Ratzinger: Benedetto papa e Maledetto cardinale?

ratzinger

Ci sono volute 24 ore e quattro scrutinii, ma dal 19 aprile la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ha un nuovo capo, Benedetto XVI, ovvero quel Joseph Ratzinger che dal 2002 è decano dei cardinali e che molti davano come papabile di riferimento numero 1. Nessuna sorpresa? Non proprio. Vero è che Ratzinger veniva dato in pole position, ma è anche vero che i suoi 78 anni compiuti tre giorni prima dell’elezione al soglio di Pietro, lo ponevano come un papabile troppo anziano, buono per una papato di transizione, ma al momento tutto serve alla Chiesa, tranne che un interregno tra l’ingombrante Wojtyla e chi verrà più in là. In ogni caso il programma politico del braccio destro di Giovanni Paolo II era, come noto, il più appetibile ai cardinali e, evidentemente, si è scelto di dare pieni poteri direttamente al suo ideologo, piuttosto che a qualche fedelissimo più giovane come Camillo Ruini. Una coerenza di scelte che però pone problemi non da poco.

Nominare un tedesco dalla pronuncia tanto sassone non ispira di per sé troppe simpatie a pelle, ma se sia aggiunge che Ratzinger in oltre 23 anni di servizio a capo dell’ex-Sant’Uffizio, ha dato prova di essere un autentico conservatore, si capisce come parta con un deficit di simpatia e carisma non da poco.

Il bavarese è un teologo di punta e dagli anni ’80 è sempre stato sotto i riflettori, quindi si sa tutto o quasi del suo modo di pensare e di vedere la Chiesa e il mondo. E molti rabbrividiscono. Già prima dell’elezione su Internet ha iniziato a circolare una cover del giapponese Mazinga, “Ratzinga”, dove il nuovo papa viene disegnato come un duro e inossidabile difensore del cattolicesimo più duro. Altri parlano di “Rotweiler di Dio” o, più semplicemente, di “pastore tedesco”. Spulciando al biografia di Benedetto XVI non poteva non saltar fuori la sua infanzia da arruolato nella Gioventù Hitleriana, quindi un nazista, anzi “Natzinga”.

Nell’ossequioso salotto bianco di Vespa, Porta a Porta, l’attrice Pamela Villoresi, chiamata a leggere un po’ del Ratzinger-pensiero, alla fine non ha retto più e ha dichiarato seduta stante, tra il gelo dei presenti, che si dissociava da quanto letto.

Risultato: distinguere urgentemente tra il Ratzinger ante conclave, e il Benedetto successivo. Un’operazione attuata furbamente dal papa stesso nella messa solenne di “incoronazione” del 24 aprile. Davanti a una affollatissima piazza S. Pietro, ha detto che il suo compito sarà non dare retta a sé stesso, di essere diverso. Il cardinale difensore della dottrina cattolica che lascia il posto al papa universale che fa la volontà di Dio o, almeno, della Chiesa in tutte le sue anime.

Difficile dire quanto di vero c’è in queste parole. In effetti molti vescovi si aspettano che Ratzinger ceda molto del proprio potere al sinodo vescovile, favorendo contestualmente un avvicinamento a protestanti e ortodossi. Ma per sapere se così sarà, bisognerà aspettare ottobre, quando il papa incontrerà i mondo vescovile della sua Chiesa.

Ancor più difficile capire cosa ne sarà dei papaboys. Loro si sono adattati al nuovo vento, gridando come allo stadio “Beeee-nedetto!”, ma il loro nuovo leader ama poco certi fenomeni folkloristici e ha già in mente di rivedere il sistema liturgico. Potrebbero, per esempio, scomparire certe cantate con la chitarra durante la messa, a favore, magari del canto gregoriano o, comunque, di una maggiore solennità e sacralità. Vedremo. Se CL orfana di Giussani, brinda a Ratzinger papa, nella cattolicissima Spagna il socialista Zapatero fa gli auguri al nuovo pontefice a modo suo, approvando il matrimonio per gli omosessuali. L’Italia invece ha già pronti quattro referendum abrogativi sulla procreazione assistita che, se vedranno vincere i laici e i loro “sì” il 13 giugno, costituirebbero un dura sconfitta poco augurale. Un sconfitta in casa che potrebbe rafforzare l’idea di un declino inesorabile della religione cattolica presso le coscienze occidentali. E per molti laici papa Ratzinger sarà l’ideale per accelerare questo fenomeno.

per Sapevatelo. Giornale della facoltà di Lettere e Filosofia di Catania n. 2, 25/4/2005.

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