Dietro “La casta”, la Tela

La casta

Da mesi, noi del Pdci, andiamo denunciando che c’è un disegno per sostituire tutto ciò che c’è a sinistra del Pd con l’Udc e affini, cosa finora non realizzata per via degli irrisori numeri parlamentari dei casiniani che rendono l’operazione impraticabile. Tuttavia da un mese circa s’avanza un sospetto: il capitale italiano, i poteri forti non si vogliono limitare a crearsi una maggioranza a porprio uso e consumo partendo dall’esistente, ma puntano radicalmente (eccoli i veri radicali!) a fare tabula rasa dell’esistente per inaugurare una Terza Repubblica consona ai loro interessi e più affidabile della Seconda.

Nell’incessante lotta di classe, l’alta borghesia punta a una rivoluzione gattopardiana che cambi tutto per non cambiare nulla e ha un modello: Tangentopoli. Non si tratta di coinvolgere la magistratura, ma di ricreare nel paese il clima del 1992-1993, quando gli italiani sputavano contro qualunque partito dell’arco costituzionale aprendo la strada a populisti come Berlusconi e Bossi o a riserve come Fini e Casini.

Per raggiungere questo scopo, il Corriere della Sera sta agendo scientificamente, facendo da grancassa all’ultimo libro di due sue penne eccellenti, La casta di Stella e Rizzo (Rizzoli, ovviamente), dove si dimostra facilmente che le istituzioni italiane sono costosissime e inefficienti. Un paese tutto da rifare per colpa dei politici. Cosa che già veniva denunciata da Cesare Salvi e Massimo Villone nel 2005 in Il costo della democrazia. Eliminare sprechi, clientele e privilegi per riformare la politica, per i tipi della Mondadori. Allora il libro di Salvi passò sotto silenzio, stavolta l’inchiesta di Stella e Rizzo è diventato in 15 giorni un best seller e sta dettando l’agenda politica come riesce a pochissime persone.

Il libro è uscito il 2 maggio scorso, ma già dal 28 aprile il Corsera rilascia anticipazioni. La prima prendeva di mira il Quirinale in modo così efficace, che il giorno dopo Ciampi mandava una lettera irritato, ma divenuta occasione per i due giornalisti del Corsera per rincarare la dose e dimostrare che è tutto allo sfascio anche dove siedono galantuomini come Ciampi e Napolitano.

Si colpisce a destra (la Moratti) e a sinistra, ma la svolta arriva il 20 maggio, quando D’Alema rilascia un’ampia intervista dove paventa per l’Italia e la politica che «è in atto una crisi della credibilità della politica che tornerà a travolgere il Paese con sentimenti come quelli che negli anni 90 segnarono la fine della prima Repubblica». Crisi che, a detta di D’Alema, coinvolge tutti, anche i sindacati e Confindustria.

Nello stesso giorno, nello stesso giornale, Sergio Romano firma un editoriale che rievoca gli spettri del ’92 come fa D’Alema, ma Romano lo fa partendo dal libro La casta: «Il fenomeno descritto da Rizzo e Stella sta sollevando nel Paese una marea di malumore e indignazione che ricorda gli umori della nazione fra il 1992 e il 1993. Non sarei sorpreso se questo libro avesse nelle vicende italiane il ruolo che ebbe per Tangentopoli l’arresto di Mario Chiesa nel febbraio del 1992».

Domanda inevitabile: Romano ha preso spunto da D’Alema? o D’Alema, che forse sa qualcosa che altri ignorano, ha voluto spiazzare i poteri forti anticipando editoriali come quelli di Romano e screditando Confindustria alla vigilia di certi comizi di Montezemolo?

Comunque la si voglia pensare, è oggettivo che dopo questa intervista, il dibattito lanciato dal Corsera si irrobustisce e il 22 cala un asso che porta il nome di Mario Monti. L’ex commissario europeo col solito editoriale auspica una politica fatta di tecnici e non di politici, difende Padoa-Schioppa (il super tecnico del momento, no?) e, come da copione, cita La casta e il clima del ’92.

