Perché Santoro non lavora?

Santoro

Prima che il premier lanciasse la scomunica bulgara (aprile 2002) contro Santoro impedendogli di lavorare, Berlusconi stimava tanto l’autore di Samarcanda. Dopo meno. Poi lo rivalutò. Infine lo bocciò. Sfogliando la Repubblica ne saltano fuori di belle. Di seguito una sintesi fino al 1996.

24 agosto 1993

Arriva Santoro in Fininvest? “Guardi, sono stato il primo, in giugno, a consigliare a Berlusconi il nome di Santoro” dice Emilio Fede, che fa risalire la folgorazione a un venerdì mattina, nel quale scoprì che Il rosso e il nero della sera precedente aveva sballato l’Auditel fino alla media di sei milioni di ascoltatori. “Berlusconi non fece commenti subito, si appuntò il nome e ci pensò su”. Da allora? “Da allora il passaggio di Santoro alla Fininvest avrebbe potuto verificarsi ogni giorno, ma da caso professionale, con al centro un conduttore di successo, si è trasformato in una questione di stato”. “Questo è il periodo in cui Saluti e baci, in Rai, viene cancellato per risparmiare, ma il risparmio riguarda tutto, pretese economiche, di status, di gigantismo e di potere. Santoro è un ottimo collega, che in tv funziona, che ha successo contrariamente ad altri (Chi? “Riotta”) altrettanto bravi ma che non ‘ passano’ il video. Quella era una buona motivazione per averlo con noi: ma poi è diventato un caso nazionale. Qui non si tratta di salvare l’ Italia, ma di fare la televisione”.

27 agosto 1993
Michele Santoro, neo vicedirettore Tg3:“Sarebbe nell’interesse reciproco se Berlusconi e il Pds aprissero un serio dialogo fra loro”.

13 settembre 1993

Teatro Manzoni di Milano:è convocata la convention di Publitalia, concessionaria della pubblicità di Berlusconi, dove Santoro è ospite per parlare di sé e di molto altro di fronte, tra gli altri, ai 31 giovanotti ammessi al Master in comunicazione della Fininvest. Silvio Berlusconi prende sottobraccio Michele Santoro e cerca di allontanarsi dai giornalisti. Non ci riesce, gli dice due parole all’ orecchio e lo congeda.
Poi si volta e, riferendosi a Santoro, parla: “Bravo e simpatico
E il partito Fininvest? “E’ un partito che non c’è, ma voi credete ancora a quello che scrive Repubblica? Non è possibile per un comunicatore darsi alla politica in questo modo, le due cose non stanno insieme”.

