Una Sicilia più “rossa”

l'Unione

C’era una volta il 61 a 0 siciliano. Non ci sono più i collegi maggioritari per far un calcolo preciso, ma dopo 5 anni di governo Berlusconi, la Sicilia nel 2006 si scopre più rossa. A guardare infatti i dati elettorali per l’elezione della Camera dei Deputati, emerge che oltre 1,2 milioni di siciliani ha preferito votare per un partito dell’Unione di Prodi e, in modo particolare, per un partito della cosiddetta sinistra radicale. Un’Unione che sfiora il 42% dei consensi e che ora preoccupa di più Totò Cuffaro che il 28 maggio sarà sfidato da una donna straordinaria come Rita Borsellino. Cuffaro, previdentemente, da un anno ha cambiato la cinquantenaria legge elettorale siciliana introducendo uno sbarramento al 5% che permetterebbe, coi numeri attuali, di accedere all’Assemblea Regionale Siciliana solo a Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc, Democratici di Sinistra e Margherita, tenendo fuori partiti che poche settimane fa hanno raccolto complessivamente il 25% di voti siciliani. Voti che comprendono pure quelli dell’amico autonomista Raffaele Lombardo, fermatosi al 4,45%, per via di una Sicilia occidentale che l’ha sostanzialmente snobbato.

Ma torniamo ai dati delle politiche 2006. Facendo le opportune comparazioni con le elezioni del 2001, la Cdl guadagna appena 70mila voti, quasi tre volte meno del guadagno dell’Unione che dopo un quinquennio aumenta di oltre 180mila voti. Così se da un lato Forza Italia perde quasi il 20% della fiducia riposta nel 2001 dalla Sicilia in Berlusconi, a sinistra Prodi viene trainato alla vittoria soprattutto dal Partito dei Comunisti Italiani. Il Pdci di Diliberto vola incrementando i suoi voti di oltre l’86% arrivando a sfiorare i 61mila voti: un aumento registrato in ogni provincia siciliana, in quasi ogni comune dell’Isola. Un aumento che si è tradotto in due deputati, tra cui il catanese Orazio Licandro che così va a colmare il vuoto di rappresentanza che la sinistra siciliana aveva da anni a Roma.

Ancora. An di Fini, orfana di Nello Musumeci, arretra di 4 punti percentuali rispetto alle europee 2004, l’Udc di Casini, orfana di Raffaele Lombardo, arretra di quasi 9 punti in due anni e anche a Lombardo le cose non vanno meglio. L’alleanza con la Lega Nord di Bossi e Calderoli significa un dimezzamento di voti nel Comune di Catania. L’ anno scorso il presidente della provincia etnea s’era fatto notare per quel 20% di voti riconducibili alla suo neonato Mpa, stavolta i voti catanesi sono solo il 10,99%: fare l’autonomista siciliano con chi non ha mai nutrito simpatie per i meridionali evidentemente non paga granché. Di contro Rifondazione fa +29% e i radicali +24% rispetto alle scorse politiche, mentre l’Ulivo realizza un incremento del 13% scarso rispetto al suo esordio alle europee 2004. Anche l’Italia dei Valori di Di Pietro riprende fiato sfiorando i livelli del 2001 grazie all’ingresso nel partito di Leoluca Orlando.

Ce n’è abbastanza per guardare con fiducia alle elezioni regionali del 28 maggio per Rita Borsellino presidente.

per Spartacus. Periodico politico del Pdci di Catania n. 7, aprile-maggio 2006.

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