Scapagnini ancora sindaco. Ma chi vince a Catania?

mpa2005

Parlando delle comunali catanesi, ricorre spesso il termine “sorprendente” e, in effetti, è facile leggere lo stupore negli occhi di tutti i protagonisti politici di questa nuova tornata elettorale. Da una parte ci si aspettava una vittoria di Enzo Bianco e dell’Unione per diversi motivi, dalla parte di Scapagnini si sperava almeno nel ballottaggio.

Sappiamo tutti come è finita, ma pochi sanno i numeri reali di queste elezioni.

La Casa delle Libertà continua a vincere nel comune di Catania ormai ininterrottamente dal 2000, sia che si tratti di comunali, di regionali o di politiche, ma i numeri continuano a mutare continuamente.

Forza Italia da ormai oltre dieci anni è il primo partito del comune di Catania, solo nel 2004 Uniti nell’Ulivo riuscì a far arrivare secondi i berluscones. Certo, le politiche 2001 sono lontane,  e ritornare a raccogliere 74.618 voti è ormai impensabile. I 28.618 voti presi alle comunali 2005 (nel 2000 erano 43.331), quindi, rientrano nella media da quando Berlusconi è al potere.

AN, invece, nel suo continuo altalenare nella città dell’orgoglio missino, stavolta tocca il fondo raccogliendo appena 13.652 voti (nel 2000 erano 14.103), praticamente la metà rispetto alle europee dell’anno scorso. Nel ’99, quando AN era alleato al Patto di Segni, a Catania erano stati raccolti ben 21.642 voti. E sembrava un risultato deludente. Assolutamente marginale il risultato della lista Giovane Alleanza, che raccoglie appena 2.559 voti, e non tutti nella lista provenivano da An.

Preso atto di questi numeri c’è chi giura che il partito catanese di AN se la dovrà vedere con l’ira dei capi romani. Il tutto malgrado sia diventato vicesindaco Nello Musumeci, di antica tradizione MSI-AN che, come se le acque non fossero già abbastanza agitate, si dice già pronto a far le valige per fondare un nuovo partito sicilianista: Alleanza Siciliana.

Ad ispirare politiche autonomistiche a Musumeci ha di certo contribuito il capolavoro politico del presidente della provincia etnea Raffaele Lombardo. Il notabile dell’Udc, messo da parte da Follini, si è preso una rivincita organizzando quattro partiti, che di fatto non ci sono, ma che sono stati comunque in grado di raggranellare oltre il 20% dei voti catanesi, risultando così decisivi.

Adesso Lombardo spera di cavalcare l’onda positiva lasciando l’Udc al suo destino per fondare una specie di Lega pro Sicilia. Della partita si dice anche il presidente regionale Cuffaro, che fino a qualche tempo fa non nascondeva di non nutrire grandi simpatie per Lombardo.

Il partito di Follini perde così miseramente tutto quanto aveva costruito in tanti anni. Un partito che valeva sui 20 mila voti, adesso ne raccoglie 7.245. Una miseria. Mentre Lombardo, con quattro liste paracentriste e parautonomiste, raccoglie complessivamente 35.612 voti e una, in particolare, diventa il numero 2 nella CdL (e terza in città) con 16.321 voti. L’ultima parola tra Follini e Lombardo potrebbe essere detta nel congresso nazionale Udc in programma per fine giugno.

A sinistra intanto tutti, chi più chi meno, si leccano le ferite. Soprattutto i Ds. Il partito che a Catania aveva nella Finocchiaro la sua capolista, arretra a livelli penosi e scende, incredibilmente, sotto quota 10 mila: solo 9.715 voti (nel 2000 erano 13.704, massimo storico diessino). Per i militanti della quercia si annunciano rivoluzioni.

Diverso e più complesso il discorso per la Margherita, partito di Bianco, che giusto per le comunali si era tripartita. Tre, infatti, sono state le liste ispirate da Bianco di cui due a nome Margherita.

Il risultato complessivo è di 47.705 voti, oltre un quarto dei voti validi. Nel 2000 le liste centriste dell’Ulivo raccolsero 35.279 suffragi. Ci si può ritenere soddisfatti, ma non manca chi mugugna e chi si chiede se l’amico Latteri sia risultato veramente utile.

Dopo essersi appannato per un po’, il partito di Boselli, lo Sdi, schizza a 2.496 voti, mille in più rispetto alla precedenti comunali e il triplo rispetto al 2003, ultimo dato utile. Quindi soddisfatti, soprattutto se confrontati con i risultati dell’Italia dei Valori di Di Pietro che arretra ulteriormente, come da tendenza nazionale. Nel 2001 raccoglieva oltre 5 mila voti, adesso sono 1.560. Sarà un caso, ma a Di Pietro negli ultimi giorni è cresciuta la voglia di entrare in Uniti nell’Ulivo.

A parte Lombardo e fatte salve le difficoltà di lettura dei dati delle liste centriste di Bianco (hanno vino come liste civiche, come liste margheritine o come liste vicine a Bianco?), gli unici a uscire effettivamente a testa alta dalla competizione elettorale sono i Comunisti Italiani e i centristi dell’Udeur.

Nel caso di quest’ultimo, però si tratta di un voto in uscita da destra, ma che non si è voluto riversare sulla Margherita, e la cosa appare più evidente  a giudicare dai nomi in lista.

Sorprendenti o quasi sono, invece, i risultati dei comunisti del Pdci. I Comunisti Italiani nel solo comune di Catania risultano costantemente in crescita fin dalla loro apparizione alle europee del1999. Rispetto ad allora, i simpatizzanti del partito di Diliberto sono più che triplicati, ma è incredibile come avanzino a ogni tornata elettorale in media di quasi 400 voti, anche rispetto al già lusinghiero risultato delle europee 2004.

Il Pdci, con 2.747 voti, è dunque al suo massimo storico e sorpassa, per la prima volta, i fratelli di Rifondazione Comunista. Il PRC catanese mastica amaro: 2.143 voti sono il minimo storico. Rifondazione cala di quasi 900 voti rispetto alle precedenti comunali e di circa 2.800 voti rispetto alle europee, vanificando la pur buona crescita avuta dal PRC tra il 2001 e il 2004.

Analoga sorte tocca ai Verdi. Gli ambientalisti a Catania crollano ad appena 900 voti circa, come alle europee ’99, mentre nelle provinciali 2003 erano riusciti a sfiorare i 2.300 voti.

Nel complesso la destra arretra in modo notevole, e come consensi al sindaco e come consiglio comunale, a favore dell’Unione di Prodi che, però, non riesce nemmeno ad agguantare il ballottaggio fermandosi al 46% scarso di consensi per Bianco e al 41% circa per il consiglio.

La sinistra radicale, oltretutto, non ottiene nemmeno un consigliere comunale per fare opposizione.

A ricoprire questo ruolo saranno i tre consiglieri dei DS che, però, vengono visti da molti come persone più vicine alla Margherita che a comunisti e verdi. Dunque 27 seggi alla CdL (di cui 10 vicini a Lombardo) e 18 all’Unione (di cui 14 vicini a Bianco). Tutto il resto risulta al momento incerto.

per Sapevatelo. Giornale della facoltà di Lettere e Filosofia di Catania n. 5, 24/5/2005.

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