Analisi del voto politico 2008

Camera 2008

Mentre in Tv imperversano i soliti esperti che ci spiegano come vanno i flussi elettorali e tutti, ipocritamente, cantano la lamentatio funebris della sinistra, mi pare sfuggano i dati più veri e importanti di queste elezioni politiche 2008.

L’astensionismo di massa

Quest’anno al rinnovo della Camera dei Deputati sono stati chiamati a votare in Italia ben 47.126.326 contro i 46.997.601 di due anni fa, cioè ben 128.725 elettori in più. Malgrado questo aumento abbiamo assistito al più grande tasso di astensione nella storia della Repubblica. In italia alle elezioni politiche almeno un 6% si è sempre astenuto. Poi dal 1979 l’astensionismo ha iniziato a galoppare con percentuali a due cifre fino al 2006 quando per la prima volta scese al 16,4%. Domenica ad astenersi è stato il 19,5%: un record.

L’astensionismo si è distribuito abbastanza regolarmente su tutto il territorio nazionale: fra le regioni col maggiore incremento abbiamo regioni del Centro-Sud (Sardegna, Basilicata, Molise) così come del Nord (Liguria, Valle d’Aosta, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia). Non solo aumenta chi non va a votare, ma aumenta anche il numero di schede nulle e bianche. I voti validi calano infatti da 38.153.343 a 36.452.305 (-1.701.038). Il partito del non voto è dunque andato a gonfie vele e si tratta di un dato che spicca appunto se si considera che gli aventi diritto erano, seppur di poco, aumentati.

Il Pdl

Rimanendo nei confini dei voti validi e interessante notare come per certi partiti non si registrino grandi novità, mentre per altri la variazione è enorme, o in positivo o in negativo. Il Pdl (Fi+An+Nuovo Psi+Dca+Pp+As+altri) raccoglieva nel 2006 14.374.854 voti, mentre nel 2008 si ferma a 13.628.865. Se però consideriamo i voti fuoriusciti da An per andare ne La Destra-Fiamma Tricolore allora siamo a una soatanziale riconferma del dato 2006. Il Pdl dunque non ha attratto nuovi consensi.

Il Pd e l’Idv

Analogo destino tocca in fondo al Pd. Nel 2006 Uniti nell’Ulivo raccoglieva 11.930.983 voti, il Pd del 2008 incassa 12.092.998, con un incremento di appena 162.015 voti. Il Pd tuttavia non riconferma i suoi voti del 2006, come potrebbe sembrare. Innanzitutto il voto al Pd include anche l’elettorato radicale, seppur in quantità quasi trascurabile, soprattutto però se guardiamo la performance del Pd regione per regione emerge che in Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia ci sono cali vistosi, compensati però da ottimi incrementi in regioni come il Lazio, Molise, Umbria. Malgrado ciò l’area veltroniana è stata capace di intercettare consensi utili per l’Italia dei Valori che da 877.052 voti passa a 1.593.675, cioè oltre 700mila voti che fanno di Di Pietro il leader del secondo partito dell’ex Unione.

L’Udc

Tiene, viste le previsioni, l’Udc che resta poco sopra i 2 milioni e perde oltre mezzo milione di consensi. Casini retrocede di un terzo di voti in tutta Italia, compreso il bianco Veneto, ma registra un buon incremento in Campania, dove evidentemente è stata decisiva la presenza di De Mita e l’assenza dell’Udeur, e si rafforza in Basilicata e Calabria.

L’Mpa

Prevedile il raddoppio dell’Mpa di Lombardo che passa da 181.811 a 410.487 voti. Già nel 2006 si era notato come Lombardo avesse preso la metà dei suoi normali consensi e ciò fu imputato al logo del Carroccio che chiaramente non ha un gran fascino nell’Italia centro-meridionale. L’aver usato il simbolo della colomba ha evidentemente giovato fino a sfondare quella quota dell’1% utile per ottenere il rimborso elettorale.

La Lega Nord

La vera novità del voto è il ritorno ad antichi splendori della Lega Nord la quale, da quando nel 2000 era tornata alleata di Berlusconi, aveva subito pesanti sconfitte a cominciare da quel 3,9% di voti del 2001 che la tenne sotto la soglia di sbarramento. Stavolta invece va oltre l’8% e raccoglie 3.024.522 voti contro il 1.565.918. Un raddoppio netto e unica vera novità nel campo dell’ex Cdl. Si noti bene che l’aumento è generalizzato in tutte le circoscrizioni del nord, anche in quelle periferiche come Marche e Umbria dove si registra comunque un raddoppio dei consensi.

Cdl vs Unione e “terzi poli”

Se aggreghiamo i dati secondo le vecchie coalizioni del 2006, emerge che la ex Cdl (Pdl+Ln+Udc+Dx-Ft+Mpa+Fn+Pli+NoEuro+Ferrara) batte l’ex Unione (Pd+Idv+Sa+Ps+Pcl+Sc+Svp+Bene Com.+Udcons+Liga+Lega Alpina+Alternativa Comunista) per ben 4.465.725 voti, cioè 20.414.441 voti (56%) contro 15.948.716 voti (43,75%). Dunque l’area di centrosinistra perde poco più di 3milioni di voti, mentre il centrodestra ne guadagna 1,4, cioè quanto più o meno preso in più dalla Lega. L’insieme dei partititini fuori dai poli sia nel 2006 che nel 2008 perde pure consensi fino quasi a dimezzarsi: da 172.902 voti (0,46%) si cala a 89.148 (0,24%).