E le cene con gli imprenditori? “Non vorrete certo negare a un gruppo di imprenditori il diritto di occuparsi della polis e di mettere la propria esperienza al servizio di un paese che ha una classe politica in declino”.
“Santoro ha detto che, se entrassi in politica e perdessi alle elezioni, il vincitore cercherebbe di mettermi a tacere: è una previsione ottimistica, mi metterebbe a tacere molto prima”.
21 settembre 1993
Santoro: “Non sono andato da Berlusconi perchè avrei messo in crisi RaiTre, che comunque per me è già morta. Ma non volevo sentirmi dire che l’ ho fatta chiudere io”. E la promozione a vicedirettore Tg3? “Un passo indietro. E’ limitativo che mi mettano dentro al telegiornale, il mio è un mestiere diverso, io faccio i programmi. Vorrei avere un orto in cui coltivare le mie zucchine, non per ragioni di teleclan, ma di telelinguaggio”.
28 gennaio 1994
Berlusconi, appena sceso in campo, su Santoro: “Per due giorni è stata qui davanti una troupe di Rai 3, sembrava che dovessero girare la Bibbia: grande dispiegamento di uomini e mezzi e illuminazione a giorno della mia villa. Tutto pagato, e quanto?, con i nostri quattrini di contribuenti. Il tutto per intervistare un giornalista dell’ Espresso, per scatenarmi contro una campagna di menzogne e falsità”.
3 febbraio 1994
Santoro in studio: “Cavaliere, se vince lei, la Rai che fine fa?” Berlusconi nel finale della puntata de Il rosso e il nero al telefono: “Ma me la compro, naturalmente”. Santoro incalza: “Risponda da leader di Forza Italia”. Berlusconi: “La Rai deve essere la tv pubblica di una libera repubblica, se non si cambia la legge la Rai continuerà ad essere quello che è ora”. E i 40 spot al giorno di Forza Italia? Berlusconi: “Non faccio spot irregolari. Forza Italia ha una certa somma da spendere e ha deciso di farlo in tv. Anche il Pds ci ha fatto la cortesia di prendere molti spot sulle reti Fininvest”. E i 9 minuti di teleannuncio dell’ingresso in campo? Berlusconi: “I 9 minuti erano importanti, riguardavano un protagonista dell’ imprenditoria che decide di entrare in politica. Non posso accettare che si dica che in Italia non ci sono regole. C’è una legge dello stato. E non credo ci sia in Europa e nel mondo un gruppo in cui ci sia così tanto pluralismo. C’è Fede, considerato mio supporter che è direttore nella rete più piccola. E c’è Canale 5 che con Mentana e Costanzo, qualche volta (a Veltroni, direttore l’Unità, ndr) va a guardare dall’altra parte”. Verrà in studio? “Verrò, con molto piacere”.
5 febbraio 1994
Andrà a far confronti e dibattiti in Tv? Berlusconi: “Sì, ma a precise condizioni, non perderò un minuto del mio tempo in trasmissioni ignobili, fondate sulla cultura del sospetto, magari accanto a cadaveri eccellenti come certi politici e giornalisti. Non ho intenzione di misurarmi con gente che non stimo, buoni soltanto a tirar fuori storie che testimoniano dell’abiezione morale di chi le dice”.
14 febbraio 1994
Santoro, accusato di faziosità: “Ho aspettato anche troppo, ma volevo essere sicuro che non ci fossero i margini per riportare il dibattito su un canale di civiltà. Insomma volevo capire se potessi lavorarci sopra da giornalista, o se dovessi invece difendermi personalmente. Non è solo un problema di faziosità, di equilibri. Qui si sta mettendo in atto il tentativo di spegnere la televisione pubblica, bisogna che questo sia chiaro. Lo scopo di tutta questa bagarre è solo questo. Quanto a me, stanno facendo un’ opera sistematica di delegittimazione di un giornalista, e questo non può essere consentito. Se dicono che fabbrico falsi, mi dimostrino in tribunale quali sono i falsi. Ma se non riescono a dimostrarlo, mi ripaghino dei danni. Tutti”. Chi? “Chiederò il risarcimento danni a Berlusconi, a Ferrara e a Liguori, forse anche a Feltri. Insomma a tutto il coro. Nei dettagli deciderà l’ avvocato”. Dicono che lei non sia sereno verso Berlusconi anche perché la vostra trattativa, l’estate scorsa, è fallita. “Io non sono andato a lavorare con Berlusconi nonostante lui me l’ abbia offerto molte volte e in tempi assai diversi da questi. Non l’ ho mai fatto non per questioni economiche, come qualcuno ha detto, ma perché non ce n’ erano le condizioni sul piano dei programmi. Io gli chiesi di inserire un eventuale mio programma in una rete diversa da quelle che aveva fatto fino ad allora la Fininvest, e diretta da una persona all’ altezza. Dissero che volevo una rete di sinistra, rifiutarono. Ora so che Berlusconi voleva solo comprarmi, strapparmi alla Rai, mettermi a tacere. Un confronto con Giuliano Ferrara e Paolo Liguori? Guardi, se Berlusconi vuole chiarire con me alcuni aspetti della sua vicenda sono pronto a un faccia a faccia, ma con lui. Moderatore Gianni Letta”.
8 marzo 1994
Andrea Barbato a Santoro: “Se Berlusconi diventa presidente del Consiglio, ti caccia via!”. Santoro: “Santoro si caccia via da solo”.
12 aprile 1994
Storace, dopo un’ora di colloquio con Santoro: “Non ho trovato in Santoro nessuna traccia di stalinismo. Non è una novità, mi è sempre piaciuto come lavora. E’ uno con le palle”. Santoro: “Ma che dite, ma che idillio, che intesa. Storace lo conosco da un sacco di tempo, Fini è venuto diverse volte in trasmissione, abbiamo avuto contatti di lavoro anche frequenti. Mi ha chiesto un appuntamento, ha detto che voleva parlare con me. Gli ho detto: va bene, vieni. Non lo dovevo far venire? Mi sembrano discorsi da pazzi”. Strane consultazioni… “Macché consultazioni, per favore. Noi della Terza rete abbiamo delle idee precise su cosa sarebbe bene fare, idee maturate in molto tempo e da molti colloqui. Se Storace le vuole sentire gliele espongo”. Quel progetto prevede l’ipotesi di una rete regionale e di due reti da privatizzare. Fini non vuole privatizzare, però. E vorrebbe anche abolire il canone. “Infatti. Vede dunque che non c’ è idillio. Storace è interessato al progetto di regionalizzazione. Anche Demattè. Se ne deduce un’ asse?”.
1 giugno 1994
Che pensa di Santoro? Enrico Deaglio:“E’ il Berlusconi dei poveri”.
24 ottobre 1994
Santoro: “Un pericolo come quello di adesso la nostra azienda non l’ha mai corso”. Che pericolo? “L’ appiattimento, la perdità di qualità. Lo smantellamento. Se molliamo ora ci vorranno anni perché la Rai si risollevi”. Molliamo, chi? “Noi. Noi che abbiamo fatto RaiTre, noi che ci opponiamo al tentativo di uniformare tutto, ingrigire, disperdere. Bisogna fare qualcosa subito per coprire il vuoto tra oggi e il momento in cui sarà approvata una seria legge antitrust. Berlusconi dovrebbe cedere la gestione di una rete e la Rai di conseguenza potrebbe togliere la pubblicità da una rete: farne una rete di servizio senza pubblicità, come vuole Pivetti. Un canale per le dirette dal parlamento, il videosapere, la voce delle regioni. Le nuove regole antitrust andranno quasi certamente verso un mercato di questo tipo. Precediamo la legge, allora: creiamo con Costanzo, Celentano, Dandini, Fazio, Curzi e tutti gli altri il marchio “Artisti associati” e rileviamo la proprietà di Tmc (i capitali verrebbero) e una rete Fininvest. Con la Fininvest un contratto a termine, fino a che non scadono le concessioni. A drenare la pubblicità basta il nome di chi porta i programmi. Funzionerebbe, ne sono sicuro. Un’ utopia possibile”. E se la Rai non la facesse lavorare come le piace? “Guardi, io non vado a lavorare con Berlusconi. Almeno non finchè potrò scegliere. Si ricordi che noi navighiamo a vista, io non so cosa farò fra due giorni. In queste condizioni lavorare e far lavorare un gruppo, una squadra è difficilissimo. Nessuna impresa privata lo farebbe. Pensi cosa succederebbe alla Fiat se ogni due mesi ci fosse una verifica qualità del ministro Tatarella, del tipo: ‘ la Punto così non mi piace, ora la facciamo cosà’ “.
27 gennaio 1995
Santoro:”Stiamo dando la nostra faccia ad un pluralismo che non c’è. Forse bisogna farlo capire agli italiani in un altro modo. Uscendo dal video”. Dimissioni, come Di Pietro? “Magari mi trovassi nelle sue condizioni: so bene tutti i rischi che correremmo, spegnendo anche i nostri riflettori. Perciò vorrei che non fosse una scelta solo mia. Io, per come la penso, questa decisione l’ avrei già presa. Vado avanti molto malvolentieri. Ne abbiamo già discusso molte volte con la redazione. Lancio l’ allarme, per noi, per Biagi, per Chiambretti e per quelle poche zattere che sono rimaste in televisione: siamo già l’ alibi di chi ha cancellato il pluralismo?”