Fra rebbi e rabbia

In Sicilia anche il cittadino più distratto e poco informato si sarà ormai accorto che le pompe di benzina non sono a secco per puro caso. Semplicemente una serie di blocchi stradali ben congeniati hanno impedito i rifornimenti periodici. È la protesta di Forza d’Urto, sigla nata pochi giorni fa per unificare il Movimento dei Forconi con l’AIAS e altre sigle minori. C’è da giorni un gran indagare sui chi è e sul perché di una protesta che, partita in sordina, è ormai oggetto di cronaca di tutti i media nazionali.
Proviamo a mettere in ordine quel che fin qui è noto, senza perderci in dietrologia spicciola.

Abbiamo quindi questa Forza d’Urto, il cui sito ufficiale (forzadurto.org) è intestato a Giuseppe Richichi da Librino, noto presidente dell’AIAS (Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani). L’AIAS è un consorzio creato da un gruppo di camionisti il 19 settembre 2000 nei locali del Motel Gelso Bianco i quali, stanchi di affidarsi ai soliti sindacati, avevano deciso di fare da sé mettendo in atto dieci giorni dopo una protesta di una settimana fatta di blocchi stradali e richieste di defiscalizzazione del gasolio e di maggiori controlli sulle strade per combattere l’abusivismo nel settore trasporti. Quel giorno al Gelso Bianco c’era pure l’allora ex diniano deputato ARS di Rinnovamento Siciliano e assessore regionale ai Trasporti, Domenico Rotella. Questi riuscirà pure a far incontrare i rappresentanti dell’AIAS col governo Amato nella persona del ministro dell’Industria Pierluigi Bersani, il quale oltretutto era pronto a concessioni significative. Ma la resistenza di Richichi pare fece saltare tutto, compresa la vicinanza di Rotella. Si spezza pure l’AIAS il 21 ottobre quando il segretario (più moderato del presidente) Luigi Cozza se ne va con altri 1820 associati fondando l’AssIOTraT (Associazione Italiana Operatori Trasporto e Turismo). Davanti alla minaccia di nuovi blocchi da parte dell’AIAS, Bersani e ARS offrono miliaridi di lire: il primo fa inserire un centinaio di miliardi nella finanziaria per l’ammodernamento del parco macchine, mentre Palazzo d’Orleans scrive un emendamento di una quarantina di miliardi per ridurre pedaggi autostradali, costi per i traghetti e per i trasporti in nave. Da allora solo una sierie di scioperi minacciati e puntualmente revocati. Fino all’ottobre 2005, quando l’AIAS coi suoi 800 iscritti riesce nuovamente a paralizzare la Sicilia impedendo ai mezzi pesanti per cinque giorni di entrare o uscire dall’isola. Pare che i camionisti volessero il gasolio a mezzo euro.

