Perché Masini è Masini!

sanremo2004

Ancora ai miei colleghi dipendenti di Raiset non pare vero. Sembrava impossibile, eppure siamo ancora qui dopo la settimana sanremese. Perché fin dall’estate era chiaro a tutti che il 54° Festival della Canzone Italiana di Sanremo sarebbe stato un Titanic vagamente più canterino. Colpa dei discografici, s’è detto, ma fino a un certo punto. Ancora nel 2003 i discografici obbiettavano come fosse assurdo che Pippo Baudo selezionava le canzoni e allestiva un festival, in modo tale che l’unica voce esaltante nell’Ariston fosse quella di Baudo. Fonti vicine al controspionaggio di Maurizio Costanzo (mai abrogato con la nascita di Raiset), narrano anche di manovre baudiane occulte volte a modificare il regolamento del festival in modo tale che a vincere fossero sempre “voci femminili particolarmente dotate dal nome di battesimo iniziante per Ka e terminante in tia”. Dal canto suo, il Comune di Sanremo negli ultimi tempi chiedeva artisti che sapessero cantare a memoria l’inno di Forza Italia e il Va’ pensiero, penalizzando i Ricchi & Poveri che oltre al proprio repertorio conoscono solo Tu scendi dalle stelle, che da anni sperano di cantare al papa. Per questo e non solo, nel 2003 i discografici hanno abbandonato l’Ariston, il sindaco di Sanremo è inquisito e Baudo s’è dovuto mettersi da parte per gli scarsi ascolti che portava a Raiuno. Tentò di consolarsi investendo i guadagni sanremesi in bond Parmalat.
E siccome un festival si deve pur fare, il direttore di Raiuno Del Noce si è subito messo alla ricerca di qualcuno che lo potesse aiutare. Per mesi nulla, poi a Palermo un noto deputato ha presentato al direttore una persona distinta e dal marcato accento siculo. “Lo sa che i siciliani hanno sempre risolto i problemi degli amici in difficoltà? Vedrà che si sistemerà tutto”. Con queste parole il distinto e novello Cagliostro segnalò il caso Sanremo ad amici statunitensi che subito si son dati da fare per far rimpatriare in Italia Tony Renis. L’ormai zio Tony d’America, entusiasta ha accettato il ruolo di direttore artistico del festival 2004 stringendo la mano ad un incredulo Del Noce. Lo zio Tony aveva poche idee, ma chiare: spostare il festival dal casinò in un teatro più grande, trasmetterlo a colori e mettere un programma a fine serata da chiamare Dopofestival. “In America, faremmo così!”, squillava lo zio Tony ai dirigenti Raiset. Non vi dico la faccia dello zio d’America quando ha saputo che in Italia la tv è a colori dal 1977. Più o meno la stessa dei dirigenti che cercavano di capire cosa dicesse con quell’accento a metà tra inglese del Bronx e siciliano di Ballarò. Per il presidente Annunziata, con la scusa che Tony è amico di Silvio, era il caso di rispedirlo negli Usa, ma Del Noce rimediò facendo seguire a Tony Renis la serie completa di Parola mia e un pugno di ore di Raieducational, con metodi vagamente ispirati ad Arancia meccanica. Alla fine aveva ricordato di chiamarsi Elio Cesari, ma nutriva qualche dubbio sulla storia d’Italia perché Silvio gli raccontava sempre di quando guidò la spedizione dei Mille e non capiva chi fosse Garibaldi. Ma in fondo lo zio Tony era stato mandato dagli amici per scriverla la storia, mica per studiarla. E per far ciò ha fatto tutto l’autunno un impressionante giro di telefonate per il mondo dai telefoni di viale Mazzini che hanno spinto il direttore generale Cattaneo a implorare il ministro Gasparri ad aumentare il canone.
Alla fine lo zio Tony riuscì a portare in Liguria il regista degli Oscar e un pugno di ospiti squattrinati, oltre a Dustin Hoffman che così ha potuto saldare dei debiti di gioco con amici di Tony. Il resto lo dovevano fare Simona Ventura e Bruno Vespa. La prima, vista l’esperienza nel trattare i casi umani e gli sconosciuti de l’Isola dei famosi, sembrava perfetta nel presentare i 22 cantanti o presunti tali sconosciuti ai più; mentre Vespa, vista l’esperienza nel trattare le tarde serate prima delle elezioni, sembrava perfetto per far sorridere un po’ il melanconico Silvio. Per pagare le telefonate di zio Tony, viene istituito il televoto a tariffazione speciale, pubblicizzato a tarda notte come l’unica sexy chat di Simona Ventura. Ma i risultati di audience non arrivano e il 4 marzo qualcuno preferisce guardare Little Tony, la Rettore e i Ricchi & Poveri nel GF4 di Canale 5. Little Tony preferito al Big Tony Renis?!? Del Noce comincia a lagnarsi con gli amici palermitani che gli suggeriscono di dire ai giornalisti che “i conti si regolano sempre alla fine”, cioè il 7 marzo. Così fa, ma intanto leva il saluto a Tony e inizia a provarci spudoratamente con l’ospite Raul Bova. Vespa salva il suo Porta a Porta (chi lo chiama dopofestival rischia una causa di Taormina!), facendo cantare solo Apicella, ma non prima di aver mostrato il plastico del teatro Ariston. Intanto l’ascolto torna lievemente ad aumentare grazie al caso umano Marco Masini che, accusato di portare sfiga e di non amare il ragù alla bolognese, addesso sembra destinato a trionfare sul palco di Sanremo. L’ultima sera Celentano spinto dall’amico Tony vomita biasimo verso la coppia Del Noce-Cattaneo, rei di aver fatto di Nassirya un ottimo reality per il festival (e in nome di Silvio). La nave affonda. Del Noce si lagna ancora con l’amico palermitano che gli ricorda come la sua onorata società di servizi ha sempre fatto la sua parte per il festival fornendo personalità come Bongiorno e Baudo. “La Sicilia ha sempre dato i suoi figli migliori al festival!”, tuonava la cornetta. La nave affonda e Masini vola. Del Noce fa 1+1 e, prostrato, si sfoga tra amici:”Sanremo non è più Sanremo perché Masini è Masini”.
L’anno prossimo si cercherà di ripartire con nuove innovazioni: violiniste e coriste in topless.

per La talpa al confessionale, rubrica di CinemAvvenire.it

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