. Anche Biagi è su una zattera? “Certamente. Quei suoi cinque minuti di straordinario giornalismo arrivano dopo la mezz’ ora quotidiana di un telegiornale favorevole a Forza Italia. Si potrebbe ritoccare la canzone di Cocciante: e adesso sfogati, come sai fare tu…”. Lo scenario dovrebbe cambiare, però: l’informazione è uno dei punti centrali del governo Dini. “Non esistono le condizioni per nessuna par condicio. Se ne potrà cominciare a parlare seriamente solo se cambieranno i direttori. Pensavamo di aver mandato via Craxi? La Rai è governata dagli uomini di Craxi: la verità è che questa azienda è nelle mani di Giuliana Del Bufalo. Guardiamo l’ ultima infornata di nomine: stiamo continuando a lavorare di fronte ad una inesorabile, strafottente occupazione del potere. Una colata di lava, che man mano che procede e trova un buco, lo occupa. I buchi sono tanti e capita pure qualche persona per bene. A RaiUno, così, le cose mi sembrano andate meglio che a RaiTre. Qualunque consiglio d’ amministrazione avrebbe avuto il diritto di elaborare un piano. Ma non c’ è alcun piano: si procede verso la marmellata, verso l’ omologazione, la Rainvest. Ad ogni giro di valzer si scopre che i ‘ diversi’ sono sempre meno: se prima eravamo in dieci a ballare l’ hully gully, adesso siamo in nove a ballare l’ hully gully…”. Eppure fu proprio lei a dire che l’ esperienza di RaiTre si era conclusa. “Io pensavo ad una cultura ideativa e produttiva da trasformare, da trasferire nelle altre reti. Invece hanno decapitato il gruppo e poi lo hanno fatto a pezzi. Ed eccoci qua, con Locatelli, che non ci telefona neanche se vinciamo la serata. Sembra che non gliene freghi niente. Ci troviamo un direttore che ha dato il meglio di sé dirigendo RaiDue quand’ era di Craxi e due vice, un altro ex socialista e uno proposto dalla Lega, che insieme non sarebbero capaci di fare un programma”. Qualcuno obietterà che queste sono vecchie etichette, che allo stesso modo RaiTre e Tg3 erano ‘ rossi’ . “Obiezione prevista. E facile replica: RaiTre è stato l’ unico luogo dove i fenomeni nuovi hanno trovato ospitalità, compreso la Lega, compresi anche Fini e Alleanza nazionale. Questo come lo spiegano? Era il Pci-Pds a volerlo? La verità è che Telekabul è stata espugnata”. E il pubblico di RaiTre? Profughi, prigionieri? “Adesso la situazione è che da una parte c’ è ‘ Stranamore’ , dall’ altra una televisione di genere apparentemente ordinata. Ma non è demonizzando ‘ Stranamore’ o i prodotti ‘ bassi’ che si trova il bandolo della matassa. L’ obiettivo giusto sarebbe riuscire a far consumare più prodotti al pubblico. Così si alimenta la cultura. Ma è proprio qui il punto nevralgico: questo potere non vuole differenze. Lavora per cancellare ogni diversità, ogni punta. Quel che è peggio è che non si tratta soltanto di un progetto editoriale. E’ un progetto politico. Su questa strada finiremo con l’ Italia di Castagna da una parte e il linguaggio chiuso di qualche intellettuale dall’ altra parte, con trasmissioni tipo ‘ Letti gemelli’ “. Questo sta già accadendo. Molti programmi Rai sono ad immagine e somiglianza della produzione Fininvest. “Guardiamo quel che sta facendo Baudo, per esempio. Che cosa ci si aspettava da lui, se non un rilancio della sfida alla Fininvest sul terreno dello show? E invece succede tutt’ altro. Mi spiego chiaramente: abbiamo perso il ‘ Bagaglino’ , invece di contrastarli al meglio hanno mandato contro, a perdere, ‘ Caro Bebè’ , che era previsto per il giovedì e che di giovedì ci avrebbe fatto vincere la serata: noi, più la Laurito, più la fiction di RaiDue”. Vuol dire che spendono il prodotto più debole contro Canale 5 e quello più forte contro RaiTre: al giovedì sera, hanno piazzato ‘ Luna Park’ , che l’ altro ieri ha battuto tutti. “Il prodotto più forte viene usato per fare concorrenza a noi, invece che a Canale 5. La verità e che la Rai si sta spartendo le serate con la Fininvest”. E chi ci guadagna? “I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Canale 5 continua a vincere, ma soprattutto si può persino permettere di non utilizzare i film che ha in magazzino. O di fare serate di qualità senza badare agli ascolti con ‘ Lanterne rosse’ o con ‘ Amici’ “. Proprio quel margine di sicurezza, da dedicare a programmi di qualità, che dovrebbe essere la risorsa peculiare del servizio pubblico… “Adesso è Canale 5 che può conservare risorse, tenere i film in magazzino e aumentare la produzione. Tanto la pubblicità l’ hanno già incassata”. C’ è un accordo? “Non so se c’ è un accordo. Ma questi sono i fatti. Credo però che questa situazione alla fine potrebbe penalizzare anche la Fininvest. In questo momento il loro obiettivo non è di indebolire la Rai oltre misura: nella nostra azienda la protesta potrebbe diventare incontrollabile e si farebbe più forte la richiesta di antitrust”. Era meno pericolosa la lottizzazione ‘ proporzionale’ ? “Negli anni di ‘ Samarcanda’ , eravamo la parte di un tutto reattivo”. Reagivano anche con la censura. “Certo. Però, paradossalmente, quella era un’ assunzione di responsabilità. Sapevamo con chi prendercela. Oggi combattiamo con le ombre cinesi di Berlusconi”.
2 febbraio 1995
Berlusconi ai giornalisti: “Non sarò tra coloro che piangeranno se Santoro non adrà in video. Ancora oggi in Rai tutti i programmi politici stanno a sinistra e i conduttori dei talk show politici stanno quasi tutti, se non tutti, dalla parte dei progressisti”.
Ore 22,20:Berlusconi telefona alla trasmissione Tempo reale. Santoro scherza: “Non sono riuscito a farla piangere, ma a interessarla sì…”. Ma Berlusconi non ha voglia di sorridere: “Non la stavo guardando, Santoro, ero al tavolo da lavoro. Ma in cucina l’hanno vista e hanno registrato le affermazioni di Scalfari…”. E’ l’ inizio del duello. Il presidente di Forza Italia sfida il direttore di Repubblica: “Una prova, una sola prova di quel che dice, altrimenti l’accuso di essere un pubblico mentitore!”. Scalfari: “La prova è la montagna di debiti della Fininvest. Sei tu, caro Silvio, che devi dimostrare dove hai preso i soldi per soffiare Italia 1 alla Mondadori”. Berlusconi: “Ci fu una trattativa, noi fummo più bravi e tempestivi. Non ricordo se la somma rilevante di cui si parla sia stata fornita in contanti, mi pare di poterlo escludere ma in quel momento la Fininvest aveva debiti vicini a zero…”. Scalfari: “Mi pare invece di poterlo confermare…”. Berlusconi: “I nostri bilanci sono pubblici, lei è a corto di argomenti, direttore, se non prova le sue menzogne si tiene l’ accusa di mentitore”. Sono le 22,30 e finisce il primo round. Berlusconi saluta Santoro. Santoro saluta il cuoco Michele che lo segue dalla cucina di via dell’ Anima. Legge un passo degli atti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia P2 (alla quale l’ ex premier era affiliato). Questo: “Non vanno peraltro trascurati anche altri interventi che la loggia P2 pone in essere sia tramite il Banco Ambrosiano sia tramite altre banche ove alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi, ecc.) trovano appoggi e finanziamenti aldilà di ogni merito creditizio”. Il passo prosegue citando come prova un’ inchiesta portata a termine dal collegio dei sindaci del Monte dei Paschi di Siena. La linea telefonica di Tempo reale diventa incandescente. Chiama prima l’ editore Rusconi: afferma che il racconto fatto da Berlusconi a proposito della vendita di Italia 1 “è esatto quasi completamente”. Poi tocca all’ ex premier che nega di aver avuto rapporti con le due banche citate. Scalfari: “Non deve smentire me, ma la commissione parlamentare”. Berlusconi: “Ci ha già pensato la magistratura, quelle sono affermazioni di un organo politico”. Scalfari: “Berlusconi conosce poco i meccanismi parlamentari: una commissione di inchiesta parlamentare ha i poteri di indagine della magistratura penale”. Berlusconi: “Sì, ma è comunque una giustizia politica, per questo lontana dalla verità”. La fine del botta e risposta la decreta Santoro che chiede a Berlusconi: a quando la legge antitrust? “Quando tornerò a palazzo Chigi sarà la mia preoccupazione primaria…”. Finisce così anche il secondo round.
Previti: “Ora nella Rai ci sono più pluralismo e professionalità, a parte certe scorie…”. Santoro: “In attesa che l’ ultima trincea venga espugnata.”
8 febbraio 1995
Senatore Previti (coordinatore di Forza Italia), per votare serve la par condicio: per lei cos’è? “La par condicio in termini punitivi per il partito di maggioranza relativa già c’ è e comunque se vogliamo rivedere queste norme ci vogliono tre o quattro giorni e non tre o quattro mesi”. Lei che propone? “Di fare a meno dei talk show, finora tutti unidirezionali, per tornare alla più serene e obiettive tribune politiche di una volta, con un tempo stabilito per la domanda ed un altro per la risposta”. Di quali talk show parla? “Tutti. Quelli di Santoro, Costanzo, Biagi e Funari. E’ vero che ci sono delle regole per garantire il pluralismo ma poi i conduttori fanno come vogliono. E allora per un tempo anche lungo, prima della campagna elettorale, questi programmi non devono più fare politica”. Ma così l’ informazione resterebbe appannaggio dei tg Fininvest e di quelli Rai. D’Alema dice che non si può votare se prima “non si libera la Rai”. “Sono schemi da gerarca. Il comportamento del cda Rai è stato assolutamente equilibrato. Chi lo combatte ha nostaglia dei tempi in cui la Rai era a disposizione dei progressisti”. Certo è che ora è occupata da voi… “Ora viene dato ampio spazio alla professionalità. Non tutto è perfetto, ma c’ è pluralismo come confermano i dibattiti su Raitre di Barbato e la sceneggiata di Biagi con Prodi, una cosa che sulle reti Fininvest non avrebbe fatto il miglior Fede”. E se vi dicessero: via il cda Rai per fare le elezioni a giugno? “Allora vuol dire che cercheremo di arrivare al voto senza il consenso di D’Alema”. Magari con quello di Buttiglione che lei solo due mesi fa chiamava “sciacallo”… “Sì, e lui mi disse ‘ golpista’ perché avevo chiesto le elezioni anticipate. Ma al di là di qualche battuta colorata, i nostri rapporti personali sono ottimi e non da oggi. Posso garantire che c’è una reciproca stima e simpatia anche se siamo stati su posizioni divergenti quando lui si ostinava a mettere un veto su An”. E chi ha vinto? “Mi sembra che il braccio di ferro sia finito con la accettazione della democraticità di An da parte di Buttiglione. Grazie a noi An si è spostata verso il centro e Buttiglione verso destra. Berlusconi passerà alla storia”. Vittorio Dotti dice che l’ accordo col Ppi è la vittoria delle colombe di Forza Italia… “Lasciamo perdere Dotti. La verità è che Buttiglione voleva ricreare un centro elettorale senza la destra, e ancora a dicembre sperava nel ribaltone con Lega e Pds. Se ha accettato l’ idea di un nuovo Polo di tutti i moderati, di centro e di destra, è solo grazie alla compattezza del Polo delle libertà. Il sogno di Berlusconi di una democrazia compiuta si sta avverando come dimostrano gli ultimi avvenimenti a sinistra: D’Alema che rinuncia a falce e martello”. E poi c’ è Prodi… “La sua discesa in campo è il suggello del bipolarismo. Lo conosco bene, il professore. Quando era all’ Iri, io ero vice presidente di Alenia e Selenia e abbiamo sempre avuto rapporti cordiali e corretti”. Vuol dire che non lo accuserete di essere figlio del consociativismo cattocomunista? “Questo non posso dirlo, la campagna elettorale è tutta da giocare. Vedremo…”. La farete con Rosy Bindi e Mattarella se Buttiglione eviterà la scissione nel Ppi? “Non voglio mettere il naso nelle questioni interne del Ppi ma staremo attenti a fare una alleanza veramente organica con l’ accettazione del programma da parte di tutti”. Anche Bossi lo fece… “Appunto. Spero che questo problema non si porrà”. Tifa per la scissione? “Non voglio mettere in naso nel Ppi. Ci penserà Buttiglione”. Gli darete il doppio turno? “No. Del resto non ce l’ ha chiesto”. Prodi dice che Berlusconi è triste: conferma? “Quando Prodi l’ha chiamato c’era di mezzo il funerale della zia. No, posso garantire che Silvio è pimpante e combattivo come sempre”. Un’ultima domanda: ha parlato a titolo personale o come coordinatore di Forza Italia? “Il coordinatore sono sempre io e credo che manterrò questo ruolo anche in futuro. Comunque le etichette non ci appartengono: preferisco dire che faccio parte della squadra di uno dei due leader in corsa per palazzo Chigi”.
