Rimozioni ad personam

G. Campo

La sostituzione della sovrintendente ai Beni culturali di Catania, Maria Grazia Branciforti, con Gesualdo Campo, esponente provinciale dell’Mpa, rappresenta una novità politica geniale.

Ai tempi della prima Repubblica se un ente locale aveva delle difficoltà ad operare, si dava da fare per fare una nuova legge più favorevole ai propri interessi. In questa tradizione si colloca anche quell’imprenditore brianzolo che, divenuto premier, tentò di sfuggire alla giustizia modificando la giurisprudenza italiana. Altri tempi.

Ora da Palermo si introduce una prassi inedita: le leggi restano tali e quali, ma rimuovi le persone che le applicano. È appunto il caso della Branciforti, rimasta senza lavoro perché faceva il suo lavoro, il che equivarrebbe a cacciare a bastonate il proprio idraulico perché ha riparato le tue tubature, per poi chiamare al suo posto un cuoco: non capirà un tubo di idraulica, ma almeno è un amico.

Alla rimozione, in verità, c’è chi aveva proposto di affiancare anche un curioso rito che avrebbe visto la Branciforti genuflettersi e chiedere scusa in almeno tre diversi dialetti siciliani davanti ad oscuri impiegati regionali vestiti per l’occasione da druidi.

Proprio quando Campo si apprestava a dichiarare l’Mpa bene culturale e il suo duce patrimonio inalienabile della Sicilia, a Roma la Corte Costituzionale ha deciso che la rimozione era illegittima. Si lavora adesso alacremente per sostituire almeno quattro giudici della Corte con amici più fidati che comprendano realmente le esigenze dei siciliani. O almeno di alcuni di questi. In partenza per Roma si vocifera siano già pronti Saro di Licodia, Turi di Castelvetrano e Totò di Raddusa, quest’ultimo, dei tre, noto per essere l’unico ad aver visto com’è fatta una scuola media (anche se solo esternamente). Sia chiaro: non sanno cosa sia la Costituzione, ma almeno sanno preparare degli ottimi arancini.

[Sorte Marziale di Marzio Barbulo]

per Spartacus. Periodico politico del Pdci di Catania n. 16, aprile 2007.

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