Lo strano caso di Silvana Grasso

Silvana Grasso

Parlando di sé su Repubblica confessò di essere «un concentrato di qualità, per esempio sono docile come una tarantola, rassicurante come uno tsunami, delicata come un ippopotamo al pianoforte». Sarà per queste qualità che dallo scorso 23 luglio, Silvana Grasso è il nuovo assessore alla cultura e ai beni culturali del Comune di Catania. Nata a Macchia di Giarre nel 1952, ha insegnato per anni lettere classiche a Gela e trovando il tempo anche per scrivere qualche libro per Einaudi e Rizzoli che le sono valsi una discreta notorietà oltre che un premio “Grinzane Cavour”. Il curriculum farebbe pensare a una posata a tranquilla intellettuale siciliana, magari dotata di tanta saggezza e buon senso. Chi invece ha potuto vederla di persona o in tv, dove appare sempre più spesso, non può fare a meno di vedere in Silvana Grasso una sorta di Wanna Marchi in salsa sicula. Quando parla muove tutto il suo corpo e i capelli rosso fuoco oscillano continuamente, mentre dalla bocca esce facile l’urlo o la declamazione da attore della Grecia antica, suo vero pallino. Intervistata dal gelido e composto Alain Elkann per La Stampa (5 febbraio 2006), la Grasso a scanso d’equivoci chiarì: «Io disconosco l’aplomb degli inglesi… ho sempre la temperatura degli uccelli, a 39 gradi». A onor del vero non sembra l’unica cosa che disconosce. A sentirla parlare, sembra quasi che disconosca la lingua italiana, preferendo un siciliano arricchito qua e là dal greco antico. Ma se glielo fai notare non si scompone e ti spiega che lei è «una ritardata mentale, non sapendo parlare bene l’italiano come le mie compagne al liceo, partendo come loro da zero, sono diventata brava in greco». Dunque non stupisca di trovare sul quotidiano La Sicilia del lunedì una sua rubbrica fissa, “la Gorgone” o di scoprire che i suoi primi quattro libri erano tutte traduzioni dal greco. Dice anche di non leggere più libri, escluso i poeti ellenistici che conosce a memoria, dice che bastano e avanzano.

Che tipo la Grasso, talmente vulcanica e estemporanea che ormai i suoi show finiscono in Internet su Youtube. Ma lei a certa notorietà e riconoscimenti letterari, preferirebbe altro: la politica e gli uomini. Dopo esser diventata vedova qualche anno fa e averci fatto un libro sull’argomento, è ora alla ricerca di un fidanzato che abbia voglia di lei «Cenerentola in versione hard». Chi vuole approfittarne, si accomodi.

Più tortuosa e difficoltosa invece la strada che l’ha portata in politica. Adesso fa l’assessore senza portafoglio, nel senso che nella giunta Scapagnini gli hanno detto di fare quello che voleva ma senza chiedere soldi che al Comune non ci sono. Eppure fino a due mesi prima della sua nomina era nella coalizione che ha rieletto a Gela il sindaco comunista Rosario Crocetta. E anche in quell’occasione fu una sorpesa, visto che la Grasso ancora nel novembre 2006 sembrava sostanzialmente all’opposizone del sindaco gelese: «Il Sindaco in questi quasi ultimi quattro anni ha mostrato di gradirmi quanto un carcerato può gradire le sbarre della sua cella. Lui ai miei talenti preferisce – legittimo: a ciascuno il suo! – il talento di altre signore, che saldamente, anzi appassionatamente, tiene sul libro paga della sua amministrazione. (…) Forse è solo questione di odori, nel senso che il mio profumo – tradotto dal francese – si chiama veleno. E anche lui usa lo stesso veleno. Quindi, io più lui uguale camera a gas”!». Questo confidava ai giornali nel novembre 2006, e forse tanto astio dipendeva dal fatto che nel febbraio 2005 Crocetta non l’aveva nominata assessore dopo un rimpasto di giunta. Lei ci credeva, ma non si rassegnò e quattro mesi dopo entrava nella Margherita, il partito dei moderati di sinistra, proprio lei che con la moderazione ha lo stesso rapporto che può esistere fra l’acqua e il fuoco. Tant’è, allora spiegò che «nell’ultimo anno, ovunque mi trovassi (Corso mercatini supermercato bar), grazie anche ad una mia rubrichetta Post scriptum a “Canale10”, gente comune, di ogni estrazione sociale, madri di famiglia, opera,i braccianti, studenti, professionisti, mi fermavano, consegnandomi i loro infiniti problemi di cittadini, certi o comunque fiduciosi che io avessi la soluzione» per «strade, parcheggi, ambulanti, disoccupazione, povertà, assistenza, infinite voci per un unico denominatore; il disagio della gente di Gela, il malessere profondo. Mi stranizzò ma, a un tempo, mi commosse e mosse la fiducia della gente comune nelle mie capacità di dare soluzione ai problemi che non erano individuali, ma familiari, addirittura di interi quartieri». Insomma, folgorata sulla via di Gela. Poi alla fine del 2006 la brillante idea di fondare un partito tutto suo: Il Coccodrillo. Una scelta di campo (destra o sinistra?) lì per lì non la fa, sa solo che vuole aizzare il suo coccodrillo a mangiare «bugiardi, imbroglioni, traditori, traffichini». Poi a febbraio 2007 la decisione di appoggiare la candidatura Crocetta regalando un bel coccodrillo di peluche al sindaco di Gela nel giorno del suo 56° compleanno. Sempre teatrale, Silvana. Un po’ meno spettacolare il risultato nelle urne: solo 603 voti (1,34%) di cui 147 solo per lei, superata in lista anche da un tale Emanuele Fisci. Evidentemente non tutti hanno saputo cogliere il suo appello del 1° maggio: «MINGHIA sei incazzato ? anch’io ! allora votami ……………. a chi ti dice che sono pazza rispondi che iu ‘mpazzii per avere sopportato tutti questi mostri della cazzopolitica geloa». O forse gli elettori si saranno sentiti intimoriti da quel «ehi piscialetto te ne devi andare c’è un coccodrillo pronto a sbranare». Niente seggio al consiglio comunale, niente assessorato, insomma, in una parola, trombata. E il 7 ottobre scorso scriverà amara sul suo blog: «Gela si merita proprio il Sindaco che ha!».