L’altra grande compontende di Forza d’Urto è quella degli imprenditori agricoli del Movimento dei Forconi di Mariano Ferro da Avola, Martino Morsello da Marsala e Giuseppe Scarlata da San Cataldo. Tre persone con tre storie abbastanza diverse.
Non so se questo Ferro sia lo stesso che nel 1997 si candidò sindaco di Avola per il Polo delle Libertà perdendo contro l’ulivista Gaetano Cangemi, di certo il leader del “Forconi” sul suo profilo Facebook si dichiara antifascista e nel giugno 2011 è intervenuto all’assemblea regionale dell’MPA.
Martino Morsello pare invece sia stato assessore all’Agricoltura nella sua Marsala dal 1980 al 1993. Nel 2008 si candida deputato regionale per Raffaele Lombardo presidente con la lista Democratici Autonomisti. Nell’aprile 2011 ritroviamo Morsello delegato al congresso regionale di fondazione del Movimento di Responsabilità Nazionale di Domenico Scilipoti. Come segretario regionale di Altragricoltura Sicilia lo scorso 28 maggio è stato relatore di un convegno sull’usura bancaria presieduto dal segretario provinciale di Forza Nuova di Terni. Del resto a Forza Nuova aderisce la figlia Antonella. Sempre a Morsello dallo scorso agosto appartiene il dominio movimentodeiforconi.it. Giusto un mese fa, 10 dicembre, Morsello è intervenuto al congresso nazionale di Forza Nuova a nome dei Forconi dichiarando che occorre fare la «rivoluzione» e che per questo guarda con interesse al partito di Fiore, precisando che «noi non partecipiamo ai convegni di altri partiti perché sono quei partiti tutti messi assieme (…) per spartirsi il “porco”».
Giuseppe Scarlata pare invece di simpatie democristiane.
I Forconi nascono ufficialmente ad Avola il 20 maggio 2011 per unire il Movimento Pastori Sardi con gli agricoltori siciliani. Quel giorno all’assemblea costitutiva partecipa Saverio Romano, leader dei Pid e da neanche due mesi ministro dell’Agricoltura, il quale tuttavia non sembra essere mai stato in grado di istaurare un reale dialogo coi Forconi siculi.
Da maggio a oggi ci sono stati diverse manifestazioni pacifiche dei Forconi e passate sotto silenzio nei centri delle principali città siciliane. Di quella di Catania del 15 dicembre Forza Nuova etnea ha pubblicato un video che testimonia il proprio fiancheggiamento.
La «Guerra Totale al Sistema» proclamata lo scorso settembre ha quindi raggiunto l’apice con i blocchi del 16-20 gennaio 2012. La protesta è partita in sordina sui media, ma non nel web, dove il profilo Facebook del Movimento dei Forconiè passato rapidamente da 5mila a quasi 39mila “Mi piace”.Quello che colpisce è che Forza d’Urto non sembra voler protestare in chiave nazionale, ma esclusivamente regionale. Così la protesta si presenta nei simboli delle associazioni, come nei post in rete come inni alla sicilianità secolarmente oppressa di sapore molto antico.
Scriveva il Partito Comunista d’Italia nelle sue Tesi per il lavoro contadino nel Mezzogiorno del 1926 che «il sicilianismo nel suo significato più stretto è la difesa del feudalesimo isolano contro la invadenza del capitalismo, la difesa dello “statu quo”, della tradizione. Il sicilianismo ritiene che nel processo della unificazione politica italiana esso si trova nelle condizioni di un alleato che può in qualunque momento spezzare questa alleanza qualora diventi dannosa e lo metta in pericolo». Vent’anni dopo queste parole trovavano nuove conferme nel Movimento Indipendentista Siciliano, nelle prodezze di Giuliano e nelle manovre occulte che portarono al sangue di Portella della Ginestra. E ancora nel 1993 quando la mafia si trovava in gradi difficoltà interne e davanti a una prima Repubblica alla bancarotta, accarezzò per mesi l’idea di scendere in politica con movimenti sicilianisti inneggianti alla “libertà” come Sicilia Libera.
Si comprende quindi la ratio delle dichiarazioni a La Stampa del presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, che ha parlato di «professionisti della protesta» con «evidenti strumentalizzazioni politiche di demagoghi in servizio permanente effettivo», e per giunta col rischio che in «alcune frange dell’iniziativa ci siano realtà criminali organizzate che mirano a far saltare tutto».
Il movimento Forza d’Urto ribattezzato, significativamente, dei «nuovi Vespri siciliani» avrà sicuramente dalla sua anche delle buone ragioni e certo in queste ore vede manifestare diversi lavoratori onesti. La crisi è reale, il disagio di tanti autentico, la voglia di rivoluzione sempre più diffusa, e non da ieri. Ma vista l’eterogeneità, le parole d’ordine e certi fiancheggiatori, il dubbio agghiacciate è che forse siamo davanti a un movimento con finalità ultime reazionarie.
Qui egemone non sembra l’anticapitalismo progressista, ma quello reazionario che anima tutti i gruppi di estrema destra nel mondo, quelli che sognano il mondo diviso in tante piccole patrie che si guardano in cagnesco l’uno con l’altro. Del resto sono molte le sigle dell’estrema destra che solidarizzano coi manifestanti siciliani. Sostegno anche dalla poco nota AlbaMediterranea, un’associazione nata lo scorso 10 luglio a Formello che dice di rifarsi al partito di Hugo Chavez e costituita da personalità che a novembre hanno partecipato a un convegno di storia ed economia tra i cui relatori spiccavano Roberto Fiore e Adriano Tilgher, il fondatore del Fronte sociale Nazionale confluito ne La Destra di Francesco Storace. Ebbene sul canale YouTube di AlbaMediterranea ci sono dei video sulla protesta che caricati fin dal 15 gennaio (un appello con tanto di immancabile forcone, del quale «si prega massima diffusione»).
E tuttavia il movimento riscuote consensi anche fra i meno politicizzati. Sono consensi spesso confusi, impastati di qualunquismo e di sterile ribellismo, che trovano sponda persino in Francesco Facchinetti (e relativa compagna Marcuzzi) fin dal 17 gennaio per i microfoni napoletani dell’emittente nazionale Radio KissKiss. Meglio glissare sullo Zamparini già noto per aver recentemente fondato il Movimento per la Gente.
Si dice che la storia d’Italia sia sempre stata fatta in Sicilia. C’è molto di vero. Occorre quindi evitare nuove delusioni nelle masse orientandole verso obiettivi di vera liberazione, per evitare che dai forconi dei contadini passino a quelli dei forcaioli.
—————————
Aggiornamento:
Il Movimento dei Forconi riunitosi a Caltanissetta il 23 gennaio 2012, ha deliberato l’espulsione di Martino Morsello «per aver tenuto un comportamento fortemente scorretto e doloso!» avvicinando il movimento a Forza Nuova. Di fatto è scissione fra l’ala destra minoritaria e quella sinistra maggioritaria dei Forconi. Ma poiché il profilo Facebook dei Forconi è in mano a Morsello, il movimento di Ferro ha dovuto crearsi un nuovo profilo. Il 31 gennaio i Forconi hanno attivato anche un proprio sito web ufficiale. A Morsello è rimasto anche il logo del Movimento perché da lui registrato per primo a Marsala il 12 gennaio 2012 e che verrà usato alle elezioni amministrative di primavera. A Ferro e Scarlata non rimase che registrarne uno analogo con differenze minime.
Annunci

4 thoughts on “Fra rebbi e rabbia

  1. Si sente da quaggiù, dal Sud della Sicilia, che ve la state facendo sotto per la paura che i vostri padroni possano essere abbattuti da una rivoluzione popolare e con la fine dei vostri padroni temete anche la vostra fine.

  2. Ma farsela sotto di cosa?? Dei soliti ratti di forza nuova che ogni tanto escono in superficie per cercare un po’ di notorietà? Dov’eravate quando c’era da votare per i non mafiosi? Dov’eravate quando chiudevano termini imerese?? Qui gli unici servi di un padrone, siete voi, servi dei mafiosi!

  3. Salve.
    Mi chiamo Roberta, scrivo da Catania. Vi scrivo perchè vorrei sapere se posso utilizzare il vostro titolo “fra rebbi e rabbia” per scrivere un articolo su tale argomento in un giornale scolastico. Credo sia sempre meglio chiedere prima di fare cose del genere..
    Grazie in anticipo, attendo risposta.
    Roberta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...