Analisi del voto provinciale siciliano

Sicilia

Come dopo ogni elezione, anche stavolta non posso fare a meno di provare a fare un’analisi del voto appena conclusosi. Stavolta però non sarà facile, anche se non ho mai disposto di tanti dati utili. Aver chiamato alle urne quasi tutti i siciliani in 2 mesi per Provicia, Regione e Parlamento (oltre che per i comuni capoluogo dello Jonio), perdippiù in due tranche, vuol dire poter cercar di capire meglio come si è comportato l’elettore davanti a schede non sempre simili né per offerta né per sistema elettorale.

Il voto provinciale del 15 e 16 giugno scorsi si fa notare per una brusca impennata dell’astensionismo, mal attutito nei comuni dove, oltre alle provinciali, si votava anche per il Comune. Stavolta il fu Arcobaleno è andato in ordine sparso. In più casi era presente solo il logo del Prc, in altri sono state avanzate liste unitarie Prc-Pdci, a Enna c’era nuovamente l’Arcobaleno, ma stavolta con falce e martello, a Catania c’erano i loghi di Prc, Pdci e una Sd-Verdi dal logo sostanzialmente anonimo. A parte Palermo e Siracusa, la sinistra ha scelto ovunque di essere alternativa alle coalizioni del Pd. A Catania il Pdci era coalizzato col Pd, mentre Prc, Sd e Verdi erano coalizzati e indipendenti.

Detto ciò, emerge che quasi tutti i partiti di destra e centrosinistra, hanno dimezzato i propri consensi. Pd e Pdl crollano sia rispetto ad aprile, sia rispetto alle provinciali 2003. Ad incrementare i consensi sono stati giusto l’Mpa e l’Udc, che notoriamente sono le forze più abili nelle elezioni con preferenze, anche se stupisce il successo in molte zone dell’Mpa anche rispetto alle regionali, quando il leader Lombardo era candidato presidente.

Com’è noto la destra vince a mani basse ovunque senza se e senza ma. Anche roccaforti storiche della sinistra come Comiso e Scicli a Ragusa (dove non c’erano elezioni provinciali), ora sono amministrate dalla destra. L’elettore della sinistra latita. Non è andato alle urne. In tutte le provincie si nota come l’Arcobaleno alle regionali di aprile aveva preso più voti, sia in termini assoluti che percentuali. In qualche provincia si confermano a stento i dati assoluti dell’Arcobaleno alla Camera, ma va considerato comunque un arretramento perché ci si potrebbe chiedere che fine hanno fatto i voti del Pcl e di Sc. A tal proposito va notato che il Pcl si è ripresentato in alcune provincie, e rispetto ad aprile arretra, seppur di poco, in tutti i territori. Sembra dunque che la sinistra ha deluso talmente tanto (almeno i siciliani) che ormai non sente il motivo di andare alle urne. Al massimo lo fa per votare l’amico di cui sa che può fidarsi. Insomma, la sinistra scompare, ma, sembra, senza rimpianti, nel disinteresse dei più. È dunque la più grande bocciatura politica dal dopoguerra. Chi infatti si aspettava uno scatto di orgoglio dopo i fatti di aprile, è rimasto deluso. E chi pensava che bastasse resucitare i propri loghi storici, è rimasto deluso lo stesso. Gli elettori siciliani di sinistra sventolano bandiera bianca e ad approfittarne è la destra che così può vincere anche 80% a 20%. Vero è che la Sicilia è storicamente la Toscana della destra, ma non serve una gran memoria per ricordare che c’è modo e modo di perdere le elezioni.

Si profila così un rischio per l’Italia ben peggiore dell’americanizzazione della politica: quello della sicilianizzazione. Mi spiego. Per americanizzazione si intende di solito una politica ridotta a un bipartitismo che lascia poco o nessuno spazio alle grandi ideologie antagoniste, con i partiti ridotti a enormi confederazioni di comitati elettorali di singoli politicanti rampanti. Se si arrivasse a questo, la sinistra potrebbe sempre invocare come alibi il disagio di operare all’interno di un sistema elettorale che non gli permette di operare come vorrebbe.

Nel caso della Sicilia invece abbiamo ancora (regionali escluse) un sistema elettorale che in fondo è ancora molto democratico e che sulla carta non si presta a creare plebisciti per una fazione o ad incrementare l’astensionismo. La sicilianizzazione è pertanto un sistema formalmente democratico che però permette derive autoritarie soft e dove però non è neppure più il partito o l’idea che conta, ma chi si candida. Se il candidato consigliere è molto prossimo a me, lo voto a prescindere, altrimenti non si vede perché ci si dovrebbe recare alle urne. È la morte della politica e soprattutto della sinistra perché area che ha investito tutta la sua storia su una concezione di azione politica diametralmente opposta.

Se ne può uscire fuori? Sì, a patto che la sinistra torni a essere popolare, cioè davvero vicina a tutti e rigettando quella politica di immagine che da anni seduce un po’ tutti. A ciò andrebbe aggiunto un recupero di un modo serio di essere comunisti (e non genericamente di sinistra), che non vuol dire ripiegamenti ideologici, ma solo farci più competenti per affrontare le difficoltà dell’oggi e del domani. È tuttavia un lavoro di lungo termine che potrebbe dare i suoi frutti fra circa 20 anni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...