Salvatore Lupo e lo strano fenomeno del candidato Orlando

Orlando che al primo turno vince col 47,4% contro il 17,3% di Ferrandelli è un risultato «evidentemente molto negativo» perché a prevalere non è stata l’idea democratica, ma quella della «capacità demiurgica della personalità».

A sostenerlo è lo storico Salvatore Lupo in un’ampia intervista al Manifesto di oggi.
Quello che soprattutto è avvertito come «patologico» dall’autore di “Partito e antipartito“, è che Orlando abbia preso il 32,4% in più delle liste che lo appoggiavano.
Ricordiamo che stavolta il voto a sindaco e al consigliere comunale erano totalmente indipendenti, senza effetto “trascinamento”, dunque il fatto che circa un terzo degli elettori palermitani abbia votato espressamente solo per Orlando sindaco «è una enormità, quindi è da questo che bisogna partire perché è un fatto politico di primaria rilevanza». Un fatto che appunto indicherebbe che agli occhi delle masse palermitane «Orlando sia l’unica alternativa possibile agli occhi della collettività, che sia l’unico elemento riconoscibile». Non dunque elezioni di discontinuità col nostro recente passato, ma un fenomeno elettorale tipico dal 1993 a oggi.
«Siamo schiavi delle retoriche ripetitive», nota sconsolato lo storico dell’Università di Palermo. È prevalsa cioè la logica personalistica, del grande notabile, non dissimile dal ghe pensi mi del Berlusconi più popolare, ma non solo. È l’idea cioè che i partiti siano apparati personali, con tanto di nome del leader/padrone nel simbolo. Una prassi né democratica, né utile, visto che ci ha dato «una classe dirigente che non semina, [che] non genera nuovo, ma si limita a tappare i buchi».
L’intervista è però anche l’occasione per fare il punto sulla politica siciliana. Per Lupo i dirigenti del Pd «non hanno capacità politica», né la capacità di fare «un’opposizione forte e credibile»; a sinistra siamo davanti a «una storia di forti debolezze che non porta da nessuna parte»; quanto al centrodestra nota come in Sicilia sia imploso ben prima che in Italia.
Infine su Raffaele Lombardo, Lupo ha le idee chiare: «È un pezzo di macchina politica ex democristiana che si è riconsolidata, ha creato una poderosa struttura elettorale e ha cercato di metterci sopra un discorso regionalista» che tuttavia «corre il rischio di bucare laddove ci sono le giunture tra la macchina politica e le altre macchine di potere che ci sono in Sicilia». E certo l’indagine che vede il presidente della Regione imputato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio è «un evidente problema politico».

Per Lavika Web Magazine.

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