Se ne potrebbe dedurre che chi non si riconosceva nell’ex Cdl o nell’ex Unione ha privilegiato la via dell’astensione rifiutando di collocare il proprio voto verso terze forze vergini. Interessante notare come viste anche singolarmente queste terze forze regrediscono, fatta eccezione per alcune che però nel 2008 si sono presentante in molte più circoscrizioni.

Il caso del’area verde-comunista

L’area che nel 2006 ha votato Prc, Pdci e Verdi, nel 2008 poteva scegliere fra la Sinistra/l’Arcobaleno e tre ex frangie del Prc: il Pcl, Sc e, in una sola circoscrizione, il Partito di Alternativa Comunista. Aggregando i dati e confrontabili si assiste a un crollo di 2.395.860 voti: da 3.898.394 a 1.502.534, cioè oltre il 60% dei voti uniformemente distribuito in tutta Italia. Si va infatti da un -55% in Trentino-Alto Adige a un -69% della Campania. La Sicilia è la seconda regione che ha retto meglio (-57%). Partiti come Pcl e Sc non hanno beneficiato granché dello scarso appeal della Sa raccogliendo complessivamente poco più dell’1% dei voti, cioè quasi 380mila voti. Il resto dei voti dov’è? Tante sono le ipotesi, tutte verosimili: il voto utile antiberlusconiano pro-Veltroni, l’assenza di simboli noti, il fascino della Lega Nord, l’astensione.

Non c’è dubbio che tanti anche comunisti abbiano sentito il dovere di votare per la coalizione Veltroni pur di evitare il IV governo Berlusconi. A nulla è valso far capire l’imbroglio Veltrusconi, come il richiamo alla “scelta di parte”. Probabilmente ad aver beneficiato di questi voti è stato soprattutto l’Idv che da sempre appare a certi settori i sinistra come una propria costola. Si tratta di quella sinistra legalitaria che ha come suo leader naturale Marco Travaglio e subisce il mito della società civile (girotondismo e affini). Personalità che probabilmente hanno dato 2 anni fa il proprio voto a Prc e Pdci e che nel 2007 hanno animato la scissione di Sinistra Democratica. Il Pd abbiamo visto che in non poche regioni arretra e che incrementa i suoi voti di appena 160mila unità. Il voto utile lo stimo pertanto intorno ai 500-600mila voti su 878.638 voti in più conquistati da Pd e Idv insieme rispetto al 2006.

L’assenza di simboli noti e identitari come la falce e il martello e il sole che ride può aver indotto diversi elettori a una sorta di smarrimento. Può anche essere accaduto che certuni abbiano avvertito l’assenza dei simboli noti come una “mutilazione” della proprio essere militanti. Tuttavia la campagna mediatica sul simbolo arcobaleno dovrebbe aver reso noto alla quasi totalità del corpo elettorale cosa era Sa e infatti non si sono verificati i temuti balzi elettorali del Pcl e di Sc. La falce e martello di Sc era la più simile a quella di Prc e Pdci eppure la formazione di Cannavò non riesce a sorpassare neppure il partito di Ferrando. Secondo alcuni l’assenza di falce e martello fa perdere 750mila voti. Secondo me siamo riusciti a far sì che gli “smarriti” si riducessero a numeri trascurabili. Più imponente la massa di ex voti Verdi emigrati altrove. I Verdi sono sotto linciaggio mediatico e hanno beneficiato semrpe di un elettorato di opinione mal consolidato. È probabile che almeno 500mila voti verdi siano andati “smarriti” per l’assenza del logo del Sole che ride.

La Lega Nord sono in tanti a dire che pesca anche nell’elettorato potenziale della sinistra anche comunista. Il raddoppio leghista fa sospettare che sia figlio anche di una erosione di quanto raccolto dalla sinistra nel 2006. A dire il vero voti comunisti che si spostano verso la Lega si segnalano fin dagli anni ’80, dunque non stupirebbe che ciò sia avvenuto anche stavolta. Secondo me circa 100.000 voti possono essere andati nella Cdl e nella Lega in particolare.

L’astensione ha avuto raccolto 1.701.038 voti. Di questi almeno 1,4 milioni sono ex Sa. Del resto nel momento peggiore della sinistra – cioè alle europee del 1999 – Prc, Pdci e verdi presero quasi 2,5 milioni di voti. Oggi si fermano a 1,1.

Dunque la Sinistra ha distribuito così i suoi 4 milioni di voti che aveva nel 2006:

1.400.000 sono rimasti a casa,
1.124.418 hanno votato Sa,
600.000 hanno votato Veltroni (Idv soprattutto),
300.000 hanno annullato la scheda,
378.116 hanno votato Pcl, Sc, Pac,
100.000 non hanno riconosciuto il simbolo,
100.000 hanno votato Berlusconi (Ln soprattutto).

Riassumendo: su 19.175.500 elettori dell’ex Unione e dai terzi partiti nel 2006, 1.436.598 hanno votato nel 2008 per ex partiti della Cdl, 344.889 hanno annullato la scheda e 1.356.149 sono rimasti a casa (per un totale di 1.701.038 astenuti).

La destra estrema (Lega, Storace, Forza Nuova, ecc.) si rafforza di 2 milioni di voti (cioè il doppio) a scapito del Pdl e dell’Udc.

L’Italia si è dunque spostata fortemente a destra e ritiene che non esista una sinistra adeguata a costrastarla.

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