La nostra Costituzione è pacifica, ma non pacifista

Recentemente Giuliano Amato ha scritto un articolo di una certa lunghezza per Il Sole 24 Ore per dimostrare che «l’articolo 11 della nostra Costituzione ci autorizza a partecipare a missioni internazionali per la promozione della pace e della giustizia» come in Kosovo e Afghanistan.
C’è un motivo politico ben preciso perché Amato scrive così e certo il giornale di Confindustria è in tal senso una tribuna perfetta. Tuttavia, ahinoi, Amato ha ragione.
La nostra Costituzione è pacifica, ma non pacifista. Se l’art. 11 ripudia la guerra, ci sono altri cinque articoli che spiegano che fare in caso di guerra (60, 78, 87, 103, 111).
L’art. 11 serve a stabilire che l’Italia non era più quella nazione fascista volta potenzialmente alla conquista del mondo a colpi di guerra, una concezione che era patrimonio del nazionalismo italiano e che il fascismo poi fece propria senza riserve con le conseguenze che tutti noi conosciamo.
Già la bozza dell’art. 11 recitava che «l’Italia rinunzia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libertà degli altri popoli».
Dunque mai più un’Italia che muova guerra di sua iniziativa, ma sì a un’Italia che volesse fare una guerra non solo per difendersi, ma anche come misura estrema in caso di crisi internazionale.
A tal riguardo occorre rileggere quanto detto nella relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione, Meuccio Ruini: «Rinnegando recisamente la sciagurata parentesi fascista l’Italia rinuncia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libertà degli altri popoli. Stato indipendente e libero, l’Italia non consente, in linea di principio, altre limitazioni alla sua sovranità, ma si dichiara pronta, in condizioni di reciprocità e di eguaglianza, a quelle necessarie per organizzare la solidarietà e la giusta pace fra i popoli. Contro ogni minaccia di rinascente nazionalismo, la nostra costituzione si riallaccia a ciò che rappresenta non soltanto le più pure tradizioni ma anche lo storico e concreto interesse dell’Italia: il rispetto dei valori internazionali».
Il punto è quindi questo: esistono guerre incostituzionali e guerre costituzionali. Le seconde sono quelle volte al «rispetto dei valori internazionali». Ma tutte le missioni all’estero che attualmente finanziamo semestralmente sono davvero volte al «rispetto dei valori internazionali» ovvero a «organizzare la solidarietà e la giusta pace fra i popoli»? Secondo me no e quindi i rifinanziamenti sempre secondo il mio modesto parere da cittadino sono incostituzionali. Secondo Amato invece non ci sono problemi anche perché l’Onu c’ha messo il bollo!
L’Italia del 1948 cos’era se non una zona calda per la guerra fredda? Pertanto l’Italia nel 1948 ripudiò il proprio imperialismo per mettersi al servizio dell’imperialismo Usa. Nel frattempo la guerra fredda è finita da oltre 20 anni, ma gli zelanti lacché dell’impero americano non sono andati in pensione.

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