Ce n’è abbastanza per parlare di un partito Rcs. A farlo per primo è Sansonetti su Liberazione del 23. Sansonetti lancia l’allarme e chiama in causa Montezemolo, il quale il giorno dopo gli risponde indirettamente col fracasso dell’assemblea nazionale di Confindustria.

Ma perché servirisi del Corsera e non del proprio giornale, Il Sole 24 Ore? In verità Il Sole già da qualche tempo mostra le proprie “desiderata” per via di pezzi a firma di personaggi come Stefano Folli o come Giancarlo Santalmassi, direttore di Radio 24 (la radio di Confindustria) il quale, senza troppi pudori, il 29 aprile invocava una «Terza Repubblica» che certo si dovrà differenziare rispetto alla Seconda per avere meccanismi istituzionali più di destra, meccanismi cari all’Msi prima e alla P2 poi e oggi propagandati da tutti quelli che invocano una politica gestita da uomini soli e forti e possibile solo modificando la nostra equilibrata Costituzione. E in questo contesto Il Sole e altri strizzano l’occhio al referendum di Segni che ufficilmante non piace, ma – dicono – meglio di niente. E in fondo il ’92 non fu aperto da un referendum di Segni del ’91?

Il 25 Paolo Mieli accetta un’intervista di Liberazione e a Sansonetti ammette che «siamo vicini all’implosione del sistema politico» perché «il ricatto delle minoranze ha paralizzato la politica. Tutti siamo vittime di questo ricatto» e dunque si dia il via libera al taglio delle ali parlamentari, ma, beninteso, come «extrema ratio». Bontà sua.

C’è qualcosa di torbido nell’aria, perché quando certi discorsi da bar, da qualunquisti, antipolitici sono fatti da gente comune, da ignoranti, è quasi normale e in Italia è un fenomeno vistoso da un quarto di secolo. E gli antipolitici di solito mugugnano continuamente e o votano loro simili (Lega, per esempio), o si astengono o si infatuano della novità elettorale del momento. Poi se in contesti eccezionali come quelli del ’92-’93, accade che il qualunquista si sente autorizzato dall’alto (la magistratura, in quel caso) a dare libero e pubblico sfogo alla propria antipolitica, magari lanciando monetine.

Oggi c’è qualcuno molto in alto che dal Corriere sta facendo da sponda al popolo qualunquista screditando anche quel poco che gode della stima di tanta gente comune (il Quirinale). A questo punto, secondo lo schemino di sopra, il qualunquista viene chiamato a non astenersi più e ad agire come nel ’92. Ma se si attuerà il taglio delle ali, non si potrà più votare altri qualunquisti estremi, ma affidarsi alla novità politica moderata che verrà: quella sponsorizzata Montezemolo.

Notare come, da buon borghesi, quando parlano di “crisi della politica” non si riferiscono mai a questioni morali o di partecipazione, ma preferiscono argomenti del tipo “pago-dunque-pretendo”, come se si parlasse di un amministratore di condominio. Come se il paese fosse un’azienda a cui trovare il miglior amministratore delegato.

Piccola rassegna stampa:

http://archiviostorico.corriere.it/2007/aprile/28/Dai_dipendenti_giardini_costi_del_co_9_070428085.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2007/aprile/29/Ciampi_stipendio_dimezzato_costi_del_co_9_070429017.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2007/aprile/29/Comunita_montane_senza_montagne_molti_co_9_070429007.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2007/aprile/30/Moratti_fisco_regali_Letizia_co_9_070430118.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/20/Politica_crisi_come_negli_anni_co_9_070520019.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/20/Marea_del_92_co_9_070520017.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/22/SONO_TECNICI_VERI_POLITICI_co_9_070522004.shtml

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