Quando il futuro è una piccola curiosità

Niente autorizza a pensare che l’esperienza politica di Silvio Berlusconi sia finita, ma i fatti dell’8 novembre sono letti dai più alla stregua di quello che fu il 25 luglio 1943 per Benito Mussolini o il 6 aprile 1992 per il CAF. Punti di non ritorno oltre le quali ai protagonisti della ribalta non resta che rassegnarsi alle quinte. Chi si illude del contrario finisce per pagare con la morte. In entrambi i casi la fine per chi la vive è un qualcosa di imprevisto, non calcolato e per questo più amaro. Mentre per i più lucidi che ne stanno fuori certe cose non solo non stupiscono (tutte le cose umane hanno un inizio e una fine), ma vengono presagite con la stessa naturalezza di uno sportivo che sa che ogni volta che lancia una palla in aria questa tornerà per terra.
In giro per i media di tutto il mondo c’è grande affanno a pubblicare e trasmettere dei coccodrilli su Berlusconi politico italiano (1993-2011) e non proprio coi toni commossi e ammirati dedicati qualche settimana prima a Steve Jobs. Domina ora la soddisfazione, ora la pietas per un uomo sconfitto in primo luogo da se stesso. Su tutti il dubbio non detto e destinato a rimanere oggetto di controversia su come un personaggio così italiano abbia influito così tanto sull’Italia del dopo Moro tanto rapidamente quanto stabilmente.

Ci sarà tempo e col tempo ci saranno anche i documenti e la serenità necessaria per dare le risposte dovute. Chi scrive però vuole ricordare come tutto ebbe inizio.
La mitologia berlusconiana preferisce far partire il proprio evo quasi ventennale da quella videocassetta del 26 gennaio 1994, ma forse nessuno ricorda che lo scoop spetta alla giornalista Valeria Sacchi – nientemeno che la zia materna di Giovanna Mezzogiorno – la quale nell’edizione de La Stampa del 26 luglio 1993 nelle sue consuete pagine economiche annotò in taglio basso che «Silvio Berlusconi ha un nuovo traguardo: fondare un partito politico». Corriere e Repubblica avrebbero dato la stessa notizia solo due giorni dopo spingendo il cavaliere nero di Arcore a dare la prima di una lunga serie di smentite inverosimili. Oggi sappiamo che già il 29 giugno precedente alcuni uomini vicini a Berlusconi come Dell’Utri e Previti aveva costituito Forza Italia! Associazione per il buon governo, quindi la Sacchi era stata informata bene.
Possiamo immaginare l’Italia del 26 luglio in crisi politica ed economica che si distende al mare distratta, al più presa a ragionar di politica parlando ancora di Dc e Psi, di repubblicani e comunisti e di quella cosa nuova che era il Pds di Occhetto e D’Alema. Il 27 e 28 luglio le bombe mafiose a Milano e Roma avrebbero traumaticamente messo all’ordine del giorno ben altre inquietudini e paure. Del partito Fininvest si sarebbe ricominciato a parlare più ampiamente in autunno, ma intanto 9 mesi prima della nascita del primo governo Berlusconi, la notizia che nulla sarebbe stato più come prima era solo la curiosità economica estiva di un quotidiano torinese. Chissà che già da mesi qualcuno non abbia già scritto in un trafiletto il nostro futuro prossimo. Chissà che i calcoli e i desideri di Pd e Udc, di Pdl e Lega non siano già vecchi e nessuno lo sa ancora. La caduta di Berlusconi dà a tutti il brivido delle vertigini perché in definitiva, per dirla alla De Gregori, «la storia dà i brividi perché nessuno la può fermare». E pochi la sanno cogliere nel suo sviluppo reale.
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