16 febbraio 1995
Enzo Biagi:”Vedo delinearsi qualche ulteriore difficoltà per il mio lavoro. Sulla ‘ Stampa’ in un articolo che ha almeno il titolo rassicurante, ‘ Io sono democratico’ , l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dedica qualche attenzione a questo programma e al suo autore. Dice che io domino l’orario di massimo ascolto su RaiUno con una rubrica in cui si fa qualche deliberata confusione tra fatti e opinioni personali (e questo giudizio – dice sempre l’onorevole Berlusconi – è un puro eufemismo). Che cos’è un eufemismo? E’ alterare l’asprezza di un’espressione con una frase all’apparenza più gentile. Per esempio è un eufemismo dire che ci sono dei politici che non distinguono fra interessi privati e interessi pubblici. Secondo me è un eufemismo dire che una famigliola aveva libretti al portatore per 37 miliardi. Questo mi ricorda la segretaria del compianto onorevole Craxi che teneva nel cassetto 9 miliardi per le piccole spese. L’ onorevole Berlusconi sarà anche unto dal Signore, ma parla a sproposito quando dice che io con Santoro, Blob, Barbato e Chiambretti sono in appalto alle sinistre per realizzare, cito testualmente, ‘ dei contenitori di diffamazioni e insulti’ . Ad esempio abbiamo dimostrato che l’onorevole Berlusconi ha opinioni alternate e variabili”. Poi parte una ‘ scheda’ in cui Berlusconi afferma, a distanza di pochi mesi, prima l’opportunità e poi l’inutilità del voto anticipato, la necessità e la sua contrarietà a un governo a termine. Fra un’affermazione e l’altra scorre l’immagine di un acrobata che fa capriole. Ancora Biagi: “Se l’ onorevole Berlusconi è in grado di provare il mio comportamento scorretto io gli faccio un bel regalo e da domani tolgo il disturbo. Siccome ritengo che non ce la farà, la gente avrà modo di giudicarlo”.
17 febbraio 1995
Sgarbi, presidente della commissione Cultura della Camera:“Esiste in Rai un caso Biagi e va risolto”. Craxi sulla sua ex segretaria:”si tratta di una notizia falsa, già falsamente pubblicata e nuovamente diffusa da Biagi a scopo diffamatorio”. Craxi fa sapere che chiederà una somma a titolo di risarcimento che sarà “devoluta ad iniziative umanitarie in Italia e nel terzo Mondo”. Biagi:la querela deve essere estesa “alla devota segretaria, signora Tomaselli” che “al processo Cusani nell’ udienza del 12 gennaio ’94 ha dichiarato di essere stata titolare di conto corrente bancario” di circa 9 miliardi “ricevuti da Craxi e dalla direzione del Psi”. Sgarbi:“Tutto ciò è inaccettabile e contrario ad ogni regola democratica e di ‘ par condicio’ ” e in un comunicato del suo portavoce “chiede l’ intervento dei vertici della Rai” per quella che ritiene una “quotidiana e sistematica aggressione del giornalista (Biagi) nei confronti di un leader politico, finanziata con i soldi dei contribuenti. Non si può infatti consentire ad un giornalista (Biagi) strapagandolo con un contratto miliardario di usare la tv pubblica per polemiche e attacchi personali contro l’ ex presidente del Consiglio”. Previti: “misura definitivamente colma” dopo “l’esternazione televisiva di Biagi e i commenti di Santoro. Siamo in presenza di personaggi che credono, solo perché la loro faccia è conosciuta grazie alla televisione, di essere assurti al ruolo di grandi giustizieri e di poter conferire patenti di moralità e permessi di accesso alla politica. Altro che ‘ par condicio’, è necessario che questi signori rientrino subito nei ranghi…”. Giovanardi, capogruppo CCD Camera:Biagi è riuscito “a compiere l’impresa straordinaria di concentrare in una manciata di secondi tante mistificazioni, subdole insinuazioni, livorosi e scorretti accostamenti di immagini maliziosamenti montate per offendere Berlusconi, incassando un miliardo dalla tv pubblica”.
1 marzo 1995
Berlusconi:contro Santoro per “non aver accettato come ospite Giulio Tremonti, delegato da noi a partecipare a un dibattito sulla riforma finanziaria”.
15 marzo 1995
Santoro:“QUELLI come me si trovano attualmente in un grosso guaio. Prima di tutto devono vedersela con Berlusconi, il quale mentre predica la libertà più completa chiede la chiusura dei pochi programmi sottratti al suo controllo. Poi devono fronteggiare gli attacchi di tutti coloro i quali ritengono la tivù un mostro furioso e terribile da imbrigliare con infinite catene per impedirgli di nuocere. Infine vengono sbeffeggiati quando invitano a considerare un pericolo mortale per l’industria pubblica e privata della comunicazione la mancanza di concorrenza. In Italia chi ragiona a 360 gradi prende schiaffoni senza soluzione di continuità. Scalfaro non ha torto quando intravede pericoli autoritari; e fa benissimo a mettere in evidenza la sproporzione di mezzi con la quale ci si appresta a gareggiare in campagna elettorale. Difficile competere con chi ha soldi, tv e possiede più degli altri la capacità comunicativa di far arrivare i suoi messaggi alla periferia dell’immaginario. La sterminata curva nord di Stranamore non ama seguire la campagna elettorale nei luoghi deputati ed è pronta a consumare ciò che trova più vicino, più naturalmente organico, alla sua condizione culturale. Dov’è allora il problema e la contraddizione? LE FORZE che denunciano il carattere illiberale di Berlusconi e soci non riescono (e forse non possono) concepire altro che un intervento statale per limitare, impedire, regolare. Si badi bene, non un insieme di buone leggi fatte dal Parlamento e codici di comportamento decisi dalle categorie interessate in autonomia, ma uno stillicidio di catechismi e regolette, un asservimento dell’ informazione ai sacri e inviolabili principi della Tribuna Politica con la messa al bando degli spot. Ho gia detto altre volte che questa potrebbe essere una estrema necessità dei tempi che corrono e che, per realizzare lo scopo, basterebbe rendere più efficace la legge attualmente in vigore. Ma c’è dell’altro che non mi convince. Affermare il primato temporaneo della logica dei partiti (perché ci sono le elezioni) è un conto; ritenere i partiti il tramite indispensabile e unico per affermare la sovranità popolare, come la Costituzione della Prima Repubblica ha previsto e prevede, è un altro conto. Dunque il nostro Presidente rischia in buona fede di apparire non il garante di un mondo in trasformazione ma l’ alfiere principe di un sistema attaccato e messo in discussione anche dalla tv. D’ Alema e Prodi sono d’ accordo? Mi dispiacerebbe pensarlo. ALL’ORIGINE delle attuali storture c’ è proprio il mondo di cui si ha nostalgia, fatto di normative stucchevoli e non di leggi efficaci, di una colossale televisione di Stato che ha giustificato l’ esistenza di un monopolio privato. Scalfaro dice: “Non è solo in gioco l’ informazione… c’è una specie di condanna storica dei partiti”. Ma tra il regime fascista del partito unico e la partitocrazia post-resistenziale ci sono o no forti elementi di continuità? Se i partiti avessero fatto buone leggi, avendo a cuore il carattere liberale dello Stato, Silvio Berlusconi starebbe ancora rifinendo Milano 2. Adesso stiamo attenti a regalare la bandiera del nuovo a chi non fa niente per meritarsela. Il Cavaliere è stato quasi capace di farmi rimpiangere Craxi, non vorrei che riportare la realtà all’ ordine del discorso mi facesse rimpiangere i Telegatti”.
3 aprile 1995
