A proposito di certa tattica

UlS

Lo scorso 26 giugno, il blog della mozione Bellillo ha pubblicato l’opinione del compagno Vincenzo Colantonio, tesoriere della federazione di Frosinone. Fra le tante cose, il compagno Colantonio entra pure nel merito delle alleanze e del campo del centrosinistra e per argomentare le proprie idee, e quindi portare acqua alla mozione di Unire la sinistra, cita un noto passaggio gramsciano: «Il compagno Lenin ci ha insegnato che per vincere il nostro nemico di classe, che è potente, che ha molti mezzi e riserve a sua disposizione, noi dobbiamo sfruttare ogni incrinatura nel suo fronte e dobbiamo utilizzare ogni alleato possibile, sia pure incerto, oscillante e provvisorio».

Lo sprovveduto che si limitasse a leggere queste poche righe non potrebbe non concludere che un Pc degno dei maestri Lenin e Gramsci ha come scopo quello di trovare quanti più alleati possibili contro il nemico di classe, senza se e senza ma, come si dice da qualche anno.

La citazione gramsciana è estratta da un articolo che il nostro pubblicò su l’Unità del 2 luglio 1925 e che si può leggere integralmente qui. Dalla lettura completa emerge anche questo passaggio: «Tutto il periodo prerivoluzionario si presenta come un’attività prevalentemente tattica, rivolta ad acquistare nuovi alleati al proletariato, a disgregare l’apparato organizzativo di offesa e di difesa del nemico, a rilevare e ad esaurire le sue riserve». Qui già emerge la vera sostanza gramsciana e il modus operandi che fu del Pcd’I prima e del Pci poi, cioè quello di non accontentarsi di allearsi “alla pari” con socialisti e democratici, ma quello di trovare quanti più sostenitori della causa del proletariato e insieme essere capaci di disgregare il fronte borghese. Se si pensa alla sola autosufficienza del proprio partito di sinistra, si rischia il settarismo, ma se si abbracciano con disinvoltura alleanze con altre forze politiche, allora si cade nell’opportunismo, malattia dell’estremismo di destra. La mozione Bellillo sembra dunque auspicare un Pdci, e più in generale una sinistra, alleata del Pd e dei suoi alleati in un eterno centrosinistra a prescindere. Per fare, si presume, il bene del proletariato. In effetti i numeri potrebbero dar ragione (in Parlamento è più facile riscattare la classe operaia disponendo di almento il 51%, piuttosto che del 3%), ma nella sostanza prima di ragionare di partiti alleati da incastrare come tessere del domino, bisognerebbe ricordare chi sono in sostanza i nostri potenziali alleati. Se infatti Gramsci nel 1925 aveva in Parlamento un paio di partiti socialisti e qualche forza democratica timidamente rivoluzionaria, nel 2008 ci ritroviamo un 3-4 partiti di sinistra che messi insieme hanno ben poco e poi il grande Pd. I primi, maggioranza Prc a parte, non sembrano avere molto a cuore i destini dei salariati italiani perdendosi in un generico “facciamo cose di sinistra”, il secondo è ormai organico alla borghesia e piuttosto allergico anche alla socialdemocrazia meno socialista. Sono dunque questi gli alleati che dovrebbero «disgregare il nemico di classe», per ricitare Gramsci? Almeno ad oggi non emerge in nessun partito non comunista la volontà di aggredire la borghesia per risultati anche minimi e dunque ricercare alleanze di centrosinistra significherebbe soltanto regalare i nostri pezzi di società alle manovre del capitale, seppur nella sua presunta variante progressista (e sottolineo “presunta” viste certe pulsioni di archiviare la Costituzione del 1948).

Insomma, ben vengano le alleanze e sia giusto ricercarle, ma solo per fini rivoluzionari, come mi pare spieghi bene la mozione di maggioranza nel paragrafo Il ruolo dei comunisti. È in fondo l’insegnamento di Marx e del Manifesto. Com’è noto il nostro primo maestro ha dedicato tutta la parte finale del Manifesto alla questione delle alleanze e dimostra come i comunisti siano abbastanza flessibili a riguardo e come tengano sempre in considerazione il contesto in cui operano, ma comunque «in una parola: i comunisti appoggiano dappertutto ogni movimento rivoluzionario diretto contro le situazioni sociali e politiche attuali». Dimostrino i nostri candidati alleati di essere rivoluzionari almeno in senso democratico (come lo furono i partiti del Cln durante la Resistenza) e allora si potrà dialogare. Altrimenti si resta avversari, senza bisogno di stracciarsi le vesti.

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