Dall’Aula di Montecitorio all’aula di Moratti

L. Moratti

In attesa di capire se gli embrioni umani possano frequentare la scuola primaria o un’inedita scuola embrionale, gran parte della riforma Moratti sta giungendo a compimento. L’idea portante che rivoluzionerà l’apprendimento in Italia è frutto di tutte le culture costituenti la Casa delle Libertà. Si tratta infatti del primo caso di riforma partecipata: la Moratti faceva passare un libro bianco tra i banchi della Camera e ogni membro della maggioranza poteva scrivere la sua. Nome dell’iniziativa: “dai banchi ai banchi senza un euro alle banche”, volendo sottolineare e la cultura degli onorevoli e l’economicità dell’idea morattiana. Al ministero dell’istruzione hanno poi sbrogliato la matassa correggendo anche gli errori di sintassi e ortografia (visto che c’erano), e il risultato è stato presentato pochi giorni fa. Escludendo le idee più bizzarre e fantasiose, come quella di far sgorgare la Coca-Cola nei bagni (al fine di stroncare l’antiamericanismo), o quella di far studiare i programmi universitari ai bambini e quelli elementari agli universitari (il mitico modello “a scivolo”), o addirittura quello di far studiare Darwin che sostiene, udite udite, che discendiamo dalle scimmie, i tecnici al servizio della Moratti hanno deciso di accogliere tante idee nuove e interessanti, come quella della Santanché di An di dotare tutti gli studenti di divisa firmata e di sedie disegnate da Giugiaro. Passa anche l’idea di un nutrito gruppo di deputati di Forza Italia di dotare ogni classe di tricolore e di ritratti di Berlusconi e Bondi. In quest’ultimo caso l’idea è di divulgare, con esempi concreti, i prototipi del perfetto maestro e genio (Berlusconi) e del perfetto allievo ossequioso (Bondi). Per rendere più esplicito e meno ambiguo il messaggio, il ritratto di Berlusconi sarà 3 metri per 6, mentre quello di Bondi 3 cm per 6. Ottimo successo ha riscosso anche l’idea di alcuni leghisti di far studiare i musulmani rivolti verso la Mecca che però, per convenzione, si è deciso essere sempre dietro la lavagna. Spiega il capogruppo alla Camera della Lega Nord, l’on. Cè, che con questo provvedimento “la Padania viene incontro agli studenti musulmani dandogli la possibilità di pregare rivolti verso la pietra nera della classe e proprio dal alto dove non scrive mai la maestra o il professore. Possono anche pregare a voce alta, ma in questo caso va fatto in dialetto locale, altrimenti in silenzio assoluto”.

Aldilà dei singoli provvedimenti, però, quel che conta sono le linee guida della riforma. La scuola tornerà a dividersi in maschi da un lato e femmine dall’altro. Nel primo caso la carriera dello studente si articolerà in cicli didattici, nel secondo in cicli di lavaggio o mestruali, a seconda dell’età.

All’interno, maschi e femmine, potranno scegliere liberamente e in base all’ultima dichiarazione dei redditi, se seguire un percorso rivolto verso l’università o verso l’azienda. Nel primo caso si comincerà con un ciclo primario (nel senso ospedaliero), quindi uno secondario (nel senso di chi è già maturo per farsi assecondare) e infine l’università. Nel secondo caso avremmo invece un primo ciclo operaio, seguito da un secondo lapidario. L’università è comunque possibile e va intesa come un terzo ciclo, quello leggendario.

Nelle scuole sede di seggio elettorale sarà previsto anche lo studio dell’educazione civica: i bambini saranno chiamati a prendere confidenza con le schede elettorali, mettendo una croce dove trovano scritte le parole “casa” e/o “libertà”.

Importante e fondamentale il ruolo apportato dal presidente della Cei, Ruini, alla Moratti. Dopo una serie di colloqui tra il ministro del governo e il ministro di Dio, si è concluso che la riforma ha un padre a una madre, ovvero Ruini e la CdL. La riforma concepita gode degli stessi diritti di una persona, quindi non può essere abortita. Vietati gli emendamenti eterologi, cioè esterni alla coppia, quindi quelli del centrosinistra. Lo studente sarà chiamato ad avere dubbi su ciò che apprende e a consultare la Bibbia per risolverli. Chi viene scoperto a copiare nei compiti in classe, potrà essere crocifisso come ladrone nel primo venerdì santo utile. Il grembiule bianco sarà modellato sulla tunica che usa il Gesù del film di Franco Zeffirelli.

E l’università? Dopo lunghe meditazioni e vive proteste, s’è deciso di mettere da parte  la riforma del “3+2” che debuttò nel 2001. Negli ultimi tre anni il “3+2” era stato lasciato alla libera interpretazione dei singoli atenei: per alcuni il risultato doveva essere 6, per altri 4.2, altri vi leggevano un indicazione ministeriale a vivere l’università in senso più allegramente “orgiastico”, dopo l’istituzione dell’università di massa nel 1968. Dal 2005 il ministero punterà al modello a “Y”: primo anno comune e poi ognuno per la sua strada. Come i matrimoni. L’idea è stata modellata sulle recenti esperienze irakene. L'”Y”, infatti, altro non è che la forma dei fiumi Tigri ed Eufrate che, rigogliosi, scorrono in Irak. La riforma mesopotamica vorrebbe far del deserto culturale accademico, una sorta di mezza luna fertile; gli studenti seguiranno il fiume preferito fino a sfociare in quel mar Rosso che è la laurea. Una rivoluzione che quindi non toccherà solo il colore dei confetti di laurea e che vede d’accordo tutti i membri della CdL. Solo la Lega aveva chiesto di poter far pagare le tasse universitarie in lire e di poter abilitare ogni latteria delle valli padane a riscuotere i relativi versamenti.

E intanto dall’opposizione arrivano dure critiche. Fassino (Ds) chiede di sapere, nella scuola italiana del futuro, che spazio avranno i pasti. Bertinotti (Prc) chiede di puntare gli occhi sulla ricreazione e di far sì che gli studenti possano girare liberamente tra i banchi favorendo le correnti e i movimenti. E se il verde Pecoraio Scanio è preoccupato del ritorno nei programmi di italiano dello studio delle frasi nucleari “malgrado un referendum abbia abrogato il nucleare in Italia”, il comunista italiano Diliberto si chiede se non sia arrivata l’ora di abrogare l’insegnamento in matematica dei fasci di rette.

Quanto alla Margherita, Rutelli si dichiara pronto a votare la riforma se i libri di storia smetteranno di ignorare le sue virtù politiche. Replica dei margheritini prodiani: “Le battaglie contro gli ignoranti appartengono a noi che fondammo nel 1999 il partito dell’Asinello!”

per Sapevatelo. Giornale della facoltà di Lettere e Filosofia di Catania n. 6, 1/6/2005.

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