Berlusconi, la proposta di Veltroni – una rete in meno a Rai e Fininvest – ha destato l’ interesse di Fedele Confalonieri e, in un primo momento, anche di Gianfranco Fini… “No. Fini è stato frainteso, come lui stesso ha chiarito. Quanto a Confalonieri, il suo era un discorso di più ampio respiro all’ interno del quale salutava con soddisfazione il fatto che dopo tanti anni un esponente della sinistra accettasse il concetto di toccare anche la Rai. Comunque, al di là delle opinioni personali, il fatto è che qui sta accadendo una cosa gravissima, un’ enormità”. Cioè? “Piano. Prima bisogna ricordare che la Fininvest era il primo gruppo europeo, un’ azienda multimediale in grado di reggere il confronto e la sfida con i grandi gruppi internazionali. Poi con la legge Mammì venne ‘ dimediata’ , cioè dimezzata. Una legge, inaccettabile in uno stato di diritto, fatta ‘ ad personam’ , per diminuire un gruppo imprenditoriale e limitarne lo sviluppo. Legge contraria agli interessi nazionali, ma visto che si usciva da una lunga ‘ vacatio legis’ , da un lungo vuoto legislativo, passi. Ma adesso basta con le invenzioni dei maghi dello statalismo”. I maghi dello statalismo? “Sì, basta con la sinistra democristiana e la sinistra di classe, i comunisti, che vogliono dare un’ altra mazzata agli interessi del Paese per coltivare i propri interessi di parte, di parrocchia. Adesso questi signori arrivano a proporre un’ ulteriore diminuzione dei gruppi televisivi, arrivano a proporre di togliere una rete a Rai e Fininvest per far spazio al Telesogno di due signori bravissimi, Santoro e Costanzo, due anchormen, due ideatori conduttori con i fiocchi. Ma che per fare davvero un polo televisivo sono meno del prezzemolo per fare la minestra”. Bocciata la proposta di ‘ disarmo’ bilaterale, dunque. Ma resta il problema dell’ antitrust. D’Alema e molti altri politici dicono che prima di votare per le politiche occorre risolvere questo problema… “Noi diciamo basta, e io ho il dovere di difendere un’ azienda, la Fininvest, che è patrimonio del Paese. Questi signori stanno giocando sulla pelle di un settore vitale del nostro Paese. L’ antitrust? C’ è la legge Mammì, una legge rigorosa come nessun altro paese europeo ha”. Nessuno, altrove, possiede tre reti. “E non c’è nessun Paese al mondo in cui l’azienda pubblica abbia tre reti con introiti di canone e di pubblicità, introiti doppi rispetto al gruppo privato concorrente. In Francia si può controllare al massimo il 49 per cento di una rete? Ma lì la tv pubblica non è forte come da noi. TF1 ha il 46 per cento di ascolto. E in Germania Kirch controlla cinque o sei reti, attraverso partecipazioni societarie e alleanze varie. E poi con le nuove tecnologie, con la tv del duemila il numero delle reti non conta più, è superato”. E secondo lei quale sarebbe la strada praticabile nel settore televisivo? “Primo, respingere questo sistema di lotta politica che arriva a volere la distruzione delle aziende per eliminare un concorrente politico. Condannato questo come sistema che non ha alcuna parentela con i sistemi democratici, si deve puntare a valorizzare le nostre strutture per far fronte ai giganti stranieri che si stanno preparando al futuro televisivo. Un futuro che è alle porte, la tv interattiva, quella cosidetta ‘ andata e ritorno’ , i satelliti policanali. Loro sono avanti, nella ricerca, nella tecnologia. Noi siamo fermi a beghe legate all’ interesse particolare, all’ interesse di bottega, all’ interesse politico di una ben precisa parte”. Dunque le cose devono restare come sono? “No. Occorre che si faccia una profonda, seria, totale disamina di tutto il sistema delle telecomunicazioni, delle potenzialità di Stet, Telecom, Fininvest e Rai. E studiare un assetto che tenga conto anche dell’ ipotesi di privatizzare la Rai. Poi, senza pratiche esplicite o subdole di esproprio a fini di lotta politica, si deve dar vita a gruppi più attrezzati per diventare protagonisti, per reggere la concorrenza”. Lei propone pertanto di andare a votare senza ridiscutere l’ antitrust? “Certo, c’è già, è la Mammì. E poi c’è la par condicio, una legge bulgara e medievale, che vieta di comunicare attraverso spot e trasmissioni nomi di candidati, programmi, simboli. E la Fininvest si è impegnata a non fare programmi di campagna elettorale”. A proposito di par condicio: Dini dice d’aver avvertito tutti dei suoi contenuti… “No. Lui ci disse che il governo avrebbe varato il provvedimento. Quando vedemmo che cosa conteneva ci dichiarammo subito contrari”. Quando bisognerebbe votare per le politiche? “Ora, il 23, ci saranno le elezioni regionali che avranno però una valenza politica enorme. Se il Polo vincerà, se la gente si schiererà con noi per riavere il diritto democratico a scegliersi un nuovo governo, allora buonsenso vorrebbe che subito dopo si votasse per le politiche”. E i referendum? “Vanno fatti, ci siamo impegnati in tal senso e manterremo la promessa. Se si votasse per le politiche in giugno si potranno tenere in ottobre”. Un’ ultima domanda. Di Pietro si è dimesso da magistrato… “Se entrasse in politica? Sarebbe il benvenuto, è un moderato, un patrimonio per tutto il Paese. Ma lui dice di non volervi entrare. E io gli credo”.
5 aprile 1995
Berlusconi:“Altro che Telesogno, io lo chiamerei Telesoviet!”.
8 aprile 1995
Berlusconi: “Ma se la facciano dal niente, Costanzo e Santoro, la loro tv: perché dovrebbero averla in regalo?”
12 aprile 1995
Santoro, ai suoi giornalisti in attesa di Berlusconi ospite per la prima volta: “Per una volta dimenticate jeans, maglioni e gonne ampie. Meglio giacca e cravatta per gli uomini e tailleur per le donne!”
13 aprile 1995
Arriva Berlusconi in via Teulada! Berlusconi, all’esterno: “Posso salutare un amico? (Ippoliti, ndr)”. I cronisti: “Come si sente nella fossa dei leoni?”. Berlusconi: “Stasera i leoni devono avere paura”. Santoro: “E’ giusto che i leoni abbiano paura stasera”. Santoro, in diretta: “Presidente, io ricordo D’ Alema che…”. Berlusconi: “Sì, Santoro, lei D’Alema lo ricorda sempre, anche di notte”.
Belusconi: “Di Pietro firmò di malavoglia l’ avviso di garanzia contro di me, me l’ ha detto lui”. Gliel’ ha detto lui? “E’ un discorso privato che non posso riferire”.Di Pietro al telefono: “Nessuno mi ha mai obbligato a firmare cose che con condividessi”. Berlusconi: “Posso fare un passo indietro, Dini può essere un buon presidente del Consiglio.” E dopo, Fini? “Presto i tempi per lui saranno maturi. Può darsi che invece di dieci anni ce ne vogliano meno”. Anche se, “mi con…, mi lasci dire che a Palazzo Chigi fa più comodo averci un imprenditore, non un prodotto della politica romana”. Craxi? “Craxi sarà giudicato dalla storia, e non è detto che le cose cattive siano più di quelle buone”. “Sarei la persona più felice del mondo se potessi fare un passo indietro, non sono un uomo di potere, non ho la spinta a fare il presidente del Consiglio a vita. Magari potrei restarmene in gabina di regia”. Un premier tecnico? “Un tecnico a Palazzo Chigi? Sì, sarei favorevole. Dini? E’ un tecnico valido… Io potrei assumermi l’ incombenza di un ruolo di indirizzo, di costruzione…”. Quale sarebbe questo suo ruolo “di costruzione”? Berlusconi: “Ma io posso restare presidente di Forza Italia, coordinatore del Polo… Un ruolo critico e stimolante… Non creda che stare a Palazzo Chigi sia poi così decisivo, il 40-50 per cento del tempo se ne va in cerimonie, ricevimento di capi di Stato, rappresentanza…”. Dini? “L’ ho scelto io. Era nel mio governo, un ottimo ministro del Tesoro. L’ ho proposto io a Scalfaro, che aveva in mente altri…”. Ma lo “invidia per una cosa: ha potuto fare il governo come voleva, scegliendo i ministri in 24 ore”. Bossi? “Sul piano personale non riesce ancora a starmi antipatico… Si è fatto usare in un gioco più grande di lui. Io spero nei voti dei leghisti buoni”. I giudici? “Giudici di ben determinate coloriture politiche… che violano il segreto d’ ufficio, fanno giornalate a fini politici, prendono di mira qualcuno e lo perseguitano. Senza poi arrivare a un rinvio a giudizio”. Berlusconi a trasmissione conclusa: “Peccato, mi hanno interrotto tante volte”.
14 aprile 1995
Previti:“Silvio, che campione! Era felicissimo. Lo stiamo festeggiando perché non era facile uscire vivo da lì. E lo dice uno, cioè io, che pure se l’era cavata bene in quella fossa di leoni. Santoro è un gran provocatore, ma Silvio è stato più bravo…”.
26 aprile 1995
Berlusconi a Barbara Palombelli, presa d’improvviso per la mano:“Guardi che io non mi sono arrabbiato per la trasmissione di Santoro, anzi. Le assicuro che mai, mai, ho detto qualcosa contro di lei. Mi crede?”
29 agosto 1995
Alla festa del matrimonio di Costanzo e De Filippi, Santoro e Rutelli confabulano su degli accordi musicali da suonare, ma interviene Berlusconi scherzando:“Eccoli gli accordi sottobanco della sinistra!”.
4 settembre 1995
Berlusconi, sulla possibilità di un trasferimento di Raitre in Fininvest: “Non me ne occupo, non ho mai detto che sono d’accordo. So che del progetto ne stanno parlando con Confalonieri. Io personalmente non freno e non spingo. Mediaset ha un suo vertice e dei nuovi soci. Decideranno loro in base alle convenienze dell’ azienda”. Ma il fatto di non essere contrario non equivale ad un assenso? “Allora cerchiamo di fare chiarezza. Come imprenditore ed editore io sono sempre stato aperto all’ ecumenicità dei gruppi che gestiscono i media. La tv commerciale ha questa esigenza, che è un’ esigenza di mercato, e non può ridursi a fare una televisione che si rivolga a metà del pubblico”. Ma lei ora è un uomo politico, per di più capo del partito di maggioranza relativa e ricandidato alla presidenza del Consiglio. “E questa vicenda dimostra che una cosa è l’ azienda editoriale, altra cosa sono io. L’ azienda ha la necessità di andare bene, di informare con completezza e di guadagnare. E questo può avvenire soltanto con una linea globale. Se invece dovessi considerare la cosa dal punto del mio interesse politico, allora dovrei dire che non mi va certamente bene…”. Ma potrebbe trattarsi di un colpo d’ immagine, di un’ apertura alla sinistra. Taradash dice che sarebbe una “spartizione scandalosa”. “Follia! Escludo in maniera totale che in questa vicenda vi possano essere stati o esserci in futuro accordi tra la Fininvest e D’Alema e il Pds. Ripeto: la cosa non va certamente nella direzione della mia convenienza politica”.
7 settembre 1995
Vertice tra Confalonieri Costanzo e Santoro. Costanzo:”Dopo tutte le voci che si erano diffuse e dopo l’ incontro con Guglielmi, ho voluto far incontrare Confalonieri con Santoro. Ci saranno presto, forse la prossima settimana, altri incontri ravvicinati, ma i prossimi saranno per ‘ fare’ . Dobbiamo cambiarla questa televisione: così si danneggia il Paese”. Santoro:“Il problema è di strategia di comunicazione: si sta discutendo del futuro della Fininvest. Il mio obiettivo è ricostruire un pezzo della tv che non c’ è per dare un stimolo al Paese. Volevamo fare Telesogno, ma non ci siamo riusciti”. E la vicedirezione del Tg3 e Tempo reale? “Uno spazio asfittico”. Storace al Ministro delle Poste:se va via Santoro “la Rai perde un importante patrimonio informativo”.
