelle delle regioni a statuto ordinario. Per il resto però diverse sono le leggi che le governavano e diversi gli esiti rispetto al continente.

Uno degli effetti dell’appoggio del Pd alla presidenza di Raffaele Lombardo è stato quello di modificare nel 2011 la legge elettorale in modo tale da rendere totalmente indipendente il voto a sindaco e consigliere comunale e di applicare il maggioritario anche ai comuni fra i 10 e i 15mila abitanti. In più veniva confermato lo sbarramento di lista al 5% senza eccezioni. Sono andati così al voto 22 comuni maggiori, tra cui i capoluoghi Palermo, Trapani e Agrigento, e 11 comuni medi, quelli appunti fra i 10 e i 15mila abitanti che pur applicando il maggioritario avevano un’articolazione di lista simile a quella dei grandi comuni.

I 33 comuni medio-grandi siciliani rinnovavano complessivamente 800 consiglieri comunali. Per conquistarli anche qui si è assistito alle combinazioni più funzionali allo scopo, più che all’affinità politica. Non stupisce quindi che il Terzo Polo (Udc, Mpa, Fli, Movimento Popolare Siciliano e Api) raramente si sia presentato compatto al voto. Così come non stupisce che il Pdl in 8 comuni non abbia presentato il proprio simbolo preferendo soluzioni alternative. Il Pd, viceversa, eccetto Corleone ed Erice, ha sempre presentato la propria lista. Analogo comportamento al partito di Bersani hanno tenuto Udc, Mpa e Grande Sud di Micciché.

Nel complesso il primo partito è pertanto proprio il Pd con l’8,89% seguito dal Pdl fermatosi all’8,48%, tuttavia il primo conquista 93 seggi e il secondo 58. Ne deriva che il peso reale del Pd nei consigli comunali sale all’11,63% contro il 7,25% del Pdl. Sono numeri però che ci dicono poco se non legati ai voti raccolti dalle liste civiche e locali che fiancheggiavano Pd e Pdl. E poiché spesso le coalizione erano ad alto tasso di eterogeneità ideologica (basti pensare che a Barrafranca Pd e Pdl erano alleati contro la coalizione Mpa-Grande Sud!), non è stato sempre agevole riconoscere a colpo d’occhio il colore politico delle liste fiancheggiatrici. Ci pare di poter affermare con un margine di errore trascurabile che alle civiche di Terzo Polo sia andato il 10,53% dei voti e ben 97 consiglieri, a quelle di centrodestra l’11,56% e 85 seggi, e a quelle di centrosinistra il 6,89% e 66 seggi. Solo un seggio è andato a una lista civica schiettamente di sinistra (Lipari). Ben 249 seggi su 800 sono stati quindi ottenuti da liste civiche e “fai da te”, pari a oltre il 31% del totale.

Le liste dei partiti del Terzo Polo hanno raccolto complessivamente il 22,16% dei voti ottenendo 157 seggi, cioè quasi il 20% dei seggi totali. Includendo nel conto pure le liste civiche terzopoliste, in Sicilia sembra più evidente che nel resto d’Italia l’affanno dell’area centrista italiana, non a caso Raffaele Lombardo all’indomani delle elezioni non ha avuto parole di tenerezza verso la coalizione casiniana.

Venendo al centrodestra, secondo al Pdl si afferma il Grande Sud di Micciché col 5,17% e ben 61 seggi che valgono di fatto un altro punto percentuale di peso reale. Terzo soggetto del centrodestra è Cantiere Popolare, cartello elettorale dei Popolari di Italia Domani del cuffariano Saverio Romano. Cp sfiora il 4% e ottiene 25 seggi ai quali vanno aggiunti i 2 seggi presi dalla civica Amo Palermo. A destra unico partito ad aver ottenuto qualcosa è stato solo Fare Italia di Adolfo urso con 4 seggi ad Aragona. Per il resto il centrodestra ottiene 3 seggi come Cp-Noi Sud, 2 come Pdl-Grande Sud-Cp e 1 come Noi Sud. La Destra/Alleanza Siciliana di Storace e Musumeci presente in tre comuni raccoglie lo 0,18% e nessun seggio. Più a destra non esisteva nient’altro. In totale le liste politiche del centrodestra raccolgono il 19,65% e 144 seggi (18%).

