Da Catania a Milano

alleati

L’abbiamo visto l’8 febbraio scorso alla sinistra di un Silvio “Gesù” Berlusconi che lo benediceva da sopra una sedia. Alla destra Calderoli se la rideva come pochi, giusto poco prima che decidesse di far ridere mezzo mondo con le sue magliette. Ecco dunque la versione 2006 di Raffaele Lombardo, alleato di Bossi & Calderoni, sotto l’ala protettiva di Berlusconi. E chissà cosa ci riserva per il 2007, perché ormai si perde facilmente il filo a star dietro al nostro presidente della provincia.

Lombardo, originario di Grammichele, ce lo ricordiamo capo dei giovani democristiani di Catania nel 1977 a 27 anni e, più tardi, in segreteria nazionale della gioventù Dc, ma in verità oltre l’ambito catanese non andava. Questo non significa che non potesse far carriera, le doti le aveva. Dal 1980 al 1986 è consigliere comunale a Catania. Poi lascia perché eletto deputato regionale a Palermo. Diventa fedelissimo di Calogero Mannino. Nel 1991 si fa rieleggere deputato regionale con oltre ventimila preferenze solo a Catania, secondo solo al repubblicano Enzo Bianco: troppo bravo! Lo notano anche a livello nazionale e Mannino, allora ministro per il Mezzogiorno nell’ultimo governo Andreotti, dà il via libera perché il quarantenne Lombardo diventi assessore Dc agli Enti Locali. Assessore alla regione siciliana a 40 anni. Ma dura poco: nove mesi dopo, nell’aprile 1992, si deve dimettere per ‘problemi giudiziari’. L’inviato del Corriere della Sera Gian Antonio Stella nel suo libro Lo spreco, racconta che “Lombardo con le manette ai polsi raccomandava sorridendo ai fotografi: ‘Mi raccomando, pigliami di primo piano che col faccione vengo meglio’”. Lo riarrestano nel 1994, ma lui, lo storico democristiano catanese non ha fatto nulla e ne esce pulito. Nel 1996 termina pure il suo mandato da deputato regionale. Che fare? La Dc s’è sciolta nel 1994, Mannino è inguaiato con la giustizia, come altri vecchi colleghi di partito, la politica è totalmente mutata. Fortuna che c’è Pier Ferdinando Casini e il suo Ccd, sorta di surrogato della mai troppo rimpianta Dc. Lombardo diventa vicesegretario del Ccd Sicilia, ma evidentemente non basta. La ruota comincia di nuovo a girare in un caldo luglio del 1997. Soltanto allora, infatti, tutto il mondo viene a sapere che cinque mesi prima, tale Raffaele Lombardo ha regolarmente acquistato all’asta con poche lire delle carte e dei libri appartenuti a Giovanni Verga. Ne nasce uno scandalo sul perché a quell’asta il Comune di Catania non avesse fatto valere i propri diritti di prelazione. Ma Lombardo è magnanimo e si dichiara disponibile a donare tutto al sindaco Bianco se lo metterà a disposizione del pubblico e sotto una targa che riporti il nome e cognome del benefattore. C’è chi disse che in quelle carte non ci fosse nulla di verghiano, e c’è ancora chi sostiene che fu tutto orchestrato da Lombardo e amici per riportarsi protagonista nelle cronache dei giornali. Fatto sta che da allora sarà un crescendo: nel 1998 entra ed esce dall’Udr di Cossiga; nel ’99 è europarlamentare con quarantaseimila preferenze, nel 2000 Casini lo vorrebbe sindaco di Catania, ma Berlusconi preferisce Scapagnini e lui ripiega sulla vicesindacatura; nel gennaio 2003 è segretario regionale dell’Udc e come tale quattro mesi dopo diventa presidente della provincia etnea; nel 2004 è rieletto eurodeputato Udc con centoventicinquemila preferenze; nel 2005, a 55 anni, rompe con Casini e si dà all’Autonomismo meridionale fino all’asse Milano-Catania con Bossi sancito il 4 febbraio 2006 per quella che già tanti chiamano la Lega Lombardo.

per Spartacus. Periodico politico del Pdci di Catania n. 5, marzo 2006.

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