8 settembre 1995
Giorgio Gori, direttore di Canale 5, su Telesogno: “Si tratta di inserire un’intera squadra in una struttura già avviata”. Guglielmi, Santoro… “Comunque nessuno dei due è un comunista ortodosso”. Costanzo:“Stamattina mi pare che sia emersa chiaramente la volontà. La mia impressione è che, probabilmente, la cosa si farà: in 14 anni di lavoro in Fininvest ho visto raramente una simile unanimità”.E che cosa probabilmente si farà? “La volontà è di affidare un canale a Guglielmi e Santoro. Con il primo responsabile della rete e il secondo direttore degli spazi informativi. Io avrei un ruolo di partecipazione nella collegialità e poi per iniziative con Michele”. Con che tipo di accordo? Un ‘affitto’ ? Il gruppo di lavoro produrrà un palinsesto che verrà acquistato dalla Fininvest? “No. Quest’ ipotesi mi pare che sia stata scartata ormai da tempo. Sarà un accordo normale”. Cioè con un contratto che legherà Santoro e Guglielmi alla Fininvest? “Sì, questa è la strada. Ho sentito escludere in maniera categorica l’ altra ipotesi”. Qual è la rete? “Retequattro”. E lei passerà a Retequattro? “No, io resto dove sono, con delle incursioni, delle collaborazioni per l’ informazione nella nuova rete”. Si è già parlato di che televisione farete? “Io e Santoro potremo passare a mettere in pratica alcuni pezzi di Telesogno, su questo c’è disponibilità”. Se la prossima settimana si passasse ad una fase operativa, quanto aspetteranno i telespettatori per vedere in tv i nuovi programmi? “Credo che ci saranno due fasi: una che potrà partire già nei prossimi mesi con le prime cose realizzabili. Mentre il resto del palinsesto partirebbe all’inizio della prossima stagione, da settembre del 1996. Le reti non nascono dal nulla. Un palinsesto va studiato insieme ai responsabili dell’azienda”. Il palinsesto di ‘ Telesogno’ che avete progettato con Santoro è anche sul tavolo della presidente della Rai, Moratti. Intorno a quelle idee si potrebbe aprire anche una trattativa con la Rai… Ci sarà anche Costanzo a Viale Mazzini la prossima volta che Santoro incontrerà Letizia Moratti? “Ho sempre avuto ottimi rapporti con la Moratti. Se ci sarà occasione di incontrarla lo farò volentieri. E del resto Telesogno è un progetto che io e Michele abbiamo pensato insieme”. Sarà quel progetto la base di partenza dell’ operazione Fininvest? “No. Quel progetto non può essere trasferito pari pari, vedremo quali parti saranno applicabili”. Da dove comincerete, l’ avrete già chiaro, però. “Si può già immaginare che la mattina sarà dedicata alle donne, che sono già il pubblico di Retequattro. Mentre dal pomeriggio in poi il pubblico è tutto da inventare e da conquistare. Ma a questo punto sto parlando a titolo personale”. Gori, il direttore di Canale 5, parla di un’ operazione che può portare un “arricchiamento politico” alla Fininvest… “Io dico che è un arricchimento di cultura e che quando più culture si uniscono fa sempre bene”. Lei conosce l’opinione di Berlusconi su questa ‘ unione di culture’ ? “So che Berlusconi ha sempre parlato molto bene di Santoro. E l’ ultima volta è stato proprio al mio matrimonio”.
10 settembre 1995
Storace: “Voglio un vertice del Polo sul ‘caso Santoro’, o si assume una posizione chiara alla commissione Napolitano, oppure la proposta la faccio io: articolo unico di riforma della legge Mammì, che stabilisca che i privati non possono possedere tre reti, ma solo due…. Se Berlusconi vuole un accordo con la sinistra, faccia pure. Ma allora ribadisco la mia provocazione: rinunci a una rete, quella per Santoro, appunto”.
19 settembre 1995
Pier Silvio Berlusconi, le dispiace che non siano stati presi in Fininvest due energie nuove come Santoro e Guglielmi? “Di Guglielmi non saprei dire molto, non lo conosco bene. Per Santoro, sì, mi dispiace: sarebbe stata una risorsa molto importante”.
20 settembre 1995
Dell’Utri:“M’è dispiaciuto non aver avuto Santoro o Guglielmi: avrebbero innovato la nostra cultura, portato aria nuova, provocato un confronto tra idee e culture diverse”. E ora? “Valorizzeremo risorse che già abbiamo, come Antonio Ricci. Cercheremo di recuperare risorse che abbiamo perso come Gaspare e Zuzzurro. La satira è di sinistra? Ci farà bene, se intelligente…”.
23 ottobre 1995
Santoro esprime riconoscenza verso il presidente Rai Letizia Moratti che gli ha proposto di dirigere il Tg3, è invece critico verso il direttore generale della Rai.:“All’inizio Minicucci aveva delle perplessità, ma non sulla mia nomina al Tg3: era preoccupato di non dilatare il mio ruolo oltre Tempo reale”. Può esserci stata una interferenza di Silvio Berlusconi? “Non ho le prove per dirlo, ma a naso dico che è possibile”. “Se non lo facessi, io e i miei non saremmo nessuno, dovremmo tornare a prendere le tessere di partito”. Anche perchè “non esistono i buoni e i cattivi”, la Fininvest è pur sempre “l’altra parte della Tv italiana”.
29 novembre 1995
Berlusconi: “Sono pronto a lasciare tutto…. Sono pronto a lasciare la guida del Polo, la Camera e la vita politica, se verrà dimostrato un rapporto mio o della Fininvest o di una società del gruppo, col signor Bettino Craxi diverso da quello della pura amicizia!”. “Non ho ancora deciso se andare di persona da Michele Santoro o fargli una telefonata. Ma sarà comunque una bella sorpresa per tutti…”. Non telefonò mai.
13 gennaio 1996
Michele Santoro in un’intervista rilasciata a l’Unità afferma: “Con il rafforzamento di RaiUno a scapito delle altre reti si è arrivati ad una televisione monoculturale di solo varietà”. E aggiunge: “Poi si parla delle quote europee per la difesa della fiction, ma cosa significa tutto questo se l’ unica preoccupazione è programmare su RaiUno cinque varietà settimanali solo nel prime time?”. Infine:“Baudo fa genocidio culturale”.
18 gennaio 1996
Brando Giordani, direttore di Raiuno:“Anche se al posto della Carrà il giovedì sera ci fosse il monoscopio, chi assicura a Santoro che il pubblico guarderebbe Tempo Reale? Forse si sintonizzerebbe sui programmi Fininvest. E poi, parliamoci chiaro: quando decidemmo di mettere la Carrà il giovedì, Santoro stava ancora decidendo se andare da Berlusconi o restare in Rai. A parte la mancanza di stile in questa polemica c’ è malafede. Ci accusano di programmare quattro varietà a settimana quando sanno che siamo stati costretti, perché i magazzini erano vuoti. Tra poco i varietà non saranno più quattro, ma due. In uno stadio in cui Rai e Fininvest si contendono l’ audience, i più accaniti nemici sono quelli della nostra squadra. I nostri avversari interni non possono pretendere di essere amati per decreto prefettizio. Stimo Santoro ma non posso augurarmi, per fargli piacere, che le nostre trasmissioni vadano male. E poi bisogna mettersi d’ accordo anche sul significato del genere ‘ varietà’ , perché, diciamola tutta, esistono programmi di politica che non sono neanche varietà, ma avanspettacolo”.
Pippo Baudo:“Non chiediamo medaglie ma nemmeno pernacchi. Un punto di share in più l’anno significa 50 miliardi: i soldi che arrivano dagli sponsor dei nostri varietà vanno a finire nella cassa comune che finanzia anche Santoro, che con gli sponsor non si vuol sporcare, li lascia a noi, ‘ buffoni di corte’ . Avere tre reti significa soddisfare tre fasce di pubblico diverse: RaiUno è generalista, RaiDue deve avere una connotazione stilistica e se non ce l’ ha, è colpa di chi la dirige, RaiTre ha avuto momenti gloriosi che purtroppo non ha più. Chi non sa fare piatti appetitosi non deve obbligare il ristorante accanto a chiudere, o a fare piatti scadenti. Onestamente questa querelle mi sembra capziosa… se dovessi sospettare che dietro c’ è dell’ invidia, diventerebbe anche un po’ squallida. Quanto al direttore di Canale 5 Giorgio Gori, è chiaro che si affanna a dire che dobbiamo fare servizio pubblico, magari mandando in onda solo documentari su animali estinti, perché in questo momento è perdente”.
Santoro:“Le affermazioni di Pippo Baudo sono esilaranti, forse perché le fa nella sua veste di buffone di corte. Non solo i miliardi degli sponsor ma anche quelli provenienti dal canone vengono impiegati nei varietà. Direi che è molto più probabile che i proventi del nostro lavoro finiscano in Sanremo piuttosto che il contrario. Fatta in questa maniera la polemica è suicida, non abbiamo mai detto che non bisogna programmare varietà, ma che il servizio pubblico non può produrre solo varietà”.
22 gennaio 1996
Michele Santoro, sull’improvviso licenziamento di Sandro Curzi dalla direzione di TMC news: “Telemontecarlo e Videomusic non sono il terzo polo televisivo. Non sono Telesogno. E Cecchi Gori, in quanto parlamentare, così come Berlusconi, non può gestire televisioni. Speriamo che D’Alema e Prodi ora si sveglino”.
23 gennaio 1996
Francesco Storace, su un’improvvisa voglia di AN:Alla Rai si sono avvicinati tutti, ma i nomi non li faccio, siamo diventati perfino i difensori dei giornalisti di sinistra, quelli bravi. Da Michele Santoro, che l’ ha raccontato alla Stampa, a Lucia Annunziata, passando per il mio amico Sandro Curzi. Chi è vittima di un’ ingiustizia, sa che noi possiamo intervenire: Gianfranco ha telefonato di persona alla Moratti, per impedire il siluramento di Clemente Mimun, io ho difeso Tempo reale e la fascia oraria dell’ Annunziata, è brava, è giusto che resti lì… Anche Letizia Moratti, che ora è in freddo con Berlusconi, sa che può contare su di noi… So che le sorelle Carlucci ci considerano con amicizia. A me non interessa per chi voteranno tutti questi, io investo un capitale…”.
28 gennaio 1996
Michele Santoro scrive a Repubblica:
CONTROLUCE La tv tra varietà e cultura
SOTTO LA DITTATURA DI PIPPO BAUDO…