Poi la chiamata a palazzo degli Elefanti. Contenta? Neanche per idea. Dopo neanche tre mesi di assessorato si sfoga: «Dove sono finita? a buttare sangue in assessorato dall’ alba fino a notte , organizzare», ma si consola cercando di convincere sé stessa che può farcela anche senza un euro («Non ho soldi in bilancio ma ho mie alleate l’ Arte la Cultura la Letteratura !!!!!!!!!!!!! non. perdere l’ occasione rara di avere un assessore -scrittrice per amico . Se ami la tua città e detesti la politica delle scelleratezze allora sono io quella che cerchi !»). Del resto era arrivata promettendo «un’eruzione di Cultura viva fantasiosa sulla Città di Catania ! parola di vulcano -grasso !» ovvero «apro la città ai giovani , sblindo i beni culturali , lavoro da scrittrice non da politico!». E infatti il 24 ottobre si è presentata al castello Ursino con una sega per aprire i lucchetti che lo tenevano chiuso e minacciando di darsi fuoco se entro un anno non apre il museo Ursino: «Nel Castello Ursino, a Catania, ci sono 17 mila tesori del nostro patrimonio culturale mai esposti al pubblico. Entro un anno voglio allestire il primo e secondo piano del museo. Se qualcuno me lo impedirà chiamerò i cittadini a esprimersi con un voto. Se non mi fanno aprire, mi darò fuoco”. Ma non crediate che sia depressa, anzi si direbbe che Catania la sta aiutando a dimenticare le delusioni gelese. Lo si capisce dal suo post del 1° novembre: «CATANIA MERAVIGLIOSA CREATURA …………….come ho potuto vivere lontana da te in quella barbara Gela ????????????». Anche se, va detto, ai suoi «bloggini adorati» intima ancora: «Sbranate chi mi ostacola ………………miei catanesi amore mio», dimostrando di non aver superato ancora del tutto la fase coccodrillesca.

Adesso vorrebbe organizzare una bella notte di S. Silvestro affidandosi esclusivamente alla buona volontà degli esibizionisti: lei ci mette il palco, il resto verrà da sé. Allo sbaraglio. Come tutta la sua vita.

http://it.youtube.com/watch?v=0p2VMXbJJSk

http://www.comune.catania.it/portale/comct/progetti/ele/2005_comunali/012.htm

http://www.comune.gela.cl.it/elezioni2007/ilcoccodrillo.asp

http://www.regione.sicilia.it/famiglia/elettorale/amm2007/Elezioni%202007/primoTurno/CL/ReportCandidatiListeCL141.html

http://www.comune.gela.cl.it/elezioni2007/risultati/LISTA%2018%20-%20IL%20COCCODRILLO.pdf

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