Berlusconi lancia il semipresidenzialismo anti Grillo

Fare come in Francia. È questa la svolta gollista proposta dal Popolo delle Libertà a tutte le forze parlamentari impegnate nelle riforme istituzionali. Si tratta dunque di cambiare la Costituzione per fare dell’Italia una Repubblica semipresidenzialista e non più parlamentare, analogamente a quanto fece nel suo paese De Gaulle 50 anni fa.

Ad annunciare la nuova parola d’ordine del centrodestra sono stati stamattina in conferenza stampa Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, rispettivamente presidente e segretario del Pdl.

Il Pdl uscito massacrato dalle recenti elezioni amministrative esce dunque dall’angolo lanciando segnali di distensione soprattutto alla Lega Nord e al Pd. Alla prima Berlusconi e Alfano ricordano come la loro volontà si sempre quella di fare dell’Italia un paese federale, al secondo si offre di fatto uno scambio: un parlamento eletto col maggioritario a doppio turno in cambio di un presidente della Repubblica relativamente forte eletto direttamente e anche questo con primarie e doppio turno. Come in Francia, appunto, dove Monsieur le President convive con un’Assemblea Nazionale eletta col maggioritario a doppio turno.

Viste le recenti dichiarazioni dei più importanti notabili del Pd, la proposta pdiellina potrebbe trovare concretezza, ma elemento decisivo che potrebbe favorire questa svolta istituzionale a destra è il clima politico interno ed estero creatosi in questo mese di maggio. Da un lato infatti le elezioni greche hanno reso impopolare il ritorno al proporzionale caro in Parlamento al Terzo Polo e fino a qualche tempo fa anche a Berlusconi, dall’altro la vittoria di Hollande in Francia ha certo rilanciato il ricordo in positivo della formula istituzionale transalpina in diversi ambienti del centrosinistra (come Prodi e Bersani).

E tuttavia l’idea di uscire dalla Seconda Repubblica con un modello integralmente francese, tradisce tutta la debolezza e la paura dell’attuale classe dirigente italiana. Perché in tutto questo parlar di riforme il convitato di pietre resta sempre il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. La paura è che a un movimento nuovo e autonomo lanciato al 20% il proporzionale darebbe una forza d’urto notevole a danno di tutti gli altri. Il maggioritario a doppio turno sarebbe perfetto per lasciare a Grillo solo qualche seggio ininfluente anche se fosse votato da 1 italiano su 5, ridando una forza fittizia a Pd e Pdl.

Un sistema elettorale anti-Grillo non sembra però una mossa furba. È vero che nel breve periodo (2013) la novità potrebbe salvare un sistema politico alla canna del gas, ma non risolverebbe il deficit di popolarità della politica fra le masse, le quali quando avranno capito il raggiro, potrebbero solo risentirsi ancora di più e nel medio periodo deviare verso una sfiducia istituzionale ben più pericolosa di quella attuale.

La conferenza stampa di Berlusconi e Alfano è stata anche l’occasione per lanciare l’idea ancora vaga di una «Federazione per l’Italia». Di fatto sembra la certificazione che il Pdl sia balcanizzato a tal punto che il sogno di un partito unico del centrodestra sia naufragato e che non resti che tentare la carta federativa: ognuno per sé, ma formalmente uniti in una struttura unica e leggera.

L’annuncio del nuovo vestito del Pdl arriva non più urlato alle folle dal predellino di un auto sulla pubblica via come nel 2007, ma dalla più sobria ed istituzionale sala Koch del Senato. A riprova che il modo muscolare di fare politica nella Seconda Repubblica è finito, anche se Berlusconi spera ancora di poterne inaugurare una Terza basata ancora sullo scontro frontale (e in verità poco democratico) centrodestra-centrosinistra.

Per Lavika Web Magazine.

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