Futuro precario

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Ci sono tanti modi per essere lavoratori disperati a Catania. Una volta bastava essere disoccupati, ora si può essere dei lavoratori e non sentirsi tranquilli. E siccome Catania è una città più o meno industrializzata, negli ultimi tempi assistiamo a tre storie di ordinaria disperazione. Al momento a fare più rumore anche a livello nazionale sono i lavoratori della StMicroelectronics, nota nel mondo per i suoi prodotti tecnologici avanzati, che a Catania dà lavoro a 5mila persone e altrettante come indotto, ma da un po’ di tempo ritiene che almeno 218 operai siano di troppo. L’ StM gode di ottima salute nel mondo, ma pare che negli ultimi 5 anni le vendite siano stagnanti e che a Catania “alcune agevolazioni sono venute meno”, come dice Carmelo Papa vicepresidente corporate di StM. Intanto pare venire meno l’inaugurazione nel 2007 dello stabilimento M6 che potrebbe provocare esuberi per altri 1200 lavoratori. Una situazione grave. Aggravata da minacce da parte dell’StM di smontare l’azienda per trasferirla in una qualunque altra parte del mondo. I sindacati sono compatti nel trattare coi vertici dell’StM, ma nell’immediato vince l’incertezza, anche nel settore dei semiconduttori.

Ha, di fatto, già deciso di chiudere la Cesame, fiore all’occhiello catanese che tra il 1955 e il 1985 era riuscita a imporre i suoi sanitari nel mondo e negli ambienti più esclusivi. Poi dal 1995 qualcosa è cambiato e quel fiore si è progressivamente appassito, dopo anni di crescita coronati dall’inaugurazione di “Cesame 2” per soddisfare al meglio tutti gli ordini. C’era lavoro per 600 persone. Adesso Cesame 2 è stata venduta agli svedesi dell’Ikea che vi faranno un centro commerciale, mentre il destino dello stabilimento più antico è appeso al filo di lana. Dopo il licenziamento di 305 lavoratori, dei 295 superstiti, il 56% è già in cassa integrazione, sicché la Cesame (dal 2002 in amministrazione controllata) tira avanti con appena 130 operai. Come fa un’impresa florida a ridursi al fallimento in 10 anni è un mistero. I dirigenti dicono che è colpa del mercato, i lavoratori parlano di scelte aziendali sbagliate e un eccessivo indebitamento che nessuna banca era più disposta a tollerare. Una cosa è certa: a pagare saranno solo i dipendenti. I 165 in cassa integrazione con paghe risibili, adesso chiedono aiuto, chiedono dignità a chi li ha messi in questi guai dopo magari 30 anni di servizio.

Stessa disperazione tra i giovani lavoratori dell’Auchan di Misterbianco. Nel grande centro commerciale Italo-francese, ci si prepara a fronteggiare l’apertura di Etnapolis. Chi frequenta quell’Auchan avrà notato carrelli e casse nuove di zecca: si punta a rilanciarsi ammodernandosi. Un ammodernamento che pagheranno i giovani precari: chi sperava di uscire dalla precarietà di un contratto a tempo determinato, si troverà davanti a un licenziamento.

per Spartacus. Periodico politico del Pdci di Catania n. 2, dicembre 2005.

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