Sul presunto oscuramento mediatico della FdS

Una balla si aggira a sinistra: nei giornali i comunisti sono oscurati.
Recentemente Grassi ha scritto che «la scarsa visibilità sui media della FdS non può essere addebitato solo ad una volontà di escluderci (che pure c’è), ma anche a nostre responsabilità» (13/10/2010). E Ferrero in apertura dell’ultimo CPN del PRC (16/10/2010) ha detto che «l’oscuramento mediatico a cui siamo sottoposti (…) costituisce il principale problema politico da risolvere in questa fase» e il giorno dopo ha concluso sostenendo che «tutto quello di buono che facciamo sui territori rischia di essere vanificato dall’assenza di una nostra visibilità sui mass media. È sempre più evidente che non esiste più uno spazio pubblico della informazione e che invece ci troviamo davanti ad una informazione organizzata per tendenze. Da queste tendenze e cordate noi siamo semplicemente esclusi».

Che la stampa borghese esista è una verità evidente e innegabile, ma teorizzare che editori e direttori borghesi abbiano la preoccupazione di mandare in stampa giornali sterilizzati da articoli sulla Federazione della Sinistra è francamente risibile. L’anticomunismo è una brutta malattia di cui alcuni non riescono a liberarsi nonostante siano passati 20 anni dalla fine dell’URSS, tuttavia la gran parte della borghesia non è certo intimorita da quanto pensa, dice e fa la Federazione della Sinistra o gli altri partiti comunisti minori. La borghesia ha ancora paura della lotta di classe, ma finché la situazione è quella attuale, nonostante il diffuso sentimento anti-Marchionne, può dormire sonni relativamente tranquilli e non preoccuparsi se la FdS c’è o non c’è sulle colonne della stampa.
Basta sfogliarsi i giornali dell’ultimo anno e mezzo per farsi un’idea più obiettiva sul presunto “oscuramento mediatico” ai danni della FdS.

La Federazione della Sinistra fece la sua prima apparizione nei giornali il 12 luglio 2009, quando Ferrero intervistato dal Manifesto rese noto il progetto. Da allora fino alla vigilia del 16 ottobre, sono trascorsi ben 460 giorni durante i quali la FdS è stata citata in 820 articoli su quotidiani e settimanali così suddivisi e ordinati:

Liberazione 254
Corriere della Sera 64
il manifesto 59
l’Unità 46
La Stampa 45
Il Messaggero 42
Il Sole 24 Ore 38
Il Riformista 32
la Repubblica 31
Il Giornale 30
Italia Oggi 22
Libero 20
Avvenire 16
Il Fatto Quotidiano 15
L’Altro/Gli Altri 13
Roma 13
Europa 12
Terra 12
il Mattino 7
il Tempo 5
Quotidiano Nazionale 5
la Discussione 4
Secolo d’Italia 3
Gazzettino 3
il Secolo XIX 2
Panorama 2
Il Foglio 1
la Padania 1
L’Avanti! 1
Giornale di Sicilia 1
Gazzetta del Mezzogiorno 1
L’espresso 1

Di questi solo in 13 casi la FdS è citata anche nei titoli:
Liberazione 8
Corriere della Sera 2
il Manifesto 2
Il Messaggero 1

Come si può notare Liberazione per ovvi motivi fa bene il suo mestiere, ma subito dopo troviamo il Corriere della Sera (del quale non ho considerato le edizioni locali) quasi appaiato a il Manifesto e ben lontano da l’Unità. Strano? No, normalissimo per chi ha un minimo di dimestichezza con la stampa e quella italiana in particolare.
Si dirà che la FdS non è solo la sigla, ma anche i suoi dirigenti di punta, specie nell’era della personalizzazione spinta della politica. Bene, veniamo alloraai quattro leader della FdS.

Questi nello stesso periodo che abbiamo or ora preso in esame, hanno potuto rilasciare delle interviste e pubblicare degli articoli. Ebbene le prime sono state 54, di cui 18 per Liberazione; mentre i secondi sono stati 86, di cui 57 per Liberazione, così suddivisi:

Interviste + articoli
Ferrero 38+60
Diliberto 5+3
Salvi 10+16
Patta 1+7
1 articolo è comune a tutti

Dunque 140 pezzi tra interviste ed articoli. Per capirci meglio, nello stesso periodo il solo Vendola, leader unico di SEL, ha rilasciato 94 interviste e scritto 16 articoli (110 pezzi).
Per gerarchia delle notizie, il giornalismo italiano è spesso omologato e prevedibile, tanto è vero che non di rado capita di leggere delle prime pagine fotocopia non solo per argomenti, ma anche per titoli. Altrettanto vero è il fatto che la FdS per la sua natura e le sue azioni non può certo pretendere di essere rincorsa dai giornali come una “star” della politica, per il semplice fatto che, almeno per il momento, non lo è! Tuttavia un giornale serio non può certo ignorare che esista una voce politica fievole, ma non trascurabile, come quella della FdS e pertanto la tiene d’occhio e gli dà lo spazio che ritiene meglio proporzionata. Ad ogni modo va ricordato che qui si parla della sola FdS, perché se considerassi anche lo spazio dato alle singole realtà federate, allora i numeri aumenterebbero parecchio.
Se dunque lo spazio giornalistico della FdS vi apare ancora troppo scarso, beh, ha ragione Grassi, sarà anche colpa della FdS in sé e dei suoi gruppi dirigenti. Del resto SEL avrebbe lo stesso spazio, se non ancora più inferiore della FdS, se non avesse trovato un politico tanto ambizioso e “attaccabrighe” come Vendola che, oltretutto è pure un presidente di regione.
Ai giornali infatti importa fino a un certo punto sapere cosa pensa sull’argomento X la FdS, e se tale pensiero è poi anche prevedibile, allora non di pubblicazione, ma di cestinazione converrà parlare. Il lettore, se possibile, va tutelato dal déjà vu! Viceversa se l’idea è innovativa o fuori schema, allora e probabile che si attiri l’attenzione pure di qualche editorialista (oltre che quella del giornalista prima e del lettore poi)!
Ecco perché nonostante la foga dattilografa con cui la FdS partorisce comunicati stampa, questi restano quasi sempre confinati alle home page dei siti dei partiti federati.
E si badi bene che non conta nulla l’essere o non essere in Parlamento: è vero che una forza parlamentare è potenzialmente più interessante di una extraparlamentare, ma i giornalisti sono abbastanza intelligenti da andare oltre il fattore Palazzo preferendo basarsi su qualcosa di più concreto e reale. Prova ne è il fatto che al Parlamento siedono partiti dei quali si sa poco e nulla, come il Partito Radicale, o i Noi Sud o gli MpA fuori dalla Sicilia. In particolar modo i radicali, nonostante il gruppo unico coi democratici, il loro entusiasmo, un dinosauro come Pannella e un’eterna “simpaticona” come la Bonino, spesso dà luogo a iniziative, come gli scioperi della fame, di cui non dà conto nessuno! E sfido a teorizzare la malafede oscurantista nei loro confronti (giornali clericali a parte).
Come si vede anche nel giornali, come nella vita comune in genere, si raccoglie solo quel che si semina (e solo se i semi sono fertili).

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