Il solito fanfarone

Quel fanfarone di Bertinotti ha ripreso a progettare nuove strategie per la sinistra. L’ultima volta è successo nel 2003: era appena fallito il referendum sull’art. 18 e lì iniziò, d’accordo con D’Alema, a progettare l’idea di un nuovo Prc forza di governo e unico rappresentante della sinistra italiana. Da qui la ricerca di un rapporto privilegiato con Prodi, la nascita dell’Unione, poi la presidenza della Camera e il sistematico rifiutodi ogni unità a sinistra (ricordate? «Non si mettono insieme i cocci del passato», diceva). Dopo quattro anni ha capito che bisogna ricominciare da capo e, senza troppi scrupoli e dal suo studio alla Camera, comincia a delineare scenari futuri e a sancire che ormai bisogna pensare oltre l’Unione. Peccato lo faccia in modo confuso, individualista e, peggio, pubblicamente, offrendo ottimi argomenti a una destra che più in crisi non si può. Il tutto senza fare minimamente autocritica dele sue azioni. Perché se dentro l’Unione la sinistra non è rispettata come si deve, secondo me, lo si deve anche a un Bertinotti che è tornato a casa troppo facilmente e senza batter ciglio. Arriva addirittura a benedire il dialogo con Berlusconi con argomenti anche logici, ma se solo parlassimo di un leader di destra all’europea, mentre a noi tocca un personaggio infido e che ha più volte dimostrato di non avere senso delle istituzioni. Compreso quado si trattò di riconoscere la vittoria dell’Unione. Bertinotti è il solito fanfarone: sotto il cashmire niente.

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