DA QUALCHE tempo ho lanciato un allarme su quanto sta accadendo nella nostra televisione. Ho usato un’ espressione forte, “genocidio culturale”, per dire che si sta procedendo nella distruzione sistematica dei pubblici venutisi a formare negli Anni 80, quando più forte e più vera è stata la concorrenza tra Rai e Fininvest. Oggi la Fininvest non è più in grado di competere seriamente con la Rai, i suoi risultati di ascolto sono immensamente inferiori, e il suo gruppo dirigente sembra paralizzato dalla perdita di un timoniere come Berlusconi e dal progressivo restringimento delle risorse disponibili. Il servizio pubblico, che dovrebbe produrre ciò che il mercato non produce, potrebbe approfittare di questa circostanza per alimentare la ricerca e l’ innovazione, oltre che per investire in produzioni strategiche come i film e i documentari. Invece la Rai si dedica in pratica a un monogenere, il varietà usa e getta, concentrando il meglio delle sue professionalità e il grosso dei proventi del canone su una linea continua di show commerciali collocati in massima parte su RaiUno. Questo eccesso di offerta sta modificando profondamente le abitudini al consumo e crea un superpubblico sanremese permanente, confinando nel ghetto dei target limitati i programmi informativi e di approfondimento. Siamo ritornati in maniera strisciante e silenziosa alla televisione bernabeiana ma senza l’ attenzione che allora si poneva all’ innovazione tecnologica e a produrre un’ offerta variegata nei generi. In questa situazione è assai difficile che nascano nuovi talenti, ed è sempre più frequente che interi segmenti produttivi vengano messi ai margini o smettano di lavorare. E’ la dittatura del varietà e l’ impoverimento dell’ industria culturale del Paese e dei mestieri della cultura. Nessuno vuole disconoscere le qualità di Pippo Baudo e compagni ma esse devono convivere con gli altri generi televisivi e non lavorare per l’ annientamento della televisione possibile. Dal momento che non c’ è nessun sorpasso Fininvest alla porta, non c’ è nemmeno più bisogno di sprecare miliardi per offrire le stesse polpette agli spettatori in salse leggermente diverse. I dirigenti di RaiUno assomigliano a quegli scimmioni che urlano e si battono il petto dopo aver annientato i nemici; ma non è stata la loro potenza muscolare a mettere in ginocchio RaiTre e RaiDue. Sono stati i partiti che hanno voluto l’ omologazione del servizio pubblico, impedendo alle reti “minori” di avere un profilo coerente. Quindi imbroglia chi lascia intendere che io pretenda che la sera in cui viene trasmesso “Temporeale” la Rai mandi in onda il monoscopio. Anche perché contro “Temporeale” è stato sempre programmato “di tutto, di più”. Semmai è Pippo che non regge la concorrenza del maresciallo Rocca. Qual è la conseguenza di questa politica “culturale”? La Fininvest, incapace di contrastare lo strapotere dei varietà, si è trasformata in un complemento della Rai; ma la Rai, a sua volta, all’ apice della sua vittoria, si è ridotta ad un complemento culturale della Fininvest. I giornali seguono il dibattito con troppo distacco perché hanno sempre guardato con simpatia alla fine della Tv realtà, che giudicano incline al disordine e radicalmente alternativa alle geometrie delle loro colonne. Inoltre il “monogenere frivolo” ha attaccato come un virus le loro pagine. Si è così stabilito un compromesso tra i gruppi produttivi del varietà, gli intellettuali del linguaggio scritto e i partiti che vogliono mantenere la Tv sotto il loro stretto controllo. Non c’ è qualità senza diversità e la Tv non può svilupparsi se non esiste almeno una fabbrica della cultura, un pezzo del sistema che sia in grado di influenzare gli altri pezzi con la sua ricerca. Il cambiamento si è chiamato in questi anni prima Fininvest, poi Terza Rete e si sarebbe dovuto chiamare Telesogno. Ma si è preferito che Cecchi Gori impedisse il tentativo di Costanzo e Santoro di dar vita a un polo autonomo, dove anche gli artisti e i giornalisti si costituissero come produttori associati. Come al solito la sinistra ha tirato indietro il piede; così ha fatto nei referendum che prima stupidamente ha voluto e poi non ha combattuto. Di questi referendum, tuttavia, resta il risultato della vittoria del sì alla privatizzazione della Rai. Potrebbe essere questa la leva per rilanciare un’ idea di cambiamento. Ma chi dovrebbe impugnarla? Berlusconi è troppo impegnato a trovare la strada per salvare la Fininvest; Prodi ha paura di contraddire i suoi alleati che sperano di tornare ad avere la loro fetta di Rai; e i giornali seguono con apprensione l’ ultima baruffa tra Valeria Marini e Pamela Prati. Amen.