Più variegata la situazione nel centrosinistra in senso lato. Secondi al Pd ci sono i dipietristi dell’Idv: presenti solo in 8 comuni col proprio logo ottengono il 4,23% e 36 seggi, di cui 30 solo a Palermo dove l’Idv è risultato il primo partito (e l’unico ad aver superato il 10%) e non ha dovuto spartire il premio di maggioranza con la lista alleata Fds-Verdi rimasta sotto il 5%. Segue Sel che presentandosi in 10 comuni ottiene l’1,9% e 9 seggi.

La Fds in quanto tale era totalmente assente, preferendo partecipare alle elezioni con biciclette, tricicli e altri ibridi vari. Le liste Fds-Idv presenti a Trapani, Erice e Palagonia hanno preso lo 0,36% e 12 seggi tutti a Palagonia grazie alla vittoria del comunista Marletta alla carica di primo cittadino. Un altro 0,32% è stato ottenuto dalle liste Fds-Sel-Idv presentate a San Cataldo, Aci Catena e Scicli per un totale di 4 seggi. A Marsala la lista Fds-Idv-Verdi ottiene lo 0,15%; a Castelvetrano Fds-Sel-Idv-Psi ottiene lo 0,1%; mentre a Belmonte Fds-Sel-Idv-Verdi lo 0,07% e 1 seggio. Infine a Caltagirone la Fds in cartello con un movimento locale ottiene lo 0,04% e nessun seggio, analogamente a quanto ottiene il Pdci a Raffadali e poco più dello 0,03% preso dai Verdi a Trapani. Le liste alle quali ha partecipato la Fds prendono il 2,71% e 17 seggi. In totale a sinistra del Pd tutte le liste ottengono l’8,87% e 62 seggi alle quali si può aggiungere uno 0,48% ottenuto dalla liste civiche di sinistra presenti ad Agrigento, Niscemi, Paternò, Sant’Agata Li Battiati, Lipari e Villabate che, come detto sopra, frutta un solo seggio a Lipari. Su 33 comuni in 7 non era riconoscibile la chiara presenza di una lista di sinistra. Più a sinistra si segnala solo la presenza del Pcl di Ferrando a Palermo dove ottiene lo 0,15% comunale e quindi lo 0,05% sul totale dei 33 comuni analizzati. Infine il Psi presentatosi solo in quattro comuni raccoglie l’1,42% che gli frutta 10 seggi.

Fuori dalle tre aree politiche convenzionali, spicca il Movimento 5 Stelle presente a Palermo, Sciacca e Caltagirone, ma raccoglie solo l’1,68 senza ottenere alcun seggio, a riprova di quanto il partito grillino fatichi ad affermarsi nel Mezzogiorno.

Il Movimento dei Forconi presente a Palermo, Marsala e Raffadali non va oltre lo 0,22%.

Le liste indipendenti o apparentemente tali prendono complessivamente il 7,61% e ben 85 seggi, con un peso reale quindi del 10,63%.

In conclusione la sinistra balcanizzata nonostante la fantasia aggregativa (col caso limite del Pdci che a Raffadali era coalizzato con Pd e Terzo Polo), stenta ad essere presente alle elezioni comunali siciliane e quando c’è resta spesso sotto lo sbarramento ed è extraconsiliare in 18 comuni su 33.

Il Pd da bravo partito centrista sfruttando bene la sua posizione riesce a far fruttare bene il suo bottino elettorale, ma resta pur sempre una forza nettamente sotto il 10% in un contesto inedito di obiettiva difficoltà degli avversari.

Le forze del Terzo Polo nonostante siano andate in ordine più sparso che coalizzato, e quelle del centrodestra (Pdl, Grande Sud, Cp, Noi Sud, La Destra) non hanno saputo imporsi se a fronte del 64% dei voti presi circa ottengono “solo” il 60% sei seggi disponibili. Ma di questa debolezza ne approfitta di fatto solo il Pd e solo limitatamente.

Se infine consideriamo il connubio Pd+Terzo Polo che governa la Regione, vediamo che questo si ferma al 48% ottenendo – sempre grazie al Pd – quasi il 52% dei seggi disponibili.

La sensazione generale è quindi di una situazione di grande stallo politico che rendono ancora più incerte le prossime elezioni regionali annunciate per la fine di ottobre.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...