1 febbraio 1996

I palinsesti Rai sono impazziti e a beneficiarne sono solo i tre canali di Berlusconi. Santoro:”E questo è il risultato della moltiplicazione di direttori. Siamo tutti vassalli e valvassori che finiscono per occupare un territorio e gestire solo il loro spazio di interesse. Bisogna cambiare: non si può essere direttori artistici e conduttori come Baudo. E neanche direttori e conduttori come nel mio caso. Un canale deve avere un’ identità culturale e editoriale”.

11 febbraio 1996

Pippo Baudo:“Io penso che Giovanni Minoli e Michele Santoro siano in buona fede: mi attaccano perché vedono una contrapposizione tra il varietà e l’ intrattenimento giornalistico. Ma io devo ricordare ancora una volta che io e Brando Giordani siamo stati obbligati a puntare sul varietà: RaiUno non aveva film né fiction. Un anno e mezzo fa, la presidente Letizia Moratti mi propose pure la direzione della rete, ma io rifiutai dicendole: ‘ Non posso fare il direttore di me stesso’ . Dico questo anche per tranquillizzare quelli che temono la mia discesa in campo per le poltrone dei futuri vertici: si scannino pure tra di loro, quelle lucide poltrone non mi attirano. Io vorrei solo continuare a fare il mio mestiere. Sì, mi piace lavorare, lavoro tanto e con entusiasmo, porto alla Rai la vittoria degli indici Auditel e miliardi in pubblicità. Ma se la vittoria si traduce in lapidazione allora mi ritiro: potrei fare altro, del teatro ad esempio”.

22 febbraio 1996

Tutti contro Baudo per la sua onnipresenza. E Santoro rincara:“Partecipiamo al dolore di Pippo Baudo che sta scoprendo che non tutti gli italiani vogliono la stessa zuppa. Ritengo Sanremo una importante kermesse canora; tuttavia non dovrebbe occupare il palinsesto televisivo tutto l’ anno con un unico conduttore che è anche direttore artistico e selezionatore delle